Cause bavaglio, perfino la Bulgaria batte l’Italia: recepita oltre il minimo previsto la direttiva Ue anti-Slapp sulle liti temerarie

Sofia vota la tutela per tutti, Roma la riserva alle cause transfrontaliere: per CASE Italia resta scoperto oltre il 90% dei casi

Cause bavaglio, perfino la Bulgaria batte l’Italia: recepita oltre il minimo previsto la direttiva Ue anti-Slapp sulle liti temerarie

Settantunesima su 180 nell’indice della libertà di stampa di Reporter senza frontiere (RSF), la Bulgaria è il Paese dove un cronista di Burgas ha ricevuto dieci cause per diffamazione dello stesso imprenditore in due giorni lavorativi e si è visto congelare i conti, come ha denunciato RSF ad aprile.

Eppure è stata proprio la Bulgaria, il 30 settembre, a votare la legge contro le cause bavaglio (le Slapp, azioni legali strategiche contro la partecipazione pubblica) estendendo la tutela alle cause tutte interne e ai processi già in corso, oltre il minimo della direttiva. Stava nell’elenco dei 14 Stati messi in mora dalla Commissione europea il 15 luglio. Ha risposto con una legge. L’Italia, nello stesso elenco, ha risposto con un decreto che chiede il passaporto al querelante.

Cause bavaglio, la tutela con la dogana

La direttiva (Ue) 2024/1069 andava recepita entro il 7 maggio 2026 e il governo di Giorgia Meloni ha presentato lo schema di decreto solo il 9 luglio, con la tutela più stretta possibile: vale per le sole cause civili transfrontaliere, mentre l’articolo 17 lascia fuori i processi già in corso. La scelta era annunciata, perché già a gennaio la presidente del Consiglio aveva parlato di un recepimento per i soli casi transfrontalieri. Peccato che le cause transfrontaliere siano state il 9,4% dei casi europei fra il 2010 e il 2023, secondo l’Ordine dei giornalisti sui dati della Coalition Against Slapps in Europe (Case). Insomma, è protetto il cronista querelato da un’impresa con sede all’estero. Chi finisce in tribunale per mano del sindaco che ha raccontato ovviamente si arrangia.

Per Case Italia, con questo testo oltre il 90% delle Slapp italiane resta senza alcuna protezione. La rete con Article 19 ha definito la proposta una trasposizione “simbolica, tardiva e inefficace”, l’Ordine dei giornalisti ha scritto alla Camera di “un’occasione persa” e perfino la presidenza della commissione Giustizia del Senato ha chiesto al governo che il criterio transfrontaliero sia ricalibrato, ha riportato il consorzio Media Freedom Rapid Response (MFRR). Ad agosto, ha scritto Transparency International Italia, le commissioni hanno chiuso il loro parere, che non vincola nessuno, e il testo è tornato al governo per il via libera definitivo.

Quindici posti in tre anni

Secondo i rapporti di Case l’Italia è il Paese europeo con più Slapp per il secondo anno di fila. E a querelare, annota l’Mfrr, sono troppo spesso alte cariche pubbliche, cioè proprio chi il giornalismo dovrebbe controllare. Nel 2025 l’osservatorio Ossigeno per l’informazione ha contato 93 giornalisti colpiti da cause che erano palesemente infondate, e su dati del ministero della Giustizia l’80% delle querele e delle cause per risarcimento finisce in archiviazione o assoluzione: nel frattempo un freelance da 17.000 euro lordi l’anno si vede chiedere spesso dai 100.000 euro al milione, riferisce l’Ordine. Il conto lo paga chi scrive, anche quando vince.

Nell’indice di RSF letto da Pagella Politica l’Italia era 41ª nel 2023 con 72,05 punti ed è 56ª nel 2026 con 65,16: quindici posti persi in tre edizioni, tutte uscite con Meloni a Palazzo Chigi. Il Rapporto sullo Stato di diritto 2026 della Commissione registra l’assenza di progressi sulla riforma della diffamazione e il monitoraggio 2025 dell’MFRR conta 118 violazioni. Poi c’è la premier. Roberto Saviano è stato condannato a 1.000 euro di multa per averla diffamata nell’ottobre 2023, e Domani ha scritto che il suo avvocato chiedeva 75.000 euro di risarcimento e che la querela è rimasta in piedi anche quando lei era già al governo.

A Burgas un cronista con i conti congelati ha appena ottenuto dal suo Parlamento una legge che lo tutela. A Roma il governo scrive una legge che tutela chi viene querelato da oltre confine. La querelante più celebre del Paese intanto siede a Palazzo Chigi.