Quattro pagine, intestate Resolution No 2026/3 e classificate «sensibili ma non riservate». Tanto è bastato al Board of Peace, l’organismo che Donald Trump ha creato per governare Gaza, per scriversi addosso un’immunità che nessun tribunale potrà toccare. La bozza l’ha ottenuta il Guardian il 27 giugno, firmata dai cronisti Cate Brown e Aram Roston. Un Consiglio per la pace che blinda se stesso: la prima cosa che fa, prima ancora di rimettere in piedi una casa.
L’immunità copre tutti. Membri del Board, Ufficio dell’Alto rappresentante, tecnici palestinesi reclutati, forze militari internazionali, contractor stranieri. Il testo li sottrae a «qualsiasi arresto, detenzione o procedimento legale presso i tribunali o altre entità a Gaza». Trump, da presidente, può revocare la protezione a un singolo, ma solo col voto della maggioranza dell’esecutivo a sette: dentro ci sono il genero Jared Kushner, l’inviato Steve Witkoff, la capa di gabinetto Susie Wiles e il segretario di Stato Marco Rubio. Sei avvocati hanno letto la bozza per il Guardian e ignorano come verrebbe giudicato un contractor che spara.
C’è di più, e riguarda la terra. Il documento prevede che al Board vengano forniti «gratuitamente» edifici e strutture pubbliche. Chi li consegni, e con quale titolo, non è scritto. Noura Erakat, docente di diritto internazionale alla Rutgers University, lo riassume così: «Stanno creando un sistema legale a sé stante». Omar Shakir, direttore dell’ong Dawn, parla di una pagina presa dal manuale dell’occupazione israeliana, col rischio di complicità e perfino di «perpetrazione diretta di gravi abusi». Una clausola, la settima, intitolata «Responsabilità verso terzi», affida allo stesso Board il giudizio sui risarcimenti per morti, ferite e danni alle proprietà.
Il vuoto e il precedente
Manca uno status of forces agreement, l’accordo che fissa lo status giuridico delle forze straniere. In Iraq e Afghanistanc’era, qui no. Il Board agisce nel vuoto, e quel vuoto, in quei due Paesi, ha prodotto gli abusi dei contractor di Blackwatere KBR. L’esecutivo a sette non ha un solo palestinese. L’alto rappresentante Nickolay Mladenov, diplomatico bulgaro, ha incontrato al Cairo gli amministratori palestinesi senza mostrare loro la risoluzione, che entrerà in vigore appena lui la firma. Il mandato Onu copre Gaza fino al 31 dicembre 2027. Kushner, intanto, descrive una Striscia di resort di lusso e hub commerciali.
Tutto questo mentre il 23 giugno la commissione d’inchiesta dell’Onu, guidata da Srinivasan Muralidhar, ha stabilito che Israele colpisce deliberatamente i bambini palestinesi, e che è genocidio: quasi il 30% delle vittime sono minori, su oltre 70.000 morti. Si ricostruisce sopra una scena del crimine. La relatrice speciale Francesca Albanese lo ripete da mesi: il Board è «una farsa», un «progetto di immobiliaristi» che chiama pace l’usurpazione.
Il silenzio di Roma
E l’Italia? Il via libera all’intero impianto era arrivato dalla risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza, 17 novembre 2025. Il 17 febbraio il ministro Antonio Tajani è andato in aula a difendere la presenza italiana da «osservatore», invocando l’articolo 11 della Costituzione, quello che ripudia la guerra. La maggioranza ha incassato il mandato con 183 voti contro 122. Due giorni dopo Tajani era a Washington, alla prima riunione del Board. Elly Schlein (Pd) parlò di un governo «incapace di dire no a Trump», Carlo Calenda (Azione) di «pagina nera».
Da allora, sull’immunità messa nero su bianco, da Palazzo Chigi e dalla Farnesina non è arrivata una parola. Lo stesso governo che ha piegato la Costituzione per sedersi al tavolo ora tace. Un’immunità si scrive prima del primo contratto, e qualcuno, a Roma, ha deciso di farsene garante. In silenzio.