Christa Pike è viva: la detenuta si è svegliata dopo due iniezioni letali

Christa Pike è viva: la detenuta si è svegliata dopo due iniezioni letali

Christa Pike è viva: la detenuta si è svegliata dopo due iniezioni letali

Christa Pike ha ripreso coscienza. La detenuta del Tennessee, sopravvissuta mercoledì scorso a un tentativo di esecuzione capitale con due dosi di pentobarbital, si è svegliata ed è in grado di parlare. A riportare la notizia è il Washington Post, che cita i legali della donna, condannata a morte per l’omicidio della diciannovenne Colleen Slemmer, avvenuto nel 1995. Secondo il team di avvocati, Pike resta ricoverata e sottoposta a cure mediche intensive, ma la prognosi non è ancora chiara.

Secondo quanto riporta RaiNews, il quadro clinico complicato è stato confermato dal dottor Joel Zivot, anestesista e consulente della difesa, il quale ha precisato che, pur essendoci segnali incoraggianti, la paziente non è fuori pericolo e potrebbero volerci settimane o mesi per valutare le reali conseguenze dell’accaduto e l’eventuale recupero delle sue capacità mentali.

Le dichiarazioni dei legali della detenuta

Come si legge sul quotidiano statunitense, i legali Randy Spivey, Kelly Gleason, Stephen Ferrell e Luke Ihnen fanno sapere che il recupero della donna è “senza precedenti dal punto di vista medico” e che, “come minimo”, si aspettano una lunga convalescenza. Proprio alla luce di quanto accaduto e delle difficili condizioni di salute di Pike, i suoi avvocati si sono rivolti al tribunale per ottenere la conservazione di tutte le prove relative al fallito tentativo di esecuzione, inclusi i lotti dei farmaci e i registri interni. I legali sono inoltre tornati a chiedere al governatore del Tennessee, Bill Lee, di commutare la condanna a morte in ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.

Un’istanza di clemenza che era già stata presentata nei giorni precedenti all’esecuzione e che Lee aveva respinto. La situazione, però, potrebbe cambiare. Dopo il fallimento dell’iniezione letale, infatti, il governatore ha sospeso tutte le esecuzioni nello Stato fino alla fine dell’anno e ha ordinato una revisione indipendente delle procedure, finite al centro di un acceso dibattito pubblico.

Che cosa potrebbe succedere ora?

La domanda che tutti si fanno è cosa potrebbe accadere alla detenuta. È difficile fare un pronostico, anche perché il caso è destinato a essere nuovamente esaminato sul piano giudiziario.

Negli Stati Uniti si è già aperto un dibattito sulle conseguenze legali di un eventuale secondo tentativo di esecuzione. Gli avvocati di Pike sostengono che quanto accaduto abbia sottoposto la donna a un trattamento crudele e inusitato, richiamando le garanzie previste dall’Ottavo Emendamento della Costituzione statunitense. Resta invece da capire quale sarà l’orientamento dei tribunali sulla possibilità di procedere nuovamente all’esecuzione della condanna.

La situazione potrebbe inoltre complicarsi ulteriormente se, proprio a causa del fallito tentativo di esecuzione, Pike dovesse aver riportato conseguenze neurologiche permanenti. Al momento, tuttavia, la prognosi resta incerta e saranno necessari ulteriori accertamenti medici.

Proprio per questo non è da escludere che possa tornare al centro del dibattito la richiesta di clemenza per la donna, che da decenni si trova nel braccio della morte.

La cronistoria dell’esecuzione fallita di Pike

Quel che è certo è che l’esecuzione, inizialmente prevista alle 10 del mattino, ora locale, di mercoledì 30 settembre, è partita subito con il piede sbagliato. Quel giorno, infatti, la pena era stata sospesa poco prima dell’iniezione letale da una corte federale d’appello, che aveva chiesto tempo per esaminare un nuovo ricorso della difesa. Di fronte a questa decisione, il Tennessee si è appellato alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che nel giro di poche ore ha annullato lo stop e autorizzato lo Stato a procedere.

A quel punto, superati gli ostacoli legali, l’esecuzione della pena capitale è iniziata all’interno del carcere di massima sicurezza Riverbend Maximum Security Institution di Nashville. Qui, davanti ai giornalisti ammessi come testimoni, Pike è stata sottoposta alla procedura con il pentobarbital. Alle 19.27 risultava ancora cosciente. Davanti agli increduli cronisti, la donna ha perfino sollevato la testa per chiedere agli operatori se fosse normale sentire dolore al braccio.

Un’ora di agonia

Dopo la prima dose, Pike non era deceduta e, secondo il protocollo, è stata somministrata una seconda dose di pentobarbital. Nonostante ciò, la donna ha continuato a respirare e per oltre un’ora sono stati uditi rumori simili a russare provenire dalla camera dell’esecuzione. La procedura si è quindi trasformata in un caso senza precedenti, con Pike che è stata successivamente trasferita in ospedale in ambulanza.

Nei giorni successivi i suoi avvocati hanno riferito che la donna era stata intubata e mantenuta incosciente e che aveva riportato gravi lesioni alle braccia, descritte come gonfiore, ustioni e vesciche. Ora, però, dopo diversi giorni di ricovero, Pike ha ripreso coscienza ed è in grado di parlare.

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