Budapest chiude con l’era Orbàn e manda a casa il presidente

Budapest chiude con l'era Orban. Votato in Parlamento un emendamento costituzionale che sancisce la fine dell'incarico di Sulyok

Budapest chiude con l’era Orbàn e manda a casa il presidente

Budapest volta decisamente pagina e chiude con l’era Orban. La maggioranza di due terzi del partito Tisza, nel Parlamento ungherese, ha approvato l’emendamento costituzionale, proposto dal governo, che sancisce la cessazione dell’incarico dell’attuale presidente della Repubblica Tamas Sulyok. I deputati dell’opposizione di Fidesz di Orban, in segno di protesta contro “l’arbitrio”, sono usciti dall’aula, e non hanno partecipato al voto.

Budapest chiude con l’era Orbàn e manda a casa il presidente

L’emendamento, oltre la destituzione del capo dello stato stabilisce un limite di 12 anni per i mandati dei deputati, un limite di età di 70 anni per i giudici della Corte costituzionale, cambiando così la composizione della Corte, e l’istituzione di un Ufficio di recupero e protezione del patrimonio pubblico, con lo scopo di recuperare “i miliardi rubati dagli oligarchi del regime corrotto di Orban”. Paradossalmente, l’emendamento, per entrare in vigore, deve essere firmato dal presidente Sulyok stesso che ha cinque giorni per farlo. In caso rifiutasse di firmarlo, il governo, ha precisato il premier, inizierà subito il procedimento di destituzione del Presidente per demerito, previsto nella Costituzione attuale.

Braccio di ferro

Prima, Peter Magyar ha invitato più volte il presidente Sulyok a dare le dimissioni, ma senza successo. L’emendamento, ha precisato ancora il premier Magyar, è una misura transitoria, necessaria per avviare lo smantellamento del regime istituito da Orban, e una nuova Costituzione sarà adottata dopo una larga consultazione pubblica probabilmente l’anno prossimo. Il voto è arrivato al termine di un lungo braccio di ferro tra il neo primo ministro e il capo dello Stato, tra i fedelissimi di Orban.

Burattini politici

“Il Parlamento voterà oggi sul 17° emendamento alla Legge fondamentale. La decisione odierna rappresenta una tappa fondamentale nello smantellamento della mafia politica ed economica di Orbán. In primo luogo, apre la strada alla creazione dell’Ufficio nazionale per il recupero e la tutela dei beni. In secondo luogo, pone fine alla possibilità di un monopolio politico che dura da decenni. In terzo luogo, sulla base del mandato democratico del popolo ungherese, può avere inizio la sostituzione dei burattini politici di Orbán”, aveva scritto su X alla vigilia del voto Magyar.

Il vento è cambiato

A conferma che il vento in Ungheria è cambiato c’è la decisione arrivata qualche giorno fa della Commissione europea di rendere l’Ungheria partecipe alla Procura europea (Eppo). Con tale decisione, ha spiegato l’esecutivo Ue in una nota, l’Ungheria diventerà il 25imo Stato membro ad aderire all’Eppo, a testimonianza del suo rinnovato impegno a ripristinare lo Stato di diritto nel Paese. La Procura europea avrà ora una presenza permanente in Ungheria per proteggere i fondi europei dalla criminalità finanziaria.