Il “Movimento 17 ottobre” cambia strategia e rilancia la sfida al governo. Nato dopo i disordini dello scorso fine settimana a Milano, il gruppo aveva convocato una “mobilitazione permanente contro il governo dei padroni”. Giovedì aveva dato appuntamento per oggi in otto città, da Milano a Roma, da Bologna a Bari. Ieri ha cancellato gli appuntamenti nelle piazze annunciate e ha deciso che sceglierà tre concentramenti comunicati soltanto all’ultimo momento. Una decisione spiegata sui social come risposta al rafforzamento dei controlli e alle nuove misure di sicurezza varate dall’esecutivo.
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La sfida dei giovani al governo: cambiano strategia nelle città blindate
L’appello iniziale prevedeva raduni alle 15 in luoghi simbolici: piazza Duomo a Milano, piazza Nettuno a Bologna, piazza Castello a Torino, il Circo Massimo a Roma e altre piazze di Firenze, Padova, Bari e Genova. Ma un secondo comunicato revoca quelle indicazioni. Il gruppo annuncia tre punti di ritrovo per città, che saranno resi noti poco prima delle manifestazioni, e un successivo raduno comune. “Non ci hanno fermato con leggi, non ci hanno fermato coi blindati”, scrivono gli organizzatori, rivendicando una mobilitazione senza luoghi prestabiliti. La scelta viene motivata con la volontà di evitare piazze già predisposte ai controlli.
La risposta al decreto sicurezza e la proposta shock della Lega
Nel comunicato il Movimento 17 ottobre attacca il nuovo decreto sicurezza, citando l’inasprimento delle sanzioni per le violenze durante le manifestazioni, il fermo preventivo e l’invio di altri 500 militari a Milano. Per gli organizzatori è una risposta che antepone la forza all’ascolto del malessere giovanile. Resta da verificare quale seguito concreto avranno gli appelli diffusi online. Il governo, intanto, insiste sul terreno dell’ordine pubblico. Sul fronte minorile il vicepremier leghista e ministro Matteo Salvini chiede di ampliare gli spazi detentivi e propone di togliere bonus e contributi pubblici ai genitori di ragazzi responsabili di reati. “Via l’alloggio popolare, il bonus affitto, luce e gas, fino al bonus scuola, ai libri, alla dote sport e alla carta Dedicata a te”, spiega il senatore leghista Gianluca Cantalamessa.
Un’ipotesi che solleva interrogativi: colpire economicamente una famiglia non equivale a dimostrare una sua responsabilità e rischia di aggravare situazioni già fragili. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, interrogato sulla proposta di Carlo Nordio di ricavare posti per minorenni negli istituti penitenziari per adulti, si rimette alle valutazioni del Guardasigilli. Una risposta focalizzata soprattutto su arresti e carcere incontra però le obiezioni dell’Associazione nazionale magistrati.
La strategia sbagliata
Il presidente Giuseppe Tango, in un’intervista all’Adnkronos, pur condannando le devastazioni ed esprimendo solidarietà agli agenti feriti, invita a interrogarsi sulle cause della violenza. “Non può limitarsi all’aspetto repressivo”, avverte a proposito di una strategia efficace. Pene più severe e minori garanzie, osserva, non risolvono da sole la complessità del disagio giovanile. Intanto le indagini sui fatti del fine settimana scorso proseguono. La Digos ha effettuato perquisizioni in 18 città nei confronti di circa cento persone, tra cui 51 minorenni, individuate nell’ambito degli accertamenti.
Piantedosi parla di un primo passo per chiarire il fenomeno e ipotizza collegamenti tra i partecipanti ai disordini, lasciando però all’autorità giudiziaria il compito di stabilire se vi siano reti organizzate e ulteriori responsabilità. Mentre Milano si prepara all’impiego dei nuovi militari – i 500 parà – e altre città rafforzano la vigilanza, il confronto si sposta su un terreno più ampio della gestione delle piazze.
Il diritto di manifestare pacificamente va tutelato e le violenze perseguite, senza confondere le due cose. Ma la nuova escalation di misure rischia di lasciare senza risposta la domanda centrale: quali politiche sociali, educative e di sostegno alle famiglie accompagnano l’azione dello Stato? È su questa assenza, più che sulla sola presenza di blindati e controlli, che il governo è chiamato a misurarsi.