Se in Italia il governo Meloni ha fatto la mossa (o la finta) di lanciare un segnale al governo di Benjamin Netanyahu con la sospensione del memorandum di difesa con Israele, nel tentativo di recuperare consenso presso un’opinione pubblica sempre più critica verso le guerre di Washington e di Tel Aviv, in Europa mostra il suo vero volto e vanifica anche la sospensione di quel memorandum decisa a Roma con il suo no allo stop all’accordo Ue-Israele.
Accordo Ue-Israele, smascherato il bluff di Meloni. No di Roma e Berlino alla revoca
Ieri si è tenuto il Consiglio Affari Esteri, sul tavolo la proposta dello stop all’accordo Ue-Israele ma questa, come ha annunciato lo stesso ministro Antonio Tajani, “è stata definitivamente accantonata”. “Si parlerà l’11 maggio alla prossima riunione dei ministri di altre iniziative che si possono fare e valuteremo”, ha detto il vicepremier azzurro. “In Italia abbiamo sospeso la conferma automatica del memorandum sulla difesa con Israele, le pressioni le stiamo facendo, ma devono essere pressioni sul governo, non sulla popolazione civile. Abbiamo una posizione diversa dalla Spagna, perché la loro non ci sembra la via giusta. La nostra posizione è identica alla Germania”.
E ancora. L’Italia, ha ribadito Tajani, “è favorevole a più sanzioni contro i coloni violenti e contro qualsiasi acquisizione in Libano e Cisgiordania”. In linea perfetta con Berlino. “Consideriamo” la sospensione dell’accordo Ue-Israele “inappropriata”, ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul. Dunque Italia e Germania continuano a fare muro. Nulla è cambiato.
La resa
“Alcuni Stati membri hanno proposto una sospensione totale o parziale dell’accordo di associazione dell’Ue e restrizioni al commercio proveniente dagli insediamenti: a causa della mancanza di un sostegno unanime, tali proposte non sono state approvate. Si prevede che le discussioni proseguiranno. Per le misure già all’esame che richiedono la maggioranza qualificata serve un cambiamento di posizione da parte degli Stati membri, che oggi non abbiamo visto”, ha detto l’Alta rappresentante Ue, Kaja Kallas.
La sospensione dell’accordo era stata rilanciata da Spagna, Irlanda e Slovenia. Se un blocco totale della partnership – che avrebbe richiesto l’unanimità dei Ventisette – appariva fuori portata, sul tavolo restavano “altre misure, alcune adottabili a maggioranza qualificata”, come aveva spiegato Kallas, lasciando aperta la porta a una strategia graduale per “aumentare la pressione su Israele”. Tra le opzioni lo stop a segmenti degli scambi commerciali, a partire dai prodotti degli insediamenti: una mossa che, a suo modo, segnerebbe una svolta nell’approccio europeo verso il governo di Netanyahu, inviando un segnale anche a Donald Trump. Ma nulla di tutto questo ieri è stato possibile discutere.
La linea dura della Spagna (e non solo)
“L’Europa dovrebbe prestare attenzione alla nostra richiesta”, ha ribadito il responsabile della diplomazia spagnola, José Manuel Albares, chiamando i Ventisette a raccolta per congelare l’intesa – istanza avanzata nei giorni scorsi dal premier Pedro Sanchez in una lettera congiunta firmata insieme agli omologhi di Dublino e Lubiana – alla luce delle violazioni dei diritti umani a Gaza e in Libano e dell’introduzione della pena di morte da parte della Knesset per gli atti di terrorismo.
“In gioco c’è ciò che siamo come Europa, una potenza di pace e di diritti”, ha insistito Albares, sollecitando l’Ue a “fare tutto il possibile”. La linea dura trova aperture anche a Parigi, Stoccolma e L’Aja. Ma il muro di Berlino e Roma è stato decisivo, appunto, tanto che la questione è stata del tutto per ora accantonata.
Il bluff di Meloni
“Le parole di Tajani contro la sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele dimostrano che il governo Meloni continua a stare saldamente e convintamente dalla parte del criminale di guerra genocida Netanyahu, smascherando il bluff della premier. Questo non fa che accrescere i nostri dubbi sui reali termini della decisione relativa al memorandum di cooperazione militare bilaterale, che secondo diverse fonti non sarebbe stata una denuncia definitiva dell’accordo e che comunque non avrà impatto sugli accordi in essere in ambito bellico-industriale – pensiamo al supporto logistico di Leonardo su mezzi militari dell’Idf o all’acquisto di droni, radar e satelliti israeliani da parte delle nostre forze armate – o per quanto riguarda esercitazioni congiunte, consultazioni dei vertici militari, scambi di intelligence, e cybersicurezza”, hanno dichiarato i parlamentari M5S.