Al mondiale di Ciclismo l’Italia ha il suo Garibaldi. Dopo Rio c’è Doha, Viviani vuole fare l’eroe dei due mondi

di Stefano Iannaccone
Sport

Tra le dune, oggi, spunterà una freccia. L’uomo più veloce e scaltro che saprà mettere le ruote davanti agli avversari, dimostrandosi più forte delle avversità nell’inedita corsa “desertica”. Gli appassionati italiani sperano che la freccia sia di azzurro vestita. Perché la Nazionale schiera come capitano del Mondiale di ciclismo in Qatar l’olimpionico, Elia Viviani, che a 27 anni coltiva un sogno: diventare l’eroe dei due mondi del ciclismo. Dopo il trionfo su pista all’Olimpiade di Rio 2016, quando ha preceduto sprinter più quotati nella disciplina dell’omnium, il velocista veronese vuole fare il grande bis alla competizione iridata, che questa si muove ai margini del deserto a Doha, in Qatar. Dalle insidie della pista a quelle di una strada sconosciuta.

STRADA IN SALITA
Il cammino di Viviani è tutta in salita, seppure in maniera metaforica: il percorso per il titolo è infatti tutto pianeggiante, privo di reali asperità tanto da aver attirato molte critiche. Una corsa del genere dovrebbe premiare le qualità di corridori più completi. Ma i fiumi di denaro arabi hanno ormai indondato anche il ciclismo, come insegna la nascita del Bahrain Cycling Team che ha ingaggiato Vincenzo Nibali. Quindi, con tutte le incognite del caso, il gruppo dovrà combattere contro uno scenario quasi inevitabile: l’arrivo in volata. Il rischio calcolato dagli organizzatori è quello di uno spettacolo ridotto, con l’attenzione tutta concentrata nella fase finale. Un po’ come è accaduto nel 2002 a Zolder, quando però l’Italia schierava Mario Cipollini, che in quell’occasione era l’uomo da battere. E fu lui a superare la linea del traguardo per primo, portando a casa la maglia di campione del mondo. A Doha, invece, Viviani sarà uno dei possibili outisder, con il peso della corsa tutto sulle spalle, o meglio sulle gambe, della Germania. I tedeschi contano sui due più grandi favoriti Marcel Kittel e André Greipel, a cui si aggiunge il terzo incomodo John Degenkolb, che comunque sembra costretto al ruolo di gregario. E non bisogna trascurare il britannico Mark Cavendish, proprio il grande sconfitto sulla pista di Rio 2016. La voglia di riscatto può andare oltre qualche problema fisico incontrato nella marcia di avvicinamento alla competizione iridata.

SORPRESA
L’Italia può puntare così a sparigliare le carte con qualche colpo di scena, che potrebbe favorire proprio Viviani, molto abile a interpretare la tattica della corsa. Proprio la duttilità è uno degli elementi che incoraggia il commissario tecnico degli azzurri, Davide Cassani. Ma il campione olimpico su pista non sarà l’unico capitano: al suo fianco avrà libertà d’azione Giacomo Nizzolo. “Sono due velocisti abituati a tirare le volate”, ha spiegato il ct, lasciando intendere la possibile interscambiabilità dei ruoli. Una strategia utile anche per motivare l’altra ruota veloce dei convocati italiani. Ma, in fondo, la punta resta Viviani. Perché ha dentro di sé quella motivazione in più che potrebbe iscriverlo, nel giro di pochi mesi, nella storia del ciclismo italiano in maniera indelebile.