Il campo largo va a rilento e allora il programma del fronte progressista inizia a snocciolarlo, punto per punto, Giuseppe Conte. Mentre i tavoli programmatici ancora non partono, ci pensa il leader del Movimento 5 Stelle a rilanciare alcuni dei punti che ritiene essenziali per la sua coalizione, costringendo così gli alleati a inseguirlo e ad accodarsi. L’ex presidente del Consiglio rilancia, prima di tutto, il Reddito di cittadinanza, seppur da rivedere, e promette che in caso di vittoria elettorale la prima cosa che farà il centrosinistra sarà cancellare i decreti sicurezza del governo Meloni.
L’impazienza di Conte è evidente, tanto che a Montecitorio, intercettato dai giornalisti, dice chiaramente che sul programma “abbiamo aspettato anche troppo”. L’ostacolo, per Conte, è da individuare nel Pd, anche perché a settembre i 5 Stelle il loro processo programmatico l’hanno chiuso, con la votazione delle proposte da parte degli iscritti: “Noi eravamo pronti dal giorno dopo” Nova, il 20 settembre. L’irritazione di Conte è la premessa per arrivare a lanciare diverse proposte irrinunciabili per il leader pentastellato.
Le proposte di Conte, dal Reddito di cittadinanza alla cancellazione dei decreti sicurezza
La prima riguarda il Reddito di cittadinanza, che “va assolutamente rivisto” per renderlo “veramente utile per chi è realmente in difficoltà”. Ci sono delle proposte che rielaborano la misura cancellata – anzi, come dice Conte solamente rivista e “rinominata” – dal governo Meloni e su cui si aprirà il confronto ai tavoli programmatici, spiega l’ex presidente del Consiglio. L’obiettivo è elaborazione una formulazione diversa del Reddito di cittadinanza, che per il leader M5s non può sicuramente essere l’Assegno di inclusione che lo ha rimpiazzato.
Conte parla anche di patrimoniale, spiegando che sarà un altro tema da affrontare nei tavoli di confronto affrontando seriamente il tema della redistribuzione. Ma sul punto sia lui che Elly Schlein restano freddi. Da qui si passa a una promessa: “La prima cosa che faremo quando andremo al governo sarà cancellare tutti questi decreti sicurezza che limitano il diritto di protestare ed esprimere dissenso che sono il fondamento della democrazia”. Un’accelerazione sulle priorità del campo largo, fissate da Conte in attesa del confronto sul programma. Il leader pentastellato attacca anche sulla sicurezza, sostenendo che non può essere “affidata al riarmo”, un altro tema su cui le posizioni del fronte progressista non saranno semplici da far convergere, soprattutto considerando le diverse anime interne al Pd.
Più facile trovare invece un accordo sul riconoscimento della Palestina, che il campo largo farà una volta al governo, secondo Conte, insieme a strappare “l’accordo di cooperazione militare con Israele”. Insomma, il presidente dei 5 Stelle parla già da leader del fronte progressista in campagna elettorale, ma per le primarie bisogna ancora attendere.
Campo largo, i tavoli programmatici in due fasi
Anche perché sul programma si procede a rilento. I lavori del tavolo programmatico verranno istruiti dai capigruppo di Pd, M5s, Alleanza Verdi-Sinistra e Italia Viva. Saranno quindi i presidenti dei gruppi di Camera e Senato ad aprire i lavori, a cui dovrebbero partecipare anche Ernesto Ruffini e Franco Gabrielli per Più Uno, Marco Mistretta, in rappresentanza di Alessandro Onorato per Progetto Civico e il leader di +Europa, Riccardo Magi. I contatti per definire la data del primo appuntamento sono ancora in corso, mentre i leader scenderanno in campo solamente in un momento successivo.
Sul programma, quindi, il percorso sarà diviso in due differenti fasi e la prima si basa sul fatto che il fronte progressista si è scoperto unito proprio durante i suoi quattro anni di opposizione su proposte concrete, a partire dal salario minimo o dalle risoluzioni sulla Palestina. Si parte, quindi, dalle proposte già condivise in Parlamento su diverse questioni, con il presupposto che la base iniziale sono i 21 punti della risoluzione comune presentata al Dpfp. Intanto nella sfida per la leadership del campo largo si prova a inserire anche Vincenzo Spadafora, presidente di Primavera: a Un Giorno da pecora spiega che lui non avrebbe fatto le primarie, ma se saranno aperte anche lui si candiderà. Per ora, però, Spadafora ha organizzato un presidio davanti alla sede del Pd il 9 novembre per chiedere di essere convocato nei tavoli programmatici, a cui il suo movimento non è stato invitato.