La Sveglia

Mille modi per morire a Gaza

L’appuntamento per i vaccini dei due mesi, racconta l’agenzia turca Anadolu, era fissato per sabato mattina in un ambulatorio del sud della Striscia di Gaza. Habiba Mohammed Zanoun quella mattina è morta. Con lei, nella terapia intensiva del Complesso medico Nasser di Khan Younis, è morta Aseel Abu Suhayban, sette mesi, e tutte e due erano state ustionate dal fuoco che venerdì 30 ottobre si è mangiato una tenda di sfollati ad al-Mawasi.

Le fonti sentite da Anadolu dicono che le fiamme sono partite mentre qualcuno cucinava dentro la tenda e che la madre di Aseel si è ustionata provando a tirarla fuori, mentre Al Jazeera scrive che la causa resta da chiarire. Quel venerdì, sempre secondo Anadolu, nelle tende del centro e del sud gli incendi sono stati tre, e la nonna delle bambine ha detto all’agenzia che a Gaza «si muore in tanti modi».

Il rischio era scritto. A giugno l’Ufficio dell’Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) avvertiva che gli incendi domestici crescevano perché le famiglie cucinano in tende rinforzate con vecchie coperte e teli di plastica, dove le fiamme, una volta partite, diventano quasi impossibili da contenere. Nella settimana fra il 19 e il 25 ottobre, scrive ancora l’Ocha, nella Striscia sono entrati 343 camion commerciali. Quelli con il gas da cucina erano 25.

È la tregua in vigore dal 10 ottobre 2025, arrivata tre settimane dopo che la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta dell’Onu aveva concluso che a Gaza Israele commette un genocidio. Domenica 1 novembre, il giorno dopo la morte di Habiba, l’Autorità generale del petrolio di Gaza ha fatto sapere, secondo il Palestinian Information Center, che per tutta la giornata il gas da cucina è rimasto fuori dalla Striscia e che i camion sono stati rimandati indietro vuoti.