Bonus e mance in vista del voto: la Manovra elettorale prende forma

Prende forma la Manovra elettorale, l'ultima del governo Meloni. Tra bonus e mance, l'obiettivo delle destre è incassare consensi.

Bonus e mance in vista del voto: la Manovra elettorale prende forma

L’obiettivo primario della Manovra è andare all’incasso. Non economico, ma elettorale. Le ultime limature prima del Consiglio dei ministri che oggi varerà la legge di Bilancio servono per provare a ingrossare quanto più possibile il capitolo relativo alle misure che possono avere un ritorno alle urne. Bonus e sostegni con impatto immediato e diretto, insomma. Il nuovo vertice di ieri sulla Manovra, arrivato quando il negoziato con l’Ue sulla flessibilità era sul punto di essere chiuso, è servito per fare il punto e definire le ultime misure di una legge di Bilancio da 23,5 miliardi.

Al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è spettato il solito ruolo di guardiano dei conti, pronto a stringere i cordoni della borsa e dire no alle tantissime richieste, ben sopra le disponibilità, come ammette lo stesso responsabile del Mef. La Manovra resta comunque povera, tanto che pure le Regioni – persino quelle di centrodestra – esprimono dubbi e spingono per una maggiore flessibilità.

Le misure della Manovra: dai bonus agli spot elettorali sulle pensioni

Partiamo dalle voci in entrata: il contributo di banche e assicurazioni scenderebbe da 5 a 4,5 miliardi. Poi, le voci in uscita. Nella maggioranza c’è condivisione totale sulla mini Irpef per i giovani: per gli under 30, fino a un determinato livello di reddito, dovrebbe essere prevista una tassazione ridotta. Nulla da fare, invece, per il taglio dell’Irpef al ceto medio: la seconda aliquota non salirà a 60mila e neanche a 55mila euro. Restando in tema di busta paga, dovrebbero esserci sia la flat tax al 5% sui redditi dei neo-assunti che la conferma del prelievo al 5% sugli aumenti da rinnovi contrattuali.

Si punta poi a introdurre la detassazione al 15% o al 10% delle tredicesime per i redditi più bassi mentre si punta alla super deduzione fiscale al 140% per i giovani e fino al 180% per le madri lavoratrici. Ancora in corso di valutazione, invece, la richiesta della Lega di estendere la flat tax che potrebbe arrivare fino a 100mila euro ma con obbligo di rendicontazione Iva. Ma dal Carroccio arriva soprattutto un’altra richiesta, fondamentale in chiave elettorale: Matteo Salvini vuole a tutti i costi i costi la nuova Quota 100. Ovvero la pensione anticipata per chi ha 64 anni di età e 36 di contributi per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996. Una misura fondamentale per non perdere la faccia dopo anni di promesse sull’abolizione della legge Fornero che sono poi state regolarmente smentite dai fatti. Per il momento, però, il governo vorrebbe limitarsi a introdurre un fondo ad hoc da un miliardo, per poi valutare solamente a gennaio. La Manovra, quindi, si limiterebbe a stanziare le risorse per il prossimo anno, ma non definisce come verranno utilizzate, considerando che parte degli alleati punta maggiormente sull’aumento delle pensioni minime.

In bilico ci sono ancora i bonus edilizi, che rischiano di scendere al 36% dal prossimo anno se la trattativa con l’Ue sul tema non avesse esito positivo. Probabile, invece, la proroga del bonus elettrodomestici per il prossimo anno. Limitato invece l’investimento nella spesa sanitaria (si parla in totale di 2,4 miliardi), mentre dovrebbe arrivare la card per gli anziani (over 75) tra i 300 e i 500 euro per le spese mediche non coperte dal Servizio sanitario nazionale.

Sempre in ottica elettorale, una volta capito che l’esenzione del bollo auto rischia di avere effetti limitati a meno della metà dei veicoli, il governo vorrebbe estenderlo ai van familiari per le famiglie numerose: l’esenzione varrebbe fino a 133 Kw di potenza (invece degli attuali 80) per i nuclei con almeno quattro figli e per veicoli da sei a nove posti. Nel calderone della Manovra rientra anche il capitolo dell’ex Ilva: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha assicurato ai sindacati che in questo quadro rimane l’impegno del governo per le misure di sostegno al reddito, le incentivazioni all’esodo e gli investimenti nell’area di Taranto. Nella Manovra, insomma, i bonus diventano protagonisti, come denuncia Azione. Mentre il Pd, con Arturo Scotto, parla di una legge di Bilancio “striminzita, piena di mance corporative e senza alcuno slancio sull’emergenza salariale”.