Legge elettorale, presentati i ricorsi in 25 tribunali: la prima udienza già a dicembre

Depositati i ricorsi contro la legge elettorale in 25 tribunali d'Italia. La prima udienza è già stata fissata per il 16 dicembre a Trento.

Legge elettorale, presentati i ricorsi in 25 tribunali: la prima udienza già a dicembre

La battaglia contro la legge elettorale è aperta. Dopo quella politica, ora è il turno della battaglia giudiziaria che inizia con l’iniziativa della Rete per un voto libero e uguale che ha depositato i ricorsi contro la riforma del voto in 25 tribunali italiani. I ricorsi vengono presentati in maniera simultanea, come ha spiegato in conferenza stampa il coordinatore della Rete, Roberto Zaccaria.

Il collettivo raccoglie una trentina di associazioni della società civile e ha presentato i “ricorsi fatti su una traccia comune: è una cosa senza precedenti, la società civile raccoglie il bastoncino della staffetta a chi ha fatto opposizione parlamentare”, ha spiegato ancora Zaccaria, sottolineando che i ricorrenti saranno oltre 300 e “il più illustre è Romano Prodi”.

I ricorsi sono stati presentati nelle corti d’appello o in distretti di corte d’appello. Tra i ricorrenti ci sono non solo professori universitari, rettori, giornalisti e scrittori ma anche ex magistrati e realtà come l’Anpi e la Cgil. I ricorsi, peraltro, non sono finiti, perché come ha spiegato Pietro Adami “saranno di più perché si aggiungeranno i ricorsi linguistici che interessano le minoranze linguistiche come la Valle d’Aosta e Roma per le circoscrizioni all’estero”. La prima udienza è già stata fissata per il 16 dicembre al tribunale di Trento.

Cosa prevedono i ricorsi contro la legge elettorale

I contenuti dei ricorsi “non sono tutti uguali”, come dimostrato anche dai testi riguardanti le minoranze linguistiche, considerate “maltrattate” da questa legge elettorale. Per esempio, ha raccontato Adami, “In Friuli Venezia Giulia il ricorso riguarderà le minoranze slovenofone”.

Zaccaria è poi tornato sul ruolo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che interviene quando “ci sono problemi di manifesta infondatezza e incostituzionalità”, ma che ha “un lavoro diverso: non è la Corte Costituzionale e forse ha promulgato con grande rapidità per agevolare i ricorsi. Non sarà questo il motivo, ma questa è la mia speranza”, ha precisato il coordinatore della Rete.