Nel discorso sullo stato dell’Unione della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, c’è di tutto: l’annuncio di un nuovo asse con il Canada, l’invito a puntare sull’energia pulita, il riequilibrio dei rapporti con la Cina, l’intelligenza artificiale, nuove procedure d’emergenza sui migranti e limiti all’accesso dei minori ai social. Ma il cuore politico dell’intervento resta lo stesso: difesa, riarmo europeo e sostegno all’Ucraina.
Ursula non cambia verso. L’Europa rimane votata alla guerra
La presidente della Commissione ha disegnato un’Europa che si prepara più alla guerra che alla diplomazia. “Dobbiamo ripensare urgentemente le nostre partnership”, ha detto von der Leyen, proponendo di aprire le porte al Canada come primo membro associato dell’Ue. Sul fronte energetico, ha indicato la necessità di puntare su energia pulita, conveniente e prodotta in casa, dalle rinnovabili al nucleare, fino al biometano, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza esterna. Elettrificare il continente, ha spiegato, consentirebbe di abbattere la bolletta delle importazioni di combustibili fossili di 260 miliardi l’anno.
Dalla Cina all’Ia
Un passaggio duro è stato dedicato alla Cina. Il deficit commerciale europeo con Pechino, ha ricordato, ammonta ormai a un miliardo di euro al giorno. Per von der Leyen, il “secondo shock cinese” non è più un rischio futuro, ma una realtà già visibile nelle fabbriche e nelle comunità europee, con effetti di deindustrializzazione sui poli produttivi. Da qui la richiesta di un riequilibrio degli scambi che produca risultati concreti. Sull’intelligenza artificiale, la presidente ha riconosciuto rischi e squilibri.
L’IA può accelerare le attività ripetitive e valorizzare le competenze, ma i benefici non sono distribuiti in modo uniforme tra generazioni, territori e lavoratori. Per questo ha annunciato un Quality Jobs Act entro la fine dell’anno. Poi però il discorso torna subito sul terreno che più caratterizza la linea della Commissione: la sicurezza. Von der Leyen ha evocato il rischio che le democrazie europee siano minate da ultranazionalisti, antieuropei, ingerenza russa e disinformazione.
La chiamata alle armi
“Lottiamo insieme per la nostra idea di Europa”, ha detto. Ma la lotta, nel suo lessico, passa soprattutto dall’aumento della capacità militare. La guerra in Ucraina, ha sostenuto, ha mostrato l’importanza dei “fattori abilitanti strategici”: difesa aerea e missilistica, trasporto strategico, rifornimento in volo, spazio e cyberspazio. Per questo ha annunciato un nuovo strumento europeo, pienamente allineato con la Nato.
“Solo una postura di difesa europea forte e credibile garantirà la nostra sicurezza”, ha affermato, aggiungendo che l’Europa difenderà “ogni singolo metro quadrato” del proprio territorio. Von der Leyen ha rivendicