Caso Lavitola, Ranucci al contrattacco: “Basta fango”. E partono le querele. Intanto, in 51mila raccolgono l’invito della redazione e guardano su RaiPlay la replica sospesa

Ranucci al contrattacco. Intanto FdI accusa Report di aver fatto sparire l'inchiesta sulla mascherine cinesi. La replica del conduttore

Caso Lavitola, Ranucci al contrattacco: “Basta fango”. E partono le querele. Intanto, in 51mila raccolgono l’invito della redazione e guardano su RaiPlay la replica sospesa

Dopo giorni di sospetti, illazioni e ricostruzioni costruite più sui retroscena che sui fatti, Sigfrido Ranucci passa al contrattacco. Il conduttore di Report ha presentato, attraverso il suo legale Roberto De Vita, una denuncia-querela per diffamazione pluriaggravata contro chi, in queste settimane, ha alimentato la tesi del “finto attentato”, trasformando – come scrive l’avvocato – “la vittima del grave attentato nel suo presunto beneficiario”. Una narrazione che, secondo la difesa, ha provocato conseguenze “di inaudita gravità” sul piano umano e professionale.

Una redazione compatta con il conduttore

Ma non è tutto. Ranucci, insieme ai giornalisti Daniele Autieri, Giorgio Mottola, Paolo Mondani, Giulio Valesini, Luca Chianca e ad altri componenti della redazione, ha denunciato anche la rivelazione del segreto investigativo, dopo la pubblicazione di intercettazioni, verbali e atti coperti da segreto d’indagine. La querela, precisano i legali, non è rivolta ai giornalisti che hanno pubblicato le notizie, bensì a chi quegli atti li avrebbe fatti uscire violando il segreto istruttorio.

Una mobilitazione senza precedenti

La sospensione delle repliche estive di Report, decisa dalla Rai in attesa che si chiariscano i contorni dell’inchiesta sull’attentato dinamitardo del 16 ottobre scorso, ha provocato infatti una mobilitazione senza precedenti. La redazione aveva chiesto ai telespettatori di compensare il vuoto lasciato dal palinsesto collegandosi domenica sera su RaiPlay all’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi che sarebbe dovuta andare in onda su Rai3. La risposta è stata enorme.

Dalle 21.15, l’orario previsto per la trasmissione televisiva, oltre 51 mila persone hanno aperto RaiPlay per guardare l’inchiesta. Un dato che, come sottolinea la stessa redazione, vale dieci volte la media delle visualizzazioni registrate nei giorni precedenti. Sui social è partita una vera mobilitazione spontanea: migliaia di selfie davanti allo schermo, centinaia di storie Instagram, post su Facebook e X, fino a portare #GiùLeManiDaReport tra gli argomenti più discussi della serata.

Un risultato che pesa anche sul piano interno. Perché dimostra come la redazione sia stata protagonista della mobilitazione e non certo un soggetto ostile a Ranucci, come qualcuno aveva provato a raccontare negli ultimi giorni. Al contrario: era stata proprio la squadra di Report a lanciare l’appello, a organizzare il tam tam sui social e a rivendicare pubblicamente il sostegno ricevuto dal pubblico attraverso account e social personali, visto che i profili Rai della trasmissione sono bloccati. Una smentita nei fatti a chi aveva descritto un programma ormai spaccato.

Intanto s’indaga sugli accessi in Rai di Lavitola

Intanto le indagini sull’attentato proseguono. Gli investigatori stanno verificando anche le presenze di Valter Lavitola negli uffici di Report negli ultimi anni e analizzano le numerose dichiarazioni rilasciate dall’imprenditore nelle ultime settimane, per capire se possano rappresentare tentativi di depistaggio o messaggi indirizzati a qualcuno.

Come se non bastasse, da Fratelli d’Italia arriva l’ennesimo affondo contro la trasmissione. Stavolta nel mirino finisce una vecchia puntata dedicata agli acquisti di mascherine durante la pandemia. Alcuni parlamentari del partito hanno annunciato un’interrogazione sostenendo che un’inchiesta sarebbe “sparita” da RaiPlay.

La brutta figura di FdI sull’inchiesta (mai) sparita da RaiPlay

Ranucci ha replicato punto per punto. Nessuna censura, spiega. La puntata “La commessa cinese” è ancora disponibile sul sito di Report nella sua versione integrale scritta. Il video, invece, non è più online semplicemente perché conteneva immagini acquistate da una società cinese con diritti di utilizzo limitati a cinque anni, ormai scaduti. Tanto che le altre inchieste sulle mascherine e sulla gestione del Covid sono ancora perfettamente visibili. Un chiarimento tecnico che smonta l’ennesima polemica politica. Ma che, con ogni probabilità, non sarà sufficiente a fermare una campagna che, da settimane, sembra avere ormai un bersaglio fisso: Report e il suo conduttore.