Una sentenza auto applicativa, ossia con un intervento della Corte direttamente sul testo e che produce effetti in modo immediato, una bocciatura in ‘toto’ delle varie modifiche introdotte con la legge o ancora delle osservazioni minime su cui si potrà rapidamente intervenire con un decreto correttivo. Sarebbero questi, secondo gli esperti, i possibili scenari di una pronuncia della Consulta sugli annunciati ricorsi contro la riforma della legge elettorale. Per quanto riguarda i tempi i più ottimisti ipotizzano una sentenza della Consulta già a gennaio, anche se verosimilmente si andrà a finire almeno a febbraio. Molto dipenderà da quando i Tribunali civili trasmetteranno gli atti e quanti punti verranno sollevati.
La riforma del voto sub iudice: ecco tutti i possibili scenari
“La Corte potrà decidere di dimezzare i termini: è l’unico strumento di cui dispone per accelerare”, ha detto Giovanni Amoroso, presidente della Corte Costituzionale, in un’intervista al Corriere della sera. “Se si vota alla scadenza naturale della legislatura sicuramente sì”, chiarisce Amoroso, mentre “nell’ipotesi del voto in primavera si rischierebbe di arrivare sul filo”. “La giurisprudenza della Corte, nelle sue linee generali, è già delineata in due sentenze del 2014 e del 2017”, ricorda poi Amoroso.
I nodi
Il presidente della Corte sottolinea che “i nodi principali, in passato, sono stati il premio di maggioranza, che persegue sì il legittimo obiettivo di favorire la formazione di stabili maggioranze parlamentari, ma che non deve essere di entità tale da determinare un’eccessiva sovrarappresentazione della lista di maggioranza relativa, e le liste che, se bloccate, non possono essere lunghe, perché non consentirebbero al cittadino di esercitare la propria scelta in qualità di elettore”. L’analisi di questioni che riguardano, per esempio, l’indicazione del candidato premier o la raccolta delle firme per chi non è già presente in Parlamento, “se sollevate, saranno affrontate dalla Corte con il consueto approfondimento”, dice Amoroso.