L’attacco è diretto. Frontale. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Rodolfo Sabelli, nel suo discorso per il congresso dell’organo di rappresentanza delle toghe, dipana con tono serio e composto i problemi del momento. Sul banco degli imputati, l’azione del Governo di Matteo Renzi, reo di condurre una lotta timida alla corruzione e alla mafia, e di utilizzare le intercettazioni solo per alzare il tono del dibattito. E, in tutto questo, l’esecutivo, dice Sabelli, preferisce condurre battaglie contro le toghe. “La tensione fra politica e magistratura – ha detto il presidente dell’Anm – legata per anni a vicende giudiziarie individuali, ha finito con l’offrire di sè un’immagine drammatica ma, in realtà, semplificata. Oggi quei rapporti sono restituiti a una dinamica meno accesa nella forma ma più complessa”. Insomma, dopo Silvio Berlusconi, con Renzi i rapporti sono ancora più complessi. Il riferimento è alle polemiche che ci sono state tra il premier e il sindacato delle toghe sulle riforme del governo che hanno riguardato lo status dei magistrati (dal taglio delle ferie alla nuova disciplina sulla responsabilità civile). Ovviamente, non si è fatta attendere la replica della politica. A cominciare dal Pd e dal responsabile Giustizia del partito, David Ermini, il quale precisa che “ad oggi né il governo né il Parlamento hanno messo mano al sistema delle intercettazioni, non è stata toccata nessuna delle attuali competenze degli organi inquirenti o di quelli giudicanti”. Se la linea dem è di mediazione, non è così per la Lega di Matteo Salvini: “se qualcuno lavorasse di più, la gente sarebbe più contenta. L’Anm guardi prima in casa propria”.
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