Cisgiordania, la polveriera torna a esplodere tra incursioni israeliane e violenze dei coloni

Cisgiordania, la polveriera torna a esplodere tra incursioni israeliane e violenze dei coloni. Gli attivisti documentano blitz e raid

Cisgiordania, la polveriera torna a esplodere tra incursioni israeliane e violenze dei coloni

La Cisgiordania è una polveriera pronta a esplodere da un momento all’altro. Nell’enclave palestinese proseguono ormai da mesi, con cadenza quasi quotidiana, gli episodi di violenza contro i residenti da parte dei coloni e anche gli scontri con le forze di sicurezza israeliane. Un’emergenza che non fa eccezione neanche oggi, quando si registra un’incursione dell’esercito israeliano (IDF) nel campo profughi di Balata, a est di Nablus, in Cisgiordania.

Un blitz durante il quale, secondo quanto riferito dall’agenzia Tasnim, è stato arrestato un giovane dopo che i militari hanno fatto irruzione nella sua abitazione. Le operazioni delle forze israeliane, come riporta il Times of Israel, hanno preso di mira anche gli avamposti israeliani: le forze di sicurezza stanno infatti procedendo all’evacuazione di due avamposti insediativi illegali nella Cisgiordania centrale e settentrionale.

A raccontare quanto accaduto al quotidiano sono gli stessi coloni, secondo i quali le forze di sicurezza hanno usato una “violenza senza precedenti” durante gli sgomberi, anche attraverso l’utilizzo di spray al peperoncino e la minaccia di usare pistole Taser contro i coloni e i manifestanti presenti sul posto. I coloni affermano inoltre che diversi residenti e attivisti sono rimasti feriti. Si tratta, è bene precisarlo, di accuse provenienti dagli stessi coloni e non immediatamente confermate dalle autorità israeliane: il Times of Israel riferisce infatti che l’Amministrazione civile non aveva ancora risposto a una richiesta di commento.

Sempre secondo il Times of Israel, gli avamposti in fase di evacuazione sono quello agricolo di Netzah Shmuel, nella regione di Benjamin, nella Cisgiordania centrale, e l’avamposto agricolo illegale di Ora Yisrael, che ospita due famiglie e diversi giovani nella regione di Samaria, nel nord della Cisgiordania. Il quotidiano ricorda inoltre che durante i quattro anni di mandato dell’attuale governo israeliano sono stati creati oltre 200 avamposti insediativi illegali in Cisgiordania.

La Cisgiordania ribolle

Ma, di pari passo con le operazioni dell’esercito e delle forze di sicurezza israeliane, proseguono anche le violenze dei coloni in tutta l’area. Nelle ultime ore, sempre secondo quanto riferito dall’ANSA, coloni israeliani estremisti hanno attaccato abitazioni palestinesi a Wadi Rahim e Wadi Juhaysh, a sud di Susya, nel governatorato di Hebron, lanciando pietre, incendiando veicoli e sparando in aria con armi da fuoco.

A raccontarlo su X sono gli attivisti israeliani presenti sul posto, che da tempo documentano le azioni dei coloni. Stando al loro racconto, l’attacco sarebbe partito da un avamposto istituito nell’Area B della Cisgiordania, dove, secondo gli accordi di Oslo, l’Autorità nazionale palestinese esercita il controllo civile, mentre la sicurezza è affidata a competenze condivise. L’avamposto era stato recentemente demolito, ma da allora sarebbe stato ricostruito e ampliato.

Nell’area, i coloni avrebbero inoltre piazzato la notte scorsa una struttura che blocca la strada di accesso alla casa di una famiglia palestinese e che, secondo gli attivisti, potrebbe preludere a un assedio dell’abitazione.

Proprio per la delicatezza della situazione e a seguito delle pressioni internazionali, il mese scorso l’esercito israeliano ha emesso un ordine di chiusura dell’area. Secondo gli abitanti e gli attivisti, tuttavia, l’ordine non viene fatto rispettare e gli estremisti continuano a rimanere nell’avamposto.