Ammonta a 165,34 miliardi di euro. La cifra che gli italiani hanno bruciato nell’azzardo nel 2025, il 7,3% del Pil, più dei 138,6 miliardi del Fondo sanitario nazionale. 3.284 euro a testa per ogni maggiorenne. Il quarto Libro nero dell’azzardo, presentato il 27 maggio da Cgil, Federconsumatori e Fondazione Isscon, ha un sottotitolo che è già una tesi: “Lo Stato perdente”.
A perdere sono in tre, e due lo ignorano. Le perdite dei giocatori sfiorano i 22 miliardi, una manovra intera, il 2% dei redditi degli italiani, oltre il 4% nelle fasce più deboli. In un Paese dove i salari reali sono arretrati dell’8,9% in pochi anni, l’azzardo è quel che il report chiama “tassa sulla povertà”: cresce col bisogno, vende l’illusione di risolvere tutto in un colpo. Del resto colpisce di più chi ha meno: dei 17,1 milioni di conti online attivi, l’84% ha chiuso il 2025 in rosso.
Perde lo Stato, che pure incassa. Le entrate erariali valgono 11,4 miliardi, il 6,9% della raccolta, in calo costante: nel 2006 l’erario prendeva oltre il 19%. Ormai i concessionari, che fatturano 10,4 miliardi, sfiorano il sorpasso. Ma il conto vero è quello che nessuno tiene: costi sanitari, famiglie impoverite, usura, Comuni e Regioni a tamponare. E poi c’è il filo nero tra azzardo legale e illegale: il report stima in 39 miliardi il sommerso e tra i 21 e i 23 miliardi la quota di giocato online legale agganciata alle mafie. Lo Stato perde anche quando vince.
Chi vince sempre
Chi vince, vince sempre. Tra il 2020 e il 2024 gli utili dei maggiori operatori sono cresciuti del 165% in termini reali. E mentre il fisico cala (-1,3% sul 2024), l’online esplode: 100,88 miliardi, +9,5% in un anno, +221% sul 2018, ormai il 61% del mercato. Le piattaforme costano poco, restituiscono di più, raggiungono chiunque dallo smartphone: crescita ininterrotta in tutte e venti le Regioni.
C’è un dato che inchioda più di ogni discorso. La classifica dei Comuni per giocato online pro capite è guidata da Patti, nel Messinese, con 7.715 euro a testa, e da Isernia, primo capoluogo con 6.307 euro. Tra i cento Comuni a maggiore intensità ricorrono nomi di paesi coi consigli sciolti per mafia. La correlazione, scrivono i curatori, è “diretta e documentata”.
Cosa fa lo Stato?
Lo Stato che cosa fa? Il contrario. La legge di bilancio 2025 ha soppresso l’Osservatorio per il contrasto del gioco d’azzardo e il Fondo Gap per il gioco patologico. Il decreto legislativo 41 del 2024 ha reintrodotto, sotto l’etichetta del “gioco sicuro e responsabile”, la pubblicità dell’azzardo, smantellando di fatto il divieto del decreto Dignità. Il 5 marzo 2025 la VII Commissione del Senato ha approvato una risoluzione che impegna il Governo a valutare l’abolizione del divieto residuo, per riaprire alle sponsorizzazioni nel calcio. Qualcuno dovrebbe spiegare perché si scelga di difendere come prevenzione una pubblicità che le evidenze indicano come fattore scatenante della dipendenza.
E c’è il pezzo grosso ancora da scrivere. Entro il 29 agosto 2026, su delega della legge 111 del 2023, il governo deve riordinare la rete fisica. Le bozze circolate cancellano le distanze dai luoghi sensibili, gli orari, i poteri dei Comuni: l’argine lo sta abbassando proprio chi dovrebbe alzarlo. La Manovra, intanto, ha prorogato le concessioni e reso permanente la quarta estrazione settimanale di Lotto e Superenalotto, quella nata per l’alluvione dell’Emilia-Romagna. In nome della solidarietà.
I curatori chiedono il ripristino del divieto di pubblicità, la trasparenza dei dati comunali ancora negati, un bilancio sociale dell’azzardo, una tassa sugli extraprofitti da girare alla sanità: la lista esatta di ciò che il governo non fa. La nuova normativa, scrivono, corrisponde “pienamente ai desiderata dei vincenti”. Lo Stato perde, i cittadini perdono. Che poi, ricorda il report, dovrebbero essere la stessa cosa.