Prime fiducie sulla legge elettorale. Ma è rissa in maggioranza sul voto anticipato

Sono arrivate le fiducie ai primi due articoli della legge elettorale. Ma in maggioranza volano stracci sull'ipotesi del voto anticipato

Prime fiducie sulla legge elettorale. Ma è rissa in maggioranza sul voto anticipato

L’aula della Camera ha approvato – con 226 sì e 147 no e 3 astenuti – la fiducia, chiesta dal governo, sull’articolo 1 della legge elettorale. Dopo le dichiarazioni di voto, è arrivato il via libera anche alla seconda fiducia posta dall’esecutivo sull’articolo 2. I voti a favore sono stati 227, i contrari 149 e 3 gli astenuti. L’articolo, tra le altre cose, contiene le modifiche al testo apportate dal Senato in materia di preferenze per quanto riguarda Palazzo Madama. La terza ed ultima fiducia, sull’articolo 3, sarà votata oggi. Poi domani la votazione finale a scrutinio segreto, per cui sono stati precettati tutti i deputati, compresi ministri e sottosegretari.

Prime fiducie sulla legge elettorale. Ma è rissa in maggioranza sul voto anticipato

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha minacciato il ricorso immediato alle urne qualora la legge non dovesse passare. Resta comunque la questione del voto anticipato e l’accorpamento con le Comunali. A rilanciare il tema è stato Lucio Malan. “La scadenza è cinque anni – ha detto il capogruppo al Senato di FdI -, abbiamo votato a settembre e quindi si potrebbe rivotare a settembre. Il difetto per il voto a settembre è che hai poco tempo per la campagna elettorale, e poi c’è da fare la legge di Bilancio che è molto delicata come cosa. Per cui, potrebbe esserci l’esigenza di votare a maggio e potrebbe avere un senso votare insieme alle Comunali”.

La tentazione

Il ragionamento tradisce una tentazione della stessa premier. Votando con il Melonellum, se nessuna delle coalizioni raggiungesse il 42% che vale il premio di maggioranza, potrebbero servire tempi lunghi per la formazione di un governo. E se capitasse in autunno comporterebbe rischi in chiave Manovra. Inoltre, se le Politiche si tenessero dopo le Amministrative il centrodestra potrebbe pagare lo scotto di un traino negativo, e d’altro canto un election day potrebbe portare effetti positivi nei grandi capoluoghi dove al momento le previsioni non sono ottimistiche.

Richiesta respinta

Ma Forza Italia e Lega insistono per votare il più tardi possibile. Tanto che Malan ha dovuto ritrattare: “Per quanto ci riguarda la legislatura va fino in fondo e cioè fino all’autunno del 2027, ferme restando le prerogative del Capo dello Stato”. Ha tagliato corto il leader di Forza Italia e vicepremier Antonio Tajani: “Noi siamo favorevoli ad arrivare alla fine della legislatura”. E anche la Lega:”Crediamo che solo dopo aver concluso l’iter sull’autonomia differenziata, si possano fare ipotesi di elezioni anticipate. Non prima”, ha detto il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo.

Intanto le opposizioni accusano il governo di voler andare avanti con una legge elettorale palesemente incostituzionale. E secondo gli esperti potrebbe arrivare già a partire dal mese di febbraio un’eventuale pronuncia della Corte costituzionale sui ricorsi annunciati contro la riforma. I ricorsi “in via di redazione” da parte della Rete che riunisce organizzazioni, associazioni, comitati di costituzionalisti, giornalisti, avvocati e cittadini dovrebbero essere presentati in una trentina di Tribunali civili italiani. Saranno depositati appena la legge entrerà in vigore, ossia quindici giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. In sostanza, i firmatari chiederanno l’accertamento di una lesione del diritto di voto legato alla riforma.

I tempi della Consulta

Una volta depositato il ricorso, i tribunali dovrebbero adottare un procedimento semplificato con cui si prevede che il giudice possa fissare l’udienza dopo 40 giorni per ascoltare le ragioni del ricorso. A quel punto si riserverà di decidere e, se lo riterrà, emetterà un’ordinanza in cui solleva una questione di legittimità costituzione davanti alla Consulta. L’ordinanza dovrà poi essere notificata alle parti interessare – a partire dal presidente del Consiglio dei ministri – ed entro 20 giorni dalla notifica il presidente della Consulta potrebbe già fissare l’udienza nei successivi 20 giorni.

L’obiettivo “è che la pronuncia della Corte arrivi nei tempi utili” per le elezioni, ha detto il coordinatore della Rete contro la riforma della legge elettorale Roberto Zaccaria, spiegando che i ricorsi sono “in via di redazione” e saranno pronti per essere depositati nei tribunali non appena entrerà in vigore la riforma.