Il governo rottama la Concordia

Di Thomas Mackinson per Il Fatto Quotidiano

Cโ€™รจ anche un emendamento spolpa Concordia nel Decreto competitivitร  votato con la fiducia alla Camera. Con lโ€™arrivo al porto di Genova sono calati i riflettori ed รจ ufficialmente partita la corsa alle spoglie del relitto tristemente piรน famoso al mondo. Ferro, rame, componenti elettronici a tonnellate che, anche con la ruggine, valgono milioni. Solo le 50mila tonnellate di acciaio dello scheletro ne varrebbero almeno 13. Poi ci sono 1500 cabine, 13 ponti, un centro benessere da 2mila metri quadri, 13 bar, 5 ristoranti. Nella fase di smantellamento del relitto diventeranno tutti rifiuti e dovranno essere catalogati, classificati e separati da quelli non affini, per poi essere riciclati o recuperati. Restituiranno, tra gli altri, 2mila tonnellate di cavi elettrici e alternatori, mille di lana di roccia, 6mila tonnellate di componentistica di arredo. In altre parole, una miniera dโ€™oro.

Non a caso il governo ha caldeggiato la possibilitร  di volgere la tragedia del Giglio in occasione di sviluppo per il Paese, creando proprio intorno a Genova un polo industriale dello smaltimento navale che possa rimettere in moto la cantieristica portando commesse, lavoro, soldi. Le migliori intenzioni, a volte, sโ€™infrangono perรฒ sui dettagli: il relitto di una nave e le sue componenti, per legge, sono classificati come rifiuti pericolosi. Lo impone il regolamento comunitario 1013/2006 e lo stabilisce anche il D. Lgs 152/2006. Tutti i materiali, dunque, non solo il carburante residuo, gli oli, le morchie e i metalli pesanti nelle vernici che destano i timori degli ambientalisti.

Il problema รจ che il porto di Genova, vincitore nel derby nazionale con Piombino, puรฒ eseguire la sola demolizione e preparazione dei rifiuti. Il trattamento deve avvenire in impianti separati e muniti di apposita Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Certo non nel bacino di Riparazioni Navali della Porto San Giorgio, la societร  che insieme a Saipem si รจ aggiudicata il lavoro da 100 milioni e cui Costa ha trasferito lโ€™intera proprietร  del relitto, al prezzo simbolico di 1 euro. Nel bacino rimesso a nuovo sarร  possibile solo la rimozione. A settembre, dunque, partiranno le gare per conferire i rifiuti agli impianti autorizzati che sono una cinquantina in tutta Italia, individuati per specifiche tipologie di rifiuto, e sono tutti soggetti a lunghe e complesse procedure di tutela ambientale: per avere un nullaosta, in alcuni casi, possono aspettare anche quattro anni. In questo quadro, si annunciano dunque tempi lunghissimi. E non solo per la Concordia, ma per tutta la nascente filiera nazionale dei disossatori di navi.

Lโ€™emendamento che semplifica la vita alle industrie
Ecco allora che viene in soccorso la politica. Lo fa con un emendamento, anzi una serie, che semplifica le procedure di smaltimento e spalanca le porte delle fonderie e delle discariche cui andranno conferiti, una volta separati, i materiali di recupero dei giganti del mare. Poche righe che fanno la differenza perchรฉ, senza darlo a vedere, di fatto declassano il relitto: da rifiuto pericoloso a rifiuto comune. Poche righe che piรน mani cercano in tutti i modi dโ€™inserire nella prima legge utile. E alla fine, ce la fanno. Prima di arrivare al dl competitivitร  ci provano con un disegno di legge del ministro Orlando sugli incentivi alla green economy. Eโ€™ qui che arrivano cinque emendamenti identici tra loro presentati da Pd, Fi, Ncd e Udc. A una prima lettura sembrano innocui. Risalendo perรฒ i riferimenti normativi citati e collocandoli dentro lโ€™articolato di legge, si arriva dritto lรฌ, a spalancare le porte a chi la Concordia se la mangerร  a pezzi. Ecco come.

