La foto di rito scattata a Napoli con i quattro leader progressisti – Giuseppe Conte del M5S, Elly Schlein per il Pd, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni per Avs – appare sbiadita. Le tensioni sul riarmo non accennano a diminuire e vengono alimentate dalle divisioni interne al Pd, dove la segretaria, stretta tra le pressioni dei riformisti, fatica a imporre una linea univoca. Schlein non ha ancora commentato le parole pronunciate da Conte a Napoli, secondo cui “stanno costruendo una minaccia russa per convincerci ad armarci fino ai denti”. Secondo il Corriere della Sera, la segretaria dem ne avrebbe “dette quattro” al leader pentastellato in privato. A smentire sono state fonti del M5S, che hanno liquidato il retroscena come un tentativo di “dividere il fronte”. Il chiarimento non basta però a sciogliere la tensione.
Campo sempre più minato sul riarmo. Ma i 5 Stelle non arretrano di un millimetro
A manifestare il dissenso non sono soltanto i riformisti alla Filippo Sensi, Giorgio Gori e Alessandro Alfieri, secondo i quali la minaccia russa esiste e il sostegno anche militare all’Ucraina non può essere messo in discussione. Le critiche di esponenti del M5S alle sanzioni europee contro la Biennale di Venezia, accusata di aver mantenuto la collaborazione con la Russia e consentito l’apertura del padiglione russo, hanno provocato anche la reazione di Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd. “È evidente che hanno alzato il tiro”, ha detto Provenzano a Repubblica.
Solito Pd
Secondo il deputato, Conte teme di essere scavalcato da Alessandro Di Battista su alcune battaglie storiche del Movimento. Al Corriere della Sera, Provenzano ha però ribadito che la linea unitaria di Schlein non sarà messa in discussione e che il centrosinistra costruirà una coalizione per battere la destra. Per il responsabile Esteri del Pd, i nodi vanno affrontati con chiarezza. La discussione non dovrebbe riguardare l’esistenza della minaccia alla pace, ma il modo di reagire. La risposta non sarebbe il riarmo “sbilanciato e scoordinato” dei singoli Stati, bensì una vera difesa europea accompagnata da un’iniziativa diplomatica e dal sostegno all’Ucraina, senza il quale non ci sarebbe stata la pace ma la resa all’aggressore. Il M5S, però, non arretra di un millimetro.
La replica del M5S
I capigruppo nelle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, Alessandra Maiorino, Francesco Silvestri e Arnaldo Lomuti, accusano il “partito trasversale del riarmo” di essersi scagliato contro Conte perché le sue parole avrebbero colpito il “nervo scoperto della propaganda riarmista”. Secondo i pentastellati, da anni le élite europee alimentano la percezione di un pericolo russo generalizzato per giustificare l’aumento delle spese militari. Una cosa, precisano, è la minaccia concreta rappresentata dalla guerra in Ucraina; un’altra è evocare un’invasione dell’Europa e riproporre una retorica da guerra fredda per convincere i cittadini ad accettare il riarmo. Conte, insistono, ha semplicemente ribadito questa posizione con parole più nette. Da qui, secondo il M5S, l’accusa “trita e stupida” di filorussismo e il tentativo di intimidirlo.
“Noi diciamo una verità scomoda e per questo ci attaccano e ci diffamano”, affermano Maiorino, Silvestri e Lomuti, assicurando che il Movimento continuerà a denunciare chi usa la paura del “nemico alle porte” per destinare miliardi alle armi invece che a sanità, istruzione, welfare, infrastrutture e ambiente.
La piazza
Bonelli e Fratoianni hanno espresso solidarietà a Conte nelle scorse ore, confermando la contrarietà di Avs alla corsa al riarmo. Intanto la manifestazione unitaria dei progressisti, prevista a Padova il 15 luglio, slitta. Ufficialmente per evitare la sovrapposizione con il voto sulla legge elettorale. Ma non è ancora stato deciso se verrà trasferita a Roma oppure congelata. La decisione sulla piazza dirà quanto la frattura sia profonda. La foto di Napoli resta, ma la politica estera continua a dividere il centrosinistra. E il M5S chiarisce che non intende fare passi indietro: gli attacchi, sostiene, arrivano perché Conte continua a opporsi alla corsa al riarmo.