Azzardo, record nei piccoli comuni: nel 2025 34,7 miliardi giocati in 3.146 centri tra i 2mila e i 10mila abitanti

Da Baia e Latina ai 113 comuni fuori scala: l'online esplode, il governo proroga concessioni e intanto cerca di tenere nascosti i dati

Azzardo, record nei piccoli comuni: nel 2025 34,7 miliardi giocati in 3.146 centri tra i 2mila e i 10mila abitanti

Centoduemila euro a testa, contando solo chi ha fra 18 e 74 anni: tanto si è giocato online nel 2025 a Baia e Latina, comune di duemila anime in provincia di Caserta, quasi 150 milioni in tutto e il 96 per cento sul betting exchange, la forma di azzardo in cui i giocatori tengono il banco, rende poco al fisco e viene indicata da più parti come lo strumento perfetto per il riciclaggio. Il record sta in “Non così piccoli“, la terza edizione del rapporto di Cgil, Federconsumatori e Fondazione Isscon sui 3.146 comuni fra 2mila e 10mila abitanti, dove l’anno scorso sono passati 34,7 miliardi di giocate e se ne sono persi 4,6. E Baia e Latina è in buona compagnia: sono 113 i piccoli comuni in cui l’online pro capite supera il doppio della media nazionale.

Il resto del Paese, dove secondo i numeri riportati da Collettiva l’online vale in media 2.365 euro per ogni adulto contro i 2.066 dei piccoli comuni, gioca perfino di più. Nel 2025 in Italia si sono giocati 165,34 miliardi, l’online ha superato i 100 miliardi con un balzo del 9,5 per cento in un anno e, secondo il Libro nero dell’azzardo presentato a maggio dalle stesse organizzazioni, gli utili delle grandi imprese del settore sono cresciuti del 165 per cento in cinque anni mentre le entrate dello Stato, 11,4 miliardi, scendono. I ricercatori chiedono di seguire il denaro. Il governo di Giorgia Meloni, in quasi quattro anni, ha preferito seguire i concessionari.

Assist dalla politica

Si comincia dall’online, dove i soldi corrono di più. Con il decreto legislativo 41 del 2024 la licenza è passata da 200mila euro a 7 milioni, e alla fine le concessioni assegnate dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli sono state 52, a 46 operatori: un’analisi pubblicata da Agimeg già nel 2025 avvertiva che quel meccanismo concentrava il mercato nelle mani dei grandi gruppi, insomma una selezione all’ingresso fatta a misura di chi il banco lo tiene già. E intanto le concessioni del gioco fisico sono state prorogate ancora, fino al 31 dicembre 2026.

Sulla pubblicità ci hanno provato apertamente. Come ha scritto ItaliaOggi, a dicembre 2024 la prima bozza del decreto cultura conteneva l’allentamento del divieto fissato dal decreto Dignità nel 2018, poi sparito dal testo approvato in Consiglio dei ministri. Il ministro per lo Sport Andrea Abodi continua a definire il tema «ineludibile», con il calcio di Serie A in fila a battere cassa perché rivuole i marchi delle scommesse sulle maglie: la cura della ludopatia può aspettare, gli sponsor evidentemente no.

I sindaci al buio

Sulla rete fisica è andata perfino peggio. A fine ottobre 2024 il ministero dell’Economia ha presentato a Regioni e Comuni un riordino che quasi annullava il distanziometro, la distanza minima fra le sale slot e i luoghi sensibili, e riduceva quei luoghi a due. Gli enti locali hanno fatto muro e la delega è scaduta il 29 agosto 2026 senza decreto, mentre come ha scritto il Sole 24 Ore gli 80 milioni destinati a Regioni e Comuni dalla legge di bilancio 2026 sono stati recuperati dai tecnici.

Chi amministra un paese di cinquemila abitanti e vuole capire quanto si gioca nelle sue strade, del resto, deve arrangiarsi da solo. Nel 2025, denuncia Federconsumatori, l’Agenzia dei monopoli ha esteso lo stop alla pubblicazione dei dati online a tutti i comuni sotto i 10mila abitanti, l’85 per cento del totale, e la seconda edizione del rapporto è uscita solo grazie a un’interrogazione parlamentare di due deputati. A Baia e Latina i ricercatori chiedono da dove arrivino quei soldi, e il governo ha risposto spegnendo la luce proprio sui comuni in cui quella domanda andrebbe fatta. Il banco ringrazia.