Gli emendamenti allโ€™art. 11 dicono tutti la stessa cosa: โ€œLa previsione di ulteriori semplificazioni amministrative per i rifiuti in Lista Verde individuati dal Regolamento UE n. 1013/2006 che possono essere utilizzati negli impianti industriali autorizzati ai sensi del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, nel rispetto del relativo BAT References, tramite la sola comunicazione da inoltrarsi 45 giorni prima dellโ€™avvio dellโ€™attivitร  allโ€™autoritร  ambientale competente. In tal caso i rifiuti saranno assoggettati al rispetto alle norme riguardanti esclusivamente il trasporto dei rifiuti e il formulario di identificazioneโ€.

Cosa significa? Per capirlo tocca scorrere la Lista Verde, dove sono riportati i codici dei singoli rifiuti. Ce ne sono diversi, dai circuiti elettronici alla fibra di vetro. Ma รจ difficile immaginare che i partiti abbiano fatto proprie le istanze dei produttori di โ€œsetole di cinghiale per pennelliโ€. La luce si accende con la sigla โ€œGC030โ€ che segna il punto: โ€œNavi ed altre strutture galleggianti destinate alla demolizione, adeguatamente vuotate di qualsiasi carico e di altri materiali serviti al suo funzionamento che possono essere classificati come sostanze o rifiuti pericolosiโ€. Eโ€™ o non รจ il ritratto della Concordia e del suo infausto destino di carcassa da spolpare? Se lo era chiesto lo stesso relatore del Dl Orlando, Alberto Zolezzi (M5S) che ha alzato il ciglio davanti a quegli emendamenti fotocopia: ma dove vogliono arrivare?

Tocca girare la domanda allโ€™unica associazione di imprese che si occupa in modo specifico di questa materia. โ€œEโ€™ una mia valutazione ma mi sembra evidente, visti questi elementi, che la semplificazione proposta sia finalizzata a far ottenere a questi impianti โ€“ tra cui forse proprio quelli gestiti dal gruppo Saipem โ€“ autorizzazioni semplificate e in tempi rapidissimiโ€, risponde Simona Giovagnoni, segretario generale dellโ€™Associazione nazionale servizi ecologici portuali e Unione nazionale imprese per la tutela dellโ€™Ambiente Marino. โ€œSe si seguisse tutto lโ€™iter autorizzativo ordinario previsto dallโ€™applicazione del Dlgs. 152/2006 (testo unico ambientale) ci vorrebbero altri 4 anni per poter smaltire tutti i rifiuti derivanti dalla demolizione della Concordia. Quindi sรฌ, quegli emendamenti fotocopia, a mio giudizio, cโ€™entrano eccome con la vicenda Concordiaโ€.

โ€œUna velina dal Ministeroโ€
E infatti lo spolpa Concordia ha avuto tanti padrini โ€“ e nessun padre โ€“ in Parlamento. Eโ€™ spuntato la prima volta in forma di ben 5 emendamenti, zeppi di firme, al disegno di legge Orlando (ddl n. 2093) che doveva contenere misure di incentivo per la green economy e semplificazioni per lโ€™industria del riciclo. Poi il provvedimento, che doveva diventare un collegato ambientale alla Legge di Stabilitร , si รจ arenato e molte disposizioni sono state traslate nel Decreto competitivitร  (n. 91/2014). Qui gli emendamenti sono resuscitati, stavolta come articolo unificato: il 13 comma 8- septies. Identico, manco a dirlo, il testo.

E ora anche nella maggioranza qualcuno si sorprende, non cogliendo origine e finalitร  ipotizza che il testo sia arrivato per dettatura diretta dal ministero dello Sviluppo Economico, su pressione industriale. โ€œIo non ho idea da dove arrivino quegli emendamenti uguali a se stessi, di forze politiche diverse, che fanno pensare ci sia stata unโ€™associazione, qualcosa e qualcuno che ha spinto insistentemente in quella direzioneโ€, ragiona il relatore al Dl ambientale Alberto Bratti (Pd), annunciando che li stralcerร  dal collegato ambientale. Ma ormai la frittata (o il favore) รจ fatto: con la fiducia si dirร  โ€œsรฌโ€ a tutto il pacchetto, โ€œspolpa Concordiaโ€ compreso.