Vigilanza Rai, ultimatum di La Russa: “Mercoledì nomino io i commissari”. Insorgono le opposizioni: “Forzatura a pochi mesi dalle elezioni”

E mentre infuria la protesta, su TeleMeloni incombe il caso dell'ex Dg Sergio: da pensionato resterà dg di Rtv San Marino. Mai successo prima

Vigilanza Rai, ultimatum di La Russa: “Mercoledì nomino io i commissari”. Insorgono le opposizioni: “Forzatura a pochi mesi dalle elezioni”

Sei giorni di tempo, poi la nomina d’ufficio. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ieri ha scelto la linea dell’ultimatum per la ricostituzione della commissione di Vigilanza Rai, rimasta paralizzata dopo le dimissioni in blocco dei commissari, opposizione compresa.

“Sulla Vigilanza Rai, oggi (ieri, ndr) ho comunicato che sono scaduti i termini. Tuttavia ho dato altri 6-7 giorni fino a martedì. Mercoledì provvederò, come è mio dovere, a nominare i componenti dei gruppi che non fossero pervenuti, partendo dal dato apicale e scendendo per i rami”, ha detto La Russa al termine della Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. E ha aggiunto: “Se per caso si dimettessero anche quelli e se nel frattempo gli altri gruppi mi daranno i nomi, la commissione può funzionare fino a nuova fase”.

Insorgono le opposizioni: “Prima il Media Freedom Act”

La reazione delle opposizioni è compatta e durissima. Il capogruppo Pd al Senato, Francesco Boccia, parla di “tentativo di forzatura” e ricorda le ragioni dello strappo: “Quelle dimissioni in blocco dell’opposizione sono arrivate perché la maggioranza per due anni ha preso in ostaggio la commissione di Vigilanza non consentendole di operare”.

La richiesta è politica prima che procedurale: “Abbiamo chiesto al presidente, prima di fare nomine d’ufficio che non accetteremmo, di avere dal ministro dei Rapporti con il Parlamento una risposta chiara. Vogliamo la dichiarazione di tutti i gruppi di maggioranza che si impegnano a far funzionare la commissione di Vigilanza Rai” e che “il ministro Giancarlo Giorgetti la smetta di tenersi in ostaggio il Media Freedom Act, forse per paura di non continuare a lottizzare la Rai come ha fatto in compagnia di Palazzo Chigi”.

M5S: “Vogliono nominarsi i commissari”

Sulla stessa linea il capogruppo M5s Luca Pirondini, che boccia in blocco l’operazione: “Hanno già paralizzato per due anni la Vigilanza, adesso vogliono nominare di fatto loro i commissari che andranno a subentrare a quelli dimessi”. Pirondini chiede ai presidenti di Camera e Senato, Fontana e La Russa, “di non forzare la mano e astenersi dal procedere a nomine d’ufficio”, pretendendo che “venga lasciata ai gruppi politici, e a nessun altro, la libertà di fare dei nomi”.

Per il capogruppo pentastellato, un atto di imperio “rappresenterebbe un vulnus insuperabile nei rapporti con la maggioranza e un atto di grave squilibrio incompatibile con l’imparzialità e la terzietà” richiesta al ruolo dei presidenti d’aula.

Floridia: “Serve un accordo sulla riforma Rai”

Ancora più netta l’ex presidente della commissione, la senatrice M5s Barbara Floridia, dimessasi a luglio: “Era diventato impossibile lavorare: la maggioranza ne impediva audizioni e atti di indirizzo, di fatto bloccandone i lavori. Ci siamo dimessi per denunciare una situazione che non potevamo più accettare”.

Per Floridia la strada per ripartire passa da un accordo politico, non da un atto unilaterale: “Se vogliamo davvero ripartire, serve un accordo sulla riforma della Rai, ferma da due anni al Senato. Altrimenti l’unica strada che resta alla maggioranza è quella di una forzatura, l’ennesima, con la regia dei presidenti delle Camere. E sarebbe gravissimo”.

L’Avs, Peppe De Cristofaro, parla apertamente di un caso inedito: “Nella storia delle democrazie costituzionali, l’ostruzionismo è uno strumento a tutela delle minoranze. Noi, invece, in questa legislatura abbiamo assistito a un inedito…  l’ostruzionismo in commissione di Vigilanza Rai è stato fatto dalla maggioranza e non dall’opposizione”. E avverte: “Ora, dopo l’inedito, vorrebbero forzare sulle nomine della commissione per avere il controllo della Vigilanza Rai e dell’informazione elettorale a pochi mesi dalle elezioni politiche. Un fatto gravissimo”.

A blindare la scelta di La Russa ci pensa il vicepremier Antonio Tajani, che liquida le proteste come routine politica: “La Russa è il presidente del Senato, decide lui cosa deve fare”. E alle accuse di forzatura risponde piccato: “Lo fanno sempre. Ogni cosa che facciamo per loro è una forzatura, tranne quando le facevano loro quando erano in maggioranza”.

Il caso Sergio-Rtv San Marino

Sullo sfondo, l’ennesimo capitolo della saga della governance Rai targata centrodestra. Nel Cda di oggi, oltre al caso Ranucci, si affronterà anche la successione al direttore generale Roberto Sergio, che andrà in pensione il 30 settembre.

Con la nomina della presidente designata Simona Agnes bloccata dallo stallo in Vigilanza, prende corpo l’ipotesi di un interim affidato all’ad Giampaolo Rossi.

Ma c’è un dettaglio che promette di far discutere ancora: Sergio è dg anche di Rtv San Marino, incarico che vorrebbe conservare pur passando allo status di pensionato, nonostante la prassi vorrebbe che a ricoprire quel ruolo fosse solo un dipendente Rai in servizio. L’ennesimo assist su misura per chi lascia, mentre il servizio pubblico resta senza vertici e senza controllori.