Peste polmonare in Russia: muore una ricercatrice e scatta l’allarme in Siberia. Trump: “Telefonerò a Putin per avere informazioni”

Peste polmonare in Russia: muore una ricercatrice e scatta l'allarme in Siberia. Trump: "Telefonerò a Putin per avere informazioni"

Peste polmonare in Russia: muore una ricercatrice e scatta l’allarme in Siberia. Trump: “Telefonerò a Putin per avere informazioni”

Dopo la pandemia di Covid-19 e l’epidemia di Ebola, quest’ultima ancora in corso in Congo, torna a fare paura un vecchio nemico: la peste. A far scattare l’allarme è stato, nei giorni scorsi, il decesso di una giovane lavoratrice di un centro di ricerca in Siberia dove si studiano proprio i batteri responsabili della malattia. Un caso ancora avvolto nel mistero, sul quale gli Stati Uniti stanno chiedendo maggiori informazioni alla Russia, soprattutto alla luce delle notizie relative a un possibile secondo caso sospetto.

A riferirlo è il Wall Street Journal, secondo cui Washington ha chiesto chiarimenti a Mosca sulla vicenda. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha fatto sapere che gli Stati Uniti stanno monitorando attentamente la situazione e che le informazioni disponibili restano ancora limitate. “Incoraggiamo la Russia a essere trasparente e a condividere maggiori informazioni con il mondo, in modo che tutti possiamo reagire di conseguenza e in maniera appropriata”, ha detto Rubio. “Forse non c’è nulla. Forse è qualcosa di più grande di quanto pensiamo. Non lo sappiamo”.

Cos’è successo in Siberia

Al momento le poche informazioni ufficiali fanno riferimento a una polmonite di “causa sconosciuta”. La donna, identificata dai media russi come Darya Shipilova, aveva 28 anni e lavorava presso l’Irkutsk Anti-Plague Research Institute, nella regione siberiana di Irkutsk. È morta il 2 ottobre dopo essere stata ricoverata per una grave malattia respiratoria.

La vicenda ha alimentato il timore che possa trattarsi di peste polmonare, una forma particolarmente grave della malattia che può trasmettersi anche attraverso le goccioline respiratorie. Tuttavia, al momento, non esiste una conferma che la donna sia morta di peste. Rospotrebnadzor, l’agenzia russa per la tutela della salute dei consumatori, ha affermato che gli esami di laboratorio non hanno rilevato nel corpo della donna microrganismi collegati alla sua attività professionale.

Le autorità russe hanno comunque adottato misure precauzionali, mettendo sotto osservazione circa 200 persone che erano entrate in contatto con la donna e sottoponendo a controlli il personale dell’istituto. Secondo le autorità sanitarie russe, finora non sono stati individuati casi di peste tra i contatti della lavoratrice deceduta.

Il mistero

Il mistero, però, resta. Le indiscrezioni sulle possibili modalità del contagio si sono moltiplicate, compresa quella secondo cui la donna potrebbe essere entrata accidentalmente in contatto con batteri della peste durante il lavoro in laboratorio. Si tratta, però, di una ricostruzione non confermata e sulla quale non sono emerse prove pubbliche.

La vicenda ha attirato anche l’attenzione di Donald Trump, che ha annunciato l’intenzione di parlare con Vladimir Putin della possibile epidemia di peste. La Casa Bianca sta monitorando il caso, mentre l’Organizzazione mondiale della sanità ha chiesto ulteriori informazioni alla Russia.

Al momento, tuttavia, l’OMS valuta come molto basso il rischio per la popolazione al di fuori della Russia. Nonostante la gravità della peste polmonare, dunque, non ci sono elementi che permettano di parlare di una nuova pandemia. Il vero elemento di preoccupazione, per ora, è soprattutto la mancanza di chiarezza su ciò che è realmente accaduto nel laboratorio siberiano.