Conto da 505 milioni di euro pagato dal governo irlandese ad aprile per riavere O’Connell Street, dopo che trattori e camion avevano chiuso il centro di Dublino e l’accesso all’unica raffineria del Paese, con l’esercito chiamato a rimuovere i blocchi ai depositi e la polizia a sgomberare la strada la domenica mattina presto. Quel pacchetto arrivava sopra un primo taglio fiscale da 250 milioni varato nemmeno tre settimane prima, che aveva lasciato i trattori esattamente dov’erano.
Caro-carburanti, una mappa che si allarga
Settembre ha riaperto la mappa. Il 7 in Portogallo il gasolio ha toccato il massimo storico e sul ponte 25 de Abril fra Lisbona e Almada, racconta Euronews, è partito un concerto di clacson mentre più a sud una marcia lenta puntava sulla raffineria Galp di Sines: tutto organizzato su WhatsApp e sui social, senza un orario di fine.
In Francia i pescatori hanno bloccato il deposito petrolifero di Fos-sur-Mer e Reuters segnala blocchi anche a Dunkerque, in una giornata di scioperi che il prezzo del carburante ha dominato. Fuori dall’Europa si muore. In Kenya a maggio lo sciopero dei trasporti contro il rincaro del gasolio ha lasciato a terra quattro manifestanti, e secondo il Carnegie Endowment la protesta è rientrata in cambio di un taglio di 10 scellini al litro sul diesel.
In Pakistan, scrive Foreign Policy, un aumento di 55 rupie al litro ha chiuso le strade di Lahore a marzo. E in Siria, come riporta Euronews, a metà mese i blocchi stradali contro i rincari avevano raggiunto 6 province.
Il dettaglio da tenere a mente sta proprio a Dublino. Mentre il governo convocava agricoltori, autotrasportatori e contoterzisti, l’Associated Press annotava che nessuno sapeva se al tavolo sarebbero arrivati quelli che le strade le bloccavano davvero.
Qui è già successo
Da noi la protesta c’è già stata, e ha già avuto un morto. Il 20 aprile Trasportounito ha fermato i camion contro il caro gasolio e poche ore dopo sull’A1 all’altezza di San Nicola La Strada, nel Casertano, un padroncino di 55 anni che stava allestendo il presidio è stato travolto da un’auto: il fermo è stato sospeso per lutto.
Poi è toccato a Unatras, il coordinamento delle principali associazioni dell’autotrasporto, proclamare il fermo nazionale dal 25 al 29 maggio finché il 22 maggio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricevuto le sigle a Palazzo Chigi e il fermo è rientrato in cambio di un credito d’imposta da circa 300 milioni, dei rimborsi delle accise entro 30 giorni e di un tavolo permanente al ministero delle Infrastrutture. Ha funzionato perché dall’altra parte c’era qualcuno da chiamare, con un presidente e un numero di telefono.
Da allora si va avanti a settimane. Lo sconto di 17 centesimi sul solo gasolio è stato prorogato al 5 settembre, poi al 10, poi da domani scenderà a 12,2 cent, mentre la benzina resta fuori e il Brent secondo l’Ansa è arrivato a 104,8 dollari al barile dai 72,5 di prima della guerra in Iran.
Sabato scorso, riporta il Diario d’Italia citando l’Osservatorio del ministero delle Imprese, il gasolio self costava 2,208 euro al litro. Da marzo, sempre secondo l’Ansa, i sostegni ai carburanti sono costati oltre 2 miliardi. L’Italia, riferisce Euronews, ha anche firmato con altri 5 Paesi la lettera che chiede all’Ecofin, il consiglio dei ministri delle Finanze dell’Unione, riunito il 18 e 19 settembre, di discutere un’imposta straordinaria sugli utili delle compagnie petrolifere. A Roma invece quella tassa resta ferma alle valutazioni, fra le resistenze delle imprese che Greenmove descrive ancora forti.
Il prossimo blocco, però, difficilmente avrà una sigla da ricevere a Palazzo Chigi. Avrà la forma di Sines, auto in colonna dietro una chat che nessuno presiede, e a una chat l’assegno è impossibile intestarlo: a Dublino hanno provato con 250 milioni, poi ne sono serviti altri 505 e l’esercito per sgomberare.