Il governo incassa anche la terza fiducia sulla riforma della legge elettorale. L’Aula della Camera ha approvato, con 228 voti a favore e 144 contrari, la fiducia posta dal governo sull’articolo 3 della legge elettorale (l’ultima). Tre gli astenuti. L’articolo in questione, così come approvato dal Senato, ridisegna alcuni collegi dell’Alto Adige, ovvero Merano, Bressanone e Bolzano. Martedì l’assemblea aveva già approvato la fiducia sugli articoli 1 e 2. L’Aula della Camera ha approvato, con 214 sì e nessun contrario, anche l’articolo 8 della legge elettorale, su cui il governo non aveva posto la fiducia. L’articolo in questione estende il diritto di voto ai fuori sede ai caregiver familiari. Le opposizioni si sono astenute. Gli occhi sono puntati sulla giornata di oggi, vero banco di prova finale col voto segreto sull’intero provvedimento.
Per la legge elettorale aumentano le vedette. Oggi la fiducia che Meloni condannava
Che la riforma verrà approvata viene però ormai messo in conto anche dalle parti del centrosinistra che guarda già alla Consulta ma non smette, comunque, di dare battaglia in Aula e di fare appelli al centrodestra perché ci ripensi. È la stessa presidente del Consiglio in persona, a margine del vertice Med9 di Spalato, a mostrare tranquillità: “Sono serena, lo sono sempre”, si limita a rispondere Giorgia Meloni. Ma per evitare incidenti di sorta l’ordine di scuderia partito dai vertici è univoco: la maggioranza deve presentarsi in Aula come un sol uomo.
Aumentano le vedette per evitare incidenti
Resta la minaccia, rilanciata da Meloni e dai suoi Fratelli d’Italia: se la legge elettorale non passa si va tutti a casa. ‘Sorvegliati’ speciali i malpancisti (comprese le deputate), soprattutto dei partiti alleati. Tanto che i Fratelli sono pronti a vigilare oggi, sia in Aula che fuori, sul buon esito della votazione: nelle opposizioni c’è chi prevede si facciano nuovamente vedere le ‘vedette’ posizionate nelle ultime file dell’emiciclo per controllare.
“Vedo molti che interpretano il ruolo dei controllori”, ci sono “ministri che dicono di andare lì a sorvegliare. Ma ricordo che è il Parlamento che vigila sul governo, e non il contrario. Suggerirei una cosa utile”, visto che dovrebbe esserci “una votazione che dovrebbe esser segreta” ma “c’è chi si mette dietro, magari col telefonino anche se non si dovrebbe, allora direi di farla con la vecchia modalità, manuale, anziché col voto elettronico. Così ognuno dei parlamentari si ricorda di esser membro di un parlamento democratico che non ha vincolo di mandato”, ha detto Riccardo Magi di +Europa, annunciando la richiesta del voto manuale con le palline al presidente della Camera, Lorenzo Fontana. Richiesta respinta.
Respinto odg di Magi sulle firme digitali
Ancora Magi, durante l’esame degli ordini del giorno, ha rifiutato la riformulazione in raccomandazione del suo odg sulla raccolta firme in modalità digitale. “Voi la volontà politica di fare questa cose non ce l’avete e non introducete la firma digitale nel momento in cui quadruplicate le firme – ha detto rivolgendosi al governo -. Vi assumete una grande responsabilità politica e ovviamente noi andremo avanti con questa lotta”, ha proseguito il segretario di +Europa, in sciopero della fame contro il nuovo testo della legge elettorale. L’ordine del giorno, dunque, con il parere contrario del governo, è stato bocciato dall’Aula della Camera. Bocciato pure quello dei vannacciani sulle preferenze.
Le opposizioni guardano alla Consulta
Le opposizioni, che tornano ad attaccare la legge rilevando profili di incostituzionalità, guardano già al day after, quando scatteranno i circa 30 ricorsi puntando a un pronunciamento della Consulta prima delle urne. Anche perché come abbiamo detto sopra, le speranze delle opposizioni nei franchi tiratori si sono affievolite. I partiti di maggioranza ieri hanno fatto muro, difendendo il testo nel nome della governabilità. “È una legge che consente a ciascun elettore di affermare le proprie idee senza concedere troppo alla polarizzazione. Questo impianto garantisce che il candidato premier e i programmi siano chiari da subito”.
La “governabilità non è la dittatura della maggioranza, ma la capacità di decidere”, ha detto Paolo Emilio Russo di Forza Italia. “Questa legge elettorale mira nel suo complesso a contemperare due esigenze, rappresentatività e governabilità”, ha dichiarato la deputata della Lega Manuela Maffioli. “Il centrodestra è compatto su una legge elettorale che garantisce rappresentanza e governabilità, indica subito chi ha vinto e restituisce ai cittadini la scelta dei parlamentari con le preferenze, fortemente volute da Noi Moderati”, ha affermato Maurizio Lupi.