Cairo finisce in Gabbia, prigioniero dei talk

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di Marco Castoro

Anche a un re Mida può capitare di trovarsi tra le mani l’ottone mischiato all’oro. Del resto sono imprevisti del mestiere. Tanto più se siamo in un periodo di crisi per gli affari. Sta di fatto che dopo aver ricevuto applausi da ogni parte per la sua campagna acquisti, Urbano Cairo si è preso una specie di morbillo. Una bolla dopo l’altra. Tutte contagiose. Da La7 al Torino calcio. Falsa partenza per entrambe. Eppure le premesse erano ottime dopo l’ingaggio di Floris e le cessioni a peso d’oro di Immobile e Cerci. Seppure vada rilevato come un imprenditore come Cairo, considerato dai più un grande innovatore, abbia deciso di puntare sull’usato sicuro piuttosto che sul settore giovanile. Ma sia nel caso di Floris, sia in quello di Quagliarella finora i risultati hanno tradito le attese.

FLOP DI SQUADRA
A Mentana, Santoro, Gruber, Crozza, Bignardi, Formigli, Paragone, Merlino, Panella e Sottile è stato aggiunto Floris. Con la certezza di avere una prima serata doc per gli ascolti e un preserale finalmente all’altezza. Purtroppo per Cairo, al momento, non è così. L’avvio di stagione è stato un flop. A cominciare da Floris, per il quale il patron ha investito 4 milioni in tre anni. La striscia del preserale viaggia tra l’1 e il 2%. La prima serata con diMartedì ha fatto il 3,5%. Il tiggì di Mentana che due anni fa faceva il 12-13% di share, non scendendo mai sotto l’11%, adesso fa il 6% quando va bene. Formigli con Piazzapulita non decolla neanche quando la trasmissione offre spunti molto interessanti, senza annoiare (forse l’unico in questa prima tornata dei talk). Sottile è ancora parcheggiato dopo le delusioni di Linea gialla. Il matrimonio con Rita Dalla Chiesa non è stato mai consumato. Al posto della luna di miele c’è stato il divorzio. Miss Italia nemmeno quest’anno ha soddisfatto le aspettative (Cairo con la Ventura puntava al 10%). La Bignardi ha chiuso la scorsa stagione in calo. Paragone l’ha invece cominciata con un mezzo fiasco (2,42%). Ma su La gabbia andrebbe fatto un discorso a parte. In un periodo dove tutti i talk accusano battute di arresto e un’alta percentuale di noia, a causa dei temi super sfruttati e dei soliti noti come ospiti, Paragone paga molto lo scotto di scendere in campo alla domenica. Giorno, che assieme al sabato, vede il pubblico televisivo che vuole evadere dai problemi e dalla routine della vita politica. Tuttavia Paragone paga anche il fatto di non essersi rinnovato, soprattutto dopo che molti altri talk hanno cominciato a seguirlo cavalcando la protesta e l’antipolitica. In pratica da unico nel genere, Paragone è diventato ultimo. Non perché è meno bravo ma perché va in onda la domenica, in pratica nei titoli di coda della settimana. Nils Liedholm era l’unico a giocare a zona ma ha sempre detto che se tutti avessero usato quel modulo lui sarebbe tornato alla marcatura a uomo.

GRUBER AI BOX
L’assenza improvvisa di Lilli Gruber, una delle poche certezze a disposizione di Cairo, potrebbe salvare in corner Floris. La cui striscia viene ora portata in un orario più consono. Un conto è l’access, un altro è il preserale. Lo spazio di Otto e mezzo è un potenziale conquistato da La7 (ne ha usufruito anche In Onda) e Floris dovrebbe fare meglio di quell’1,4% che ne ha intaccato il prestigio. In attesa della boccata di ossigeno che dovrebbe arrivare da Santoro, gli unici sorrisi di Cairo sono dovuti agli ascolti del mattino di Coffee Break con Tiziana Panella e de l’Aria che tira con Myrta Merlino. Nonché al mitico Maurizio Crozza. Un po’ pochino per un ambizioso come il patron di La7.

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