Sedici adolescenti su cento in Campania riconoscono in sé almeno sei dei nove segnali con cui si misura l’uso problematico dei social, compreso lo schermo usato per scappare da sentimenti negativi. È il 16,4 per cento dell’elaborazione che Openpolis e Con i Bambini hanno pubblicato sui dati della sorveglianza Hbsc, lo studio dell’Istituto superiore di sanità per l’Organizzazione mondiale della sanità sui comportamenti di salute dei ragazzi in età scolare. In Valle d’Aosta sono il 9,5. Tutte le regioni del Mezzogiorno stanno fra le prime otto e la mappa ricalca una geografia che l’Italia conosce a memoria.
Il dato viene dalla rilevazione del 2022, l’ultima disponibile prima di quella del 2026, e a livello nazionale l’Iss conta a rischio il 13,5 per cento degli adolescenti, con le ragazze al 16,9 e i ragazzi al 10,3 e un picco a 13 anni, e registra una prevalenza più alta nelle famiglie meno agiate pur avvertendo che lo status economico sembra pesare poco. Precisazione noiosa. Ed è proprio quella che il dibattito sui divieti salta a pie’ pari.
Adolescenti & Social: una mappa con un indirizzo
Lo stesso dossier di Openpolis cita un policy brief del 2025 dell’ufficio europeo dell’Oms: gli effetti dipendono da chi usa la tecnologia e da cosa incontra, da quando, perché e quanto la usa, e il disagio corre nei due sensi perché chi sta male cerca lo schermo e lo schermo usato in modo compulsivo peggiora chi sta male. Sono le relazioni difficili e le famiglie in conflitto che possono spingere verso l’uso più dannoso. Insomma, il telefono è la parte del problema che si vede da lontano.
Ottanta milioni e un divieto che aspetta l’Europa
Il governo ha scelto l’imputato più comodo. Il disegno di legge targato FdI sulla tutela dei minori nella dimensione digitale, presentato al Senato il 13 maggio 2024 dalla senatrice Lavinia Mennuni (FdI), a fine agosto giaceva ancora a Palazzo Madama senza un orizzonte, come ha scritto L’Espresso, in attesa dell’Europa, fino a settembre. Intanto, secondo le anticipazioni di Avvenire a maggio, l’esecutivo ipotizza un testo suo con il controllo parentale obbligatorio sui dispositivi. Si discute di età minima per i social proprio lì dove la mappa chiederebbe psicologi e neuropsichiatri infantili.
La cura viaggia con un altro passo. La legge di bilancio ha messo 80 milioni per il 2026 sul Piano di azioni nazionale per la salute mentale 2025-2030, approvato in Conferenza unificata il 29 dicembre 2025 quasi tredici anni dopo il precedente: meno di sei euro ogni diecimila di un Fondo sanitario nazionale da circa 143 miliardi. A fine luglio il ministro della Salute Orazio Schillaci parlava di «emergenza silenziosa» e secondo Quotidiano Sanità dava per vicino il decreto che ripartisce quei soldi fra le Regioni. Il 15 settembre la giunta del Piemonte rinviava ancora alle risorse “che saranno erogate” da un decreto ministeriale in preparazione, e così otto mesi e mezzo dopo la legge di bilancio l’emergenza silenziosa è rimasta silenziosa anche nei conti.
Il Rapporto sulla salute mentale del ministero conta 845.516 persone assistite nel 2024 e 272.497 al primo contatto, e secondo Openpolis quasi il 28 per cento dei nuovi pazienti ha fra 18 e 35 anni, con un tasso di 94 ogni 10.000 abitanti fra i 18 e i 24 anni. Sono i ragazzi della mappa di ieri, qualche anno dopo. Fra i 14 e i 19 anni l’indice di salute mentale dell’Istat elaborato da Openpolis è sceso da 73,9 a 70,3 fra il 2020 e il 2021 ed era a 72 nel 2025, ancora sotto i livelli di prima della pandemia.
Vietare costa meno che curare, e soprattutto si annuncia prima. In Campania quel 16,4 per cento aspetta servizi pagati da un decreto che a metà settembre era ancora in preparazione, mentre a Roma si misura l’età minima per aprire un profilo sui social.