Torna alla ribalta della scena politica il caso del generale libico Osama Almasri Njeem, arrestato a Torino il 19 gennaio 2025 in esecuzione di un mandato della Corte penale internazionale per presunti crimini di guerra e contro l’umanità commessi a partire dal 15 febbraio 2015 nel carcere di Mitiga, in Libia. Dopo l’arresto, Almasri fu scarcerato il 21 gennaio e rimpatriato il giorno successivo in Libia con un volo di Stato, dando il via a una lunga polemica politica.
A riaccendere i riflettori sulla vicenda è la Corte costituzionale, che ha depositato oggi, 6 novembre, una sentenza con cui ha stabilito che la Procura di Roma poteva avviare le indagini ed esercitare l’azione penale nei confronti dell’ex capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, per false informazioni al pubblico ministero, senza chiedere una preventiva autorizzazione alla Camera. La Consulta ha però stabilito che il Tribunale dei ministri avrebbe dovuto esplicitare le ragioni per cui non aveva ravvisato una possibile responsabilità della donna per concorso nei reati contestati al ministro Carlo Nordio. La Procura, dal canto suo, avrebbe dovuto comunicare alla Camera la relativa valutazione del Collegio.
Bartolozzi e il caso Almasri, la Consulta: la Procura può procedere per false dichiarazioni
A Bartolozzi viene contestato il reato di false informazioni al pubblico ministero, in relazione alle dichiarazioni rese il 31 marzo 2025 davanti al Collegio per i reati ministeriali, quando fu ascoltata come persona informata sui fatti nell’ambito delle indagini riguardanti il ministro Nordio. È quanto, in sintesi, ha stabilito la Corte costituzionale, che ha accolto solo in parte un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dalla Camera contro il Tribunale dei ministri e la Procura di Roma.
La Consulta ha escluso che fosse necessaria un’autorizzazione parlamentare per consentire alla Procura di procedere nei confronti di Bartolozzi per il reato di false informazioni al pubblico ministero: si tratta infatti di un reato connesso, ma non commesso in concorso con quelli attribuiti al ministro Nordio. La disciplina speciale prevista per i reati ministeriali si estende anche a chi concorre nella loro commissione, ma non a chi è accusato di un reato semplicemente connesso.
Se il Tribunale dei ministri avesse ravvisato un concorso di Bartolozzi nei reati attribuiti a Nordio, avrebbe dovuto coinvolgerla nella procedura speciale e chiedere alla Camera l’autorizzazione a procedere anche nei suoi confronti.
La Corte ha infatti rilevato che, all’esito delle indagini svolte nei confronti del ministro, la Procura aveva espressamente invitato il Tribunale a valutare la condotta di Bartolozzi sotto un duplice profilo: l’eventuale concorso nei reati contestati a Nordio oppure, in alternativa, il reato di false informazioni al pubblico ministero.