Israele, il 7 ottobre torna a fare paura: Netanyahu alza i toni mentre la Cisgiordania brucia

Israele teme attacchi di Hamas durante il terzo anniversario degli attacchi di Hamas. E Netanyahu li avverte: "Se ci toccate, sono guai"

Israele, il 7 ottobre torna a fare paura: Netanyahu alza i toni mentre la Cisgiordania brucia

Si respira aria pesante in Israele, dove oggi ricorre il terzo anniversario dell’attacco di Hamas, costato la vita ad almeno 1.200 civili e militari israeliani. Una ricorrenza che cade in un momento particolarmente teso, con il governo di Benjamin Netanyahu alle prese con un vistoso calo dei consensi e che sente il peso delle elezioni politiche di fine mese, e la popolazione israeliana che teme nuove azioni sconsiderate da parte dei terroristi.

Lo sa bene l’amministrazione Netanyahu che, proprio da queste paure, sembra voler trarre beneficio, rispolverando la minaccia di Hamas e minacciando in lungo e in largo tutti gli attori ostili in Medio Oriente, tra cui l’Iran e Hezbollah in Libano.

Timori e minacce

Al momento, e malgrado nell’area permanga una surreale tregua, durante la quale ormai da mesi gli attacchi più rilevanti continuano a essere quelli dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza, in Libano e in Siria, gli israeliani continuano a chiedere più sicurezza alla politica. Una richiesta sacrosanta, ma che sembra scontrarsi con una realtà nella quale, fortunatamente, Hamas appare fortemente indebolito.

Uno scenario in cui sarebbe opportuno tenere bassi i toni, ma così non è. Soltanto ieri, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha annunciato di aver ordinato all’esercito di “aumentare il proprio livello di preparazione ed essere pronto a qualsiasi possibile scenario a Gaza”, in vista del terzo anniversario dell’offensiva di Hamas. In particolare, il fedelissimo di Bibi ha citato “informazioni di intelligence secondo cui Hamas intende tentare di compiere incursioni e attacchi contro le nostre forze a Gaza quel giorno”.

Un’eventualità che Katz promette di affrontare di petto, spiegando che, se le forze israeliane dovessero essere colpite, “Hamas e la popolazione di Gaza pagheranno un prezzo molto alto, ben oltre ogni proporzione”. Parole a cui hanno fatto seguito quelle di Netanyahu, secondo cui “poiché Hamas è estremamente debole, cercherà di sfidarci con i resti delle sue forze prima delle elezioni, nel tentativo di influenzarne l’esito: siamo pronti ad affrontarlo”. Difficile dire quanto queste minacce siano concrete, ma la speranza, è bene ribadirlo, è che questa ricorrenza possa filare liscia e senza incidenti.

Nessuno dovrebbe avere interesse a vedere ripetersi una tragedia come quella del 7 ottobre: nuovi attentati contro civili israeliani sarebbero un dramma per Israele e rischierebbero soltanto di alimentare ulteriormente una spirale di violenza che ha già provocato troppe vittime. È tempo che Israele, i palestinesi e tutto il resto del Medio Oriente possano tornare a una pacifica convivenza.

La Cisgiordania brucia

Quel che preoccupa, però, è che la situazione in Cisgiordania stia precipitando. Nell’enclave palestinese proseguono ormai da mesi, con cadenza quasi quotidiana, gli episodi di violenza contro i residenti da parte dei coloni, così come gli scontri con le forze di sicurezza israeliane. Ieri c’è stata un’incursione dell’esercito israeliano (IDF) nel campo profughi di Balata, a est di Nablus, durante la quale, secondo l’agenzia Tasnim, è stato arrestato un giovane. Operazioni delle forze israeliane che, come riporta il Times of Israel, hanno preso di mira anche gli avamposti israeliani, con gli agenti che stanno procedendo all’evacuazione di due avamposti illegali in Cisgiordania.

Qui la situazione è stata a dir poco tesa, con i coloni che hanno raccontato che le forze di sicurezza hanno usato una “violenza senza precedenti” durante gli sgomberi, anche attraverso l’utilizzo di spray al peperoncino e la minaccia di usare pistole Taser contro di loro. Ma, di pari passo con le operazioni delle forze di sicurezza israeliane, proseguono anche le violenze dei coloni in tutta la Cisgiordania.

Katz avverte l’Anp: “Siamo pronti a dichiararvi guerra”

Nelle ultime ore, secondo quanto riferito dall’ANSA, coloni israeliani estremisti hanno attaccato abitazioni palestinesi a Wadi Rahim e Wadi Juhaysh, a sud di Susya, nel governatorato di Hebron, lanciando pietre, incendiando veicoli e sparando in aria con armi da fuoco. A raccontarlo su X sono gli attivisti israeliani presenti sul posto, che da tempo documentano le azioni dei coloni. Insomma, episodi nei quali a pagare il prezzo più alto sono ancora una volta i palestinesi.

Peccato che il ministro Katz abbia ribaltato la situazione e abbia dichiarato ai cronisti che “l’Idf si sta preparando a uno scenario in cui le forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese (Ap) e l’organizzazione Tanzim, a essa affiliata, rivolgano le armi contro i coloni e le truppe israeliane” in Cisgiordania e lungo i confini. Se questo scenario da incubo dovesse verificarsi, “verrebbe dichiarata guerra all’Autorità Palestinese e l’Idf lancerebbe un’offensiva su vasta scala, secondo un piano dettagliato formulato e approvato dal primo ministro Netanyahu e dal sottoscritto”.