Camere in ferie, dopo aver sbrigato le priorità della maggioranza: da Delmastro al riarmo. Quelle del Paese invece possono attendere

Camere in ferie per 34 giorni. Il caldo, le carceri sovraffollate, il caro-carburanti e i salari da fame non ne fanno neppure uno

Camere in ferie, dopo aver sbrigato le priorità della maggioranza: da Delmastro al riarmo. Quelle del Paese invece possono attendere

Si capisce che cosa conta davvero per una maggioranza guardando l’ultimo giorno prima delle ferie. Che per inciso, per le Camere, iniziano domani (e si protrarranno fino al 9 settembre): si porta a casa quello che premeva, e tutto il resto si lascia sul tavolo fino alla ripresa dei lavori.

Le priorità prima delle ferie

Ma che cosa premeva? Mercoledì 5 agosto, aula della Camera. Prima il diniego alla Procura di Roma sulle chat tra Andrea Delmastro Delle Vedove, deputato di Fratelli d’Italia, e Mauro Caroccia, il ristoratore romano condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni perché ritenuto prestanome del clan Senese: 206 sì e 133 no, a scrutinio segreto.

Poi la fiducia sul decreto giustizia e immigrazione, 191 sì. Quindi la risoluzione sulla clausola di salvaguardia (per riarmo ed energia), 181 sì. Tre voti in un pomeriggio: uno per coprire un deputato, uno per blindare un decreto, uno per chiedere all’Europa di spendere di più fuori sforando i parametri Ue.

Al Senato, il presidente Ignazio La Russa ha congedato l’aula così: «Credo che vi meritiate tutti indistintamente un po’ di vacanza perché nel bene e nel male abbiamo faticato».

Legge elettorale

Intanto lo Stabilicum riposa in commissione Affari costituzionali del Senato. Approvato alla Camera il 16 luglio con 217 sì, promette settanta seggi in più a Montecitorio e trentacinque a Palazzo Madama a chi supera il 42 per cento, con le liste bloccate.

L’emendamento sulle preferenze è caduto per un voto solo, ma c’è un’intesa almeno sulla carta per riproporlo in altra formulazione. Si riprende a settembre, e il tempo lo troveranno.

Poi c’è il Paese. Il ministero della Salute ha messo il livello 3 su tutte e ventisette le città che sorveglia, e quest’anno non era mai successo. Livello 3 vuol dire emergenza anche per le persone sane e attive, non soltanto per gli anziani e i bambini. Eppure per chi lavora sotto la canicola una soglia nazionale non esiste: ci sono le ordinanze delle Regioni e i messaggi dell’Inps sulla cassa integrazione. Insomma, lo Stato ha appaltato il termometro ai governatori. Anzi, ai governatori e a un modulo.

Benzina… sul fuoco

Nelle carceri il termometro lo conosciamo bene. Antigone ha diffuso il rapporto di metà anno proprio il 5 agosto, mentre i banchi si svuotavano: 64.741 persone detenute per 46.343 posti davvero disponibili, affollamento reale al 139,7 per cento, 38 suicidi nei primi sette mesi dell’anno, e celle che secondo Antigone superano i 40 gradi. E la benzina? La benzina si paga e basta.

Il taglio di 17 centesimi vale solo sul gasolio, è costato ben 125 milioni per dieci giorni, e il 4 agosto il Consiglio dei ministri l’ha prorogato fino al 25 con l’ennesimo decreto. Quel giorno il gasolio stava a 2,100 euro al litro e la benzina a 1,999. Il giorno dopo, in aula, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti spiegava che dalla flessibilità europea sull’energia restano fuori proprio le accise e i sussidi, mentre per la difesa si farà uno scostamento di bilancio allo 0,9 per cento (circa 20 miliardi, senza contre i 14,9 che ballano dal fondo Safe).

Per le armi una percentuale del Pil, per il pieno una proroga di venti giorni. E i salari, già che ci siamo: secondo l’Ocse a inizio 2026 le retribuzioni reali italiane stavano ancora sotto del 6,1 per cento rispetto al 2021.

A Camere spente

Del resto le Camere servono sempre meno. In questa legislatura sono stati emanati 137 decreti legge, quasi tre al mese, e delle 354 leggi approvate 264 le ha scritte il governo: il 74,58 per cento. Sei decreti restano in conversione con le aule chiuse, e quello sui prezzi petroliferi, nato il 4 agosto, un disegno di legge di conversione non ce l’ha ancora. Il conto dei sessanta giorni corre lo stesso.

A settembre arriveranno tutti insieme, impacchettati con la fiducia, e i deputati alzeranno la mano su testi che non hanno scritto: alla Camera le assenze viaggiano già al 33,5 per cento. Il Senato riaprirà per qualche minuto, alle tredici, il tempo di annunciare che è arrivato un altro decreto del governo, e poi spegnerà le luci fino al 9 settembre. Trentaquattro giorni, secondo i calcoli di Pagella Politica.

Il caldo non ne fa nemmeno uno, le prigioni sovraffollate neppure, il serbatoio si svuota anche a Ferragosto: chiude soltanto il posto in cui di tutto questo si sarebbe potuto discutere, e chi ci lavora se l’è pure meritato, dice. Punto e a capo.