Il titolo era chiaro: “Antimafia. La verità che scotta dietro le stragi”. Ieri, nella sala Nassirya di Palazzo Madama, Giuseppe Conte si è seduto accanto al senatore Roberto Scarpinato e ha aperto il fuoco. Ventiquattr’ore prima, in audizione, il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca aveva accusatol’ex procuratore di Palermo di “inquinamento probatorio ad ampio raggio”.
Bersaglio di Conte: la commissione Antimafia e la sua presidente, la meloniana Chiara Colosimo. “Abbiamo chiesto le dimissioni della Colosimo, parlamentare inadeguata a ricoprire l’incarico prestigioso di presidente della commissione antimafia. Ma lei è rimasta imbullonata alla poltrona”.
“Ha fatto entrare Mori in commissione e non è più uscito”
Il punto, per il leader M5S, è da dove è partita la commissione. “Colosimo ha fatto entrare Mori e non l’ha fatto più uscire”. Il riferimento è al generale Mario Mori, “acclamato e osannato dai componenti di maggioranza”, diventato “l’anima della commissione”.
Per i 5S la maggioranza sarebbe tutta “interessata a chiudere la ricerca della verità nella prospettiva che è stata offerta da questa tesi investigativa”. Cioè la pista mafia-appalti, la spiegazione “semplice” delle stragi, quella che ne fa una faccenda privata tra Cosa nostra e affari. “La commissione è nata con questa tesi”. E, prevede Conte, “morirà con questa tesi e soffocherà ogni altra prospettiva”.
Le colpe di Scarpinato? L’aver messo sul tavolo le responsabilità politiche
Per Conte, Scarpinato, ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore, ha “una grave colpa agli occhi delle forze di destra al governo”: ha messo sul tavolo “tanti elementi” su “livelli che coinvolgevano servizi deviati, eversione nera, apparati dello Stato e quindi responsabilità politiche”.
“Una verità indigesta”, ha detto, per chi pensa “col voto degli italiani di avere la legittimità per riscrivere la storia”. E Scarpinato “non si presta a farsi intimidire dal linciaggio mediatico con cui stanno cercando di chiudere questi canali di indagine”.
“Noi siamo con lui non perché dobbiamo fare polemica politica”. La verità sulle stragi, ha detto Conte, “la si debba alla lista lunghissima di coloro che sono morti” e “ai familiari che ancora vivono”.
A sostegno, Conte ha citato la gip di Caltanissetta Grazia Luparello. Rispondendo a De Luca, ha riferito il leader M5S, la giudice ha bollato l’insistenza su mafia-appalti come “un atto di severa miopia investigativa e un approccio mistico e dogmatico”. Secondo Conte, la gip ha anche indicato 43 filoni di indagine “assolutamente non approfonditi” dalla procura.
Poi la stoccata alla maggioranza, che chiede le dimissioni di Scarpinato. “Avete proprio la faccia di tolla, non conoscete il senso minimo del pudore”, ha attaccato Conte. Nessuna “resipiscenza”, ha aggiunto, “da chi si è tenuto la Santanchè indagata per anni, ha scudato le chat di Delmastro”.
“Se dieci persone parlassero, cadrebbe il governo”
Dal canto suo, Scarpinato ha rincarato: la commissione e la sua presidente “hanno impedito qualsiasi indagine conoscitiva sui mandanti e i concorrenti esterni”, perché per la maggioranza “la verità rivelata era quella del generale Mori”. E ha chiuso: “Ci sono una decina di persone in questo Paese” che “se domani potessero dire cosa è successo dietro le stragi del ‘92 e ‘93, questo Paese si ferma, il governo cade”.