Alle elezioni di metà mandato americane i siti di partito travestiti da giornali locali hanno trovato il lettore perfetto, quello che abbocca sempre: l’intelligenza artificiale. NewsGuard ha interrogato sette chatbot sui temi della campagna e nel 48,2 per cento delle risposte le fonti citate comprendevano siti “pink slime”, mentre la natura di parte di quelle testate è stata segnalata una volta sola su 168 risposte. Li finanziavano entrambi i campi, con la rete democratica American Independent Media e quella repubblicana One Nation, legata al Senate Leadership Fund, a comprare annunci su Facebook e Instagram per spingere articoli con la testata finta e la propaganda vera.
Poi c’è lo slop, la spazzatura sintetica. Il Wesleyan Media Project ha contato a metà ottobre 220 spot politici costruiti almeno in parte con l’intelligenza artificiale, per oltre 137 milioni di dollari: solo il 27 per cento dichiarava l’origine artificiale e l’88 per cento della spesa veniva da candidati e gruppi repubblicani. Del resto la scuola l’ha aperta il presidente Donald Trump, che riempie di immagini generate gli account personali e quelli istituzionali. La ricercatrice Alice Marwick, citata dal Post, descrive lo slop come un segnale di appartenenza politica. Si condivide il falso per dire da che parte si sta, e così la domanda se sia vero esce di scena.
La via italiana allo slop
In Italia questa scuola ha già i suoi diplomati. Tra marzo e aprile 2025 la Lega di Matteo Salvini ha pubblicato almeno 17 post con persone generate dall’intelligenza artificiale, stranieri che aggrediscono poliziotti o minacciano col coltello, i volti pixelati come si fa con le persone vere e nessuna avvertenza sull’origine.
Roberto Vannacci (Futuro Nazionale) ha pubblicato la foto di un’avversaria con una scollatura inventata, e secondo Jacopo Di Miceli di Facta buona parte della propaganda di destra passa per Grok, il servizio di Elon Musk, perché costa un abbonamento a X e blocca meno degli altri le persone reali. A sinistra il Post registra due casi, un’immagine della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un ospedale psichiatrico pubblicata da un deputato di Avs e un finto selfie di Meloni con Trump rilanciato da un esponente del M5S, e tutti e due sono stati criticati duramente.
A dicembre 2025 Pagella Politica e Facta hanno proposto ai partiti un impegno a non creare né diffondere deepfake contro gli avversari. Hanno firmato tutti, tranne la Lega. Futuro Nazionale, nato a febbraio 2026 e interpellato da luglio, a settembre taceva ancora.
Il voto del 2027 e la rete senza persone
Sulla carta qualcosa ci protegge. La legge 132 del 2025 ha introdotto il reato di illecita diffusione di contenuti generati con l’intelligenza artificiale, da uno a cinque anni, che di regola scatta su querela e richiede un danno ingiusto e un falso capace di ingannare sulla propria genuinità: la caricatura dichiarata rischia di passarci sotto. E da ottobre 2025 Meta ha smesso di vendere annunci politici nell’Unione europea, così il modello americano dei siti finti sponsorizzati perde la scorciatoia a pagamento e resta la diffusione gratuita, che è esattamente il mestiere di chi produce slop.
L’eredità peggiore riguarda chi legge. Nel 2025, secondo il rapporto di Thales sui bot, il 53 per cento del traffico web è stato automatico e quello umano si è fermato al 47, dopo il sorpasso già avvenuto nel 2024. Il circuito è pronto. Bot che scrivono finti giornali, altri bot che li leggono e li riassumono a chi interroga un chatbot sui candidati, e un elettore che riceve la sintesi ordinata di un falso che nessun essere umano ha mai controllato.
Quando si voterà resta incerto: la legislatura scade il 13 ottobre 2027 e si vota entro settanta giorni. Il lettore perfetto è già al suo posto, quello umano intanto è diventato minoranza.