Camere di commercio, caccia alle poltrone

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di Luigi Franco per Il Fatto Quotidiano

Nessun freno alla moltiplicazione delle poltrone su cui siedono le stesse persone. Alle Camere di commercio le norme anticorruzione non vanno proprio giù. E così a un anno dalla sua entrata in vigore, il decreto legislativo sull’incompatibilità degli incarichi nelle pubbliche amministrazioni non viene applicato dagli enti camerali, che in gran parte continuano ad avere i propri vertici alla guida delle aziende speciali create per perseguire finalità istituzionali.

A Brescia per esempio la Camera di commercio e Pro Brixia, società costituita per trovare opportunità sui mercati internazionali, hanno lo stesso presidente, quel Francesco Bettoni già recordman di incarichi, alcuni dei quali in palese conflitto di interesse tra di loro. I membri del cda di Pro Brixia sono anche consiglieri della Camera di commercio. E chi è il direttore? Massimo Ziletti, che della Camera è il segretario generale. “Eppure l’intenzione del legislatore è chiara – spiegaGabriele Bottino, docente di Diritto amministrativo all’Università degli Studi di Milano -. Impedire che le figure del controllore e del controllato coincidano ed evitare i conseguenti conflitti di interesse”. Ma quello che accade a Brescia è regola anche nel resto d’Italia, da nord a sud.

Tanto più che Unioncamere, l’ente che rappresenta il sistema camerale italiano, forte di un suo “parere legale”, ritiene che le norme sull’incompatibilità degli incarichi non riguardino le aziende speciali delle Camere di commercio. La loro applicazione, del resto, porterebbe alla necessità di rinnovare gran parte degli attuali organigrammi. Una batosta che si aggiungerebbe alla minaccia ventilata dal governo di Matteo Renzi di ridimensionare, se non addirittura abolire, gli enti camerali.

A Brescia l’anticorruzione non è di casa – Il decreto legislativo 39 del 2013, approvato dalgoverno Monti su delega del Parlamento poco prima di lasciare il passo all’esecutivo Letta, stabilisce che “gli incarichi amministrativi di vertice e gli incarichi dirigenziali” nelle pubbliche amministrazioni “sono incompatibili con l’assunzione e il mantenimento, nel corso dell’incarico, di incarichi e cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dall’amministrazione o ente pubblico che conferisce l’incarico”. Secondo il professor Bottino questa norma vale anche per le Camere di commercio, che fanno parte della pubblica amministrazione, e per le loro aziende speciali.

Come strumento di contrasto alla corruzione, dunque, le regole del gioco da un anno sono cambiate. Ma a Brescia i giocatori sono rimasti gli stessi. Francesco Bettoni, come detto, è sia presidente della Camera di commercio che di Pro Brixia, mentre Alessio Merigo, Eugenio Massetti, Carlo Massoletti e Luca Roda, secondo l’organigramma disponibile online, sono consiglieri in entrambi gli organismi. Massimo Ziletti, poi, è sia segretario generale della Camera che direttore dell’azienda speciale.

Tutti casi, per Bottino, di incompatibilità: “Questa non c’è solo per chi ricopre ruoli amministrativi e dirigenziali, come il segretario generale – spiega il docente – ma anche per chi ha cariche di indirizzo politico, come il presidente e i membri del cda. La norma va infatti interpretata in base allo spirito del legislatore, che ha voluto evitare i conflitti di interessi derivanti dalla coincidenza tra controllati e controllori. Il decreto è un’occasione per implementare al di là del mero rispetto del dato normativo modelli di etica e buona amministrazione”.

Dopo l’entrata in vigore del decreto avvenuta a maggio 2013, però, a Brescia nemmeno hanno modificato lo statuto di Pro Brixia, che ancora stabilisce: “Il presidente dell’azienda è, di norma, il presidente pro-tempore della Camera di commercio o un membro della giunta della stessa camera da lui delegato” e “il direttore dell’azienda, nominato dal consiglio di amministrazione è, di norma, il segretario generale della Camera di commercio di Brescia”.

Ma chi dovrebbe fare rispettare le nuove regole? “La vigilanza spetta al responsabile del piano anticorruzione interno all’ente pubblico, che ha l’obbligo di chiedere la rimozione della causa di incompatibilità – spiega Bottino -. Il potere sanzionatorio invece spetta all’Autorità nazionale anticorruzione”. A Brescia controllori e controllati sono le stesse persone. E chi hanno scelto per vigilare sulle incompatibilità? Ziletti in persona, ovvero uno di loro.

Ma i problemi non si fermano qui. A non essere rispettato è anche il decreto legislativo 33 del 2013 sulla trasparenza delle informazioni degli enti pubblici, che impone la pubblicazione dei dati relativi agli altri incarichi ricoperti dai vertici di una pubblica amministrazione. Un altro tassello fondamentale delle nuove norme contro la corruzione. Ma sul sito della Camera di commercio, tra gli incarichi di Bettoni non viene indicato quello in Pro Brixia. E lo stesso accade per Ziletti: per lui vengono indicati i quasi 200mila euro percepiti tra stipendio fisso e variabile come segretario generale, ma non viene fatto alcun cenno ai 60mila che gli spettano in virtù dell’incarico nell’azienda speciale.

Per questo Ziletti è già finito nella black list stilata da Palazzo Chigi sui dirigenti pubblici che non rispettano quanto stabilito dalle norme sulla trasparenza. E, contattato da ilfattoquotidiano.it, risponde che “solo a seguito di una circolare ministeriale del mese scorso è stato esteso alle aziende speciali camerali l’obbligo di pubblicazione dei dati, cui daremo seguito, come fatto in altre occasioni”. Mentre sul regime di incompatibilità sostiene che “questo è stato escluso per le Camere di commercio, da un’attenta lettura data alle norme da Unioncamere”.

Del resto la moltiplicazione delle poltrone su cui sedere, alla Camera di commercio di Brescia, piace ai vertici. E anche ai livelli più bassi della gerarchia. Nel 2013, infatti, ben nove dipendenti hanno ottenuto incarichi in Pro Brixia, per compensi che sono andati da un minimo di 350 euro sino a 9.884,38. “In questo caso non sono le norme anticorruzione a non essere rispettate – spiega Bottino – ma quelle contenute nel decreto legislativo 165 del 2001 sull’ordinamento del lavoro nelle pubbliche amministrazioni, che vietano il cumulo di incarichi anche in soggetti controllati dall’amministrazione di cui si è dipendenti. Altrimenti si corre il rischio di una duplicazione organizzativa e finanziaria, dal momento che il dipendente potrebbe percepire un compenso per lo svolgimento di funzioni consulenziali che rientrano nell’adempimento dei normali obblighi di ufficio”.

Il presidente Bettoni intanto si prepara. A fare rispettare le regole? Macché. Alla corsa per il suoquinto mandato consecutivo alla guida della Camera di commercio. Fa niente, poi, se nello statuto dell’ente si legge che “il presidente può essere rieletto due volte”.

Così fan tutte. Unioncamere: “Nessuna incompatibilità” – Brescia non è per nulla un caso isolato. Nella vicina Milano il segretario generale della Camera di commercio, Pier Andrea Chevallard, è anche direttore dell’azienda speciale Promos, nonché responsabile della prevenzione della corruzione. Tra i consiglieri, poi, Bruno Ermolli è presidente di Promos, mentreAlessandro Spada è presidente di un’altra azienda speciale, Innovhub. A Roma il segretario generale della Camera di commercio, Pietro Abate, è anche segretario generale di ben tre aziende speciali: Promoroma, Arm (Azienda romana mercati) e Irfi. Altre sovrapposizioni ci sono poi tra il consiglio e gli organi di amministrazione delle aziende speciali.

Lo stesso accade a Torino. Sotto la Mole il segretario generale della Camera di commercio, Guido Bolatto, è anche direttore delle aziende speciali Laboratorio chimico e Torino incontra. Mentre l’ex amministratore delegato della Fiat, Alessandro Barberis, è presidente di tutti e tre gli organismi. Diverse sovrapposizioni tra consiglieri della Camera di commercio e delle aziende speciali ci sono anche a Napoli, dove Mario Esti è segretario generale, responsabile della prevenzione della corruzione e responsabile della trasparenza per l’ente camerale, mentre per l’azienda speciale Laboratorio chimico merceologico è direttore amministrativo.

Succede dappertutto così, in Italia. Ma per Unioncamere non si tratta di casi di incarichi incompatibili, in virtù del legame particolarmente stretto tra aziende speciali e Camere di commercio: “Il parere legale da noi acquisito – fanno sapere dall’ente che rappresenta il sistema camerale – esclude l’applicabilità della disciplina in esame ad una vicenda che si caratterizza come una modulazione interna della pubblica amministrazione. E in ogni caso il decreto legislativo va interpretato in riferimento a incarichi amministrativi di vertice e incarichi dirigenziali, come quello del segretario generale, e non in riferimento ai ruoli di presidente e consigliere”.

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