Ora Zelensky chiede di negoziare, ma Putin prende tempo

Ucraina, Zelensky spinge per nuovi negoziati con Putin mentre continuano i raid russi. L’Europa cerca il dialogo e si riaccende la polemica su Meloni

Ora Zelensky chiede di negoziare, ma Putin prende tempo

La buona notizia è che Kiev e Mosca stanno rispettando la tregua umanitaria a Oleshky; la cattiva è che nel resto dell’Ucraina continuano a cadere bombe, aumentando le reciproche diffidenze. Il cessate il fuoco limitato a questa città, un vero e proprio banco di prova per future soluzioni allargate che possano mettere fine al conflitto, dovrebbe proseguire fino a domenica per permettere l’evacuazione dei civili. Quella registrata nella città ucraina, da tempo sotto il controllo russo, è una situazione di vera e propria emergenza.

A causarla, secondo quanto dichiarato dal presidente russo Vladimir Putin, sono state le forze ucraine che da tempo “hanno minato le vie d’accesso a Oleshky, creando una vera e propria catastrofe umanitaria”. Accuse che Kiev smentisce, facendo notare che, se la situazione è questa, la responsabilità è da attribuire all’invasione russa dell’Ucraina.

La diplomazia si muove a piccoli passi

A parte questo botta e risposta piccato, si segnalano timidi tentativi di riavviare i negoziati di pace. Sul punto, il presidente Volodymyr Zelensky, in un’intervista al quotidiano britannico The Sun, sembra avere fretta, tanto da aver dichiarato che Kiev “desidera che i negoziati inizino il prima possibile”. Parlando al quotidiano, infatti, ha detto che i colloqui tra Ucraina, Stati Uniti e Russia per porre fine alla guerra potrebbero tenersi il 10 novembre, ossia molto prima rispetto alla sua precedente ipotesi, che collocava l’avvio dei colloqui alla fine del mese prossimo. Fretta che, però, non sembra condivisa dalla Russia.

Come spiegato da Yuri Ushakov, consigliere diplomatico del Cremlino, la data dei negoziati trilaterali “dipenderà dal comportamento di Kiev nei prossimi giorni e dall’eventuale lancio di attacchi, da parte loro, durante le celebrazioni per la Giornata dell’unità nazionale”, il 4 novembre. Secondo il fedelissimo di Putin, infatti, solo dopo questa “nostra festività” si potrà parlare della “ripresa dei negoziati trilaterali”. Lo stesso Ushakov ha poi affermato, riferendosi all’Unione europea, che “prima o poi, probabilmente dovremo parlare anche con persone che non troviamo molto gradevoli” al fine di delineare la futura strategia di sicurezza dell’Europa.

M5S: “L’Europa si sveglia, Meloni no”

Quel che è certo è che l’Ue, dopo essere rimasta a lungo fuori dai giochi, sembra aver capito, alla luce dei contatti telefonici dei giorni scorsi dei leader di Finlandia e Norvegia prima con Putin e poi con Zelensky, che non può limitarsi a fornire armi a Kiev, ma deve anche mettere in campo iniziative diplomatiche che contribuiscano a mettere fine al conflitto. Qualcosa a cui, però, l’Italia sembra non partecipare. A denunciarlo sono i capigruppo del Movimento 5 Stelle nelle Commissioni Esteri e Politiche europee di Camera e Senato: i senatori Bruno Marton e Pietro Lorefice e i deputati Francesco Silvestri e Filippo Scerra, che hanno lanciato dure critiche al governo di Giorgia Meloni.

Secondo loro, è falso parlare di un “ritrovato protagonismo internazionale dell’Italia. Con Meloni il nostro Paese continua la sua umiliante retrocessione verso lo status di nazione europea di secondo piano. Non tocca palla, è fuori dai giochi, su tutto, a partire dal dossier Ucraina”. Secondo i pentastellati, “dopo essere stata ripetutamente tagliata fuori dalle opinabili quanto fallimentari iniziative di Francia, Germania e Regno Unito, dai Volenterosi al formato E3, passando dal mostrarsi infantilmente offesa alla passiva accettazione, ora critica e prende le distanze dai primi tentativi europei di dialogo diretto con Putin dopo oltre un anno, portati avanti da Norvegia e Finlandia. (…) Che tristezza”.

Il grido disperato di Zelensky

Malgrado le iniziative diplomatiche, sul campo di battaglia si continua a combattere. Quella di ieri è stata una giornata particolarmente pesante: i raid russi hanno colpito una scuola a Kharkiv e un treno a Dnipro, causando la morte di 13 persone. Raid che hanno fatto infuriare Zelensky, che ha chiesto polemicamente: “Quanti di questi attacchi terroristici la Russia ha già inflitto alla nostra gente anche dopo la revoca delle sanzioni ad alcuni oligarchi russi e al settore energetico, invece di procedere verso la de-escalation?”.

Proprio per evitare inutili stragi di civili, il leader ucraino è tornato a lamentare “la carenza di intercettori Patriot per abbattere i missili balistici russi”, sostenendo che “è importante che la parte statunitense non ritardi le consegne nell’ambito del programma Purl”. A suo dire, infatti, “ogni giorno di ritardo significa perdite e distruzioni per noi”. Un appello che, però, difficilmente convincerà Donald Trump a ritornare sui suoi passi per sostenere la resistenza ucraina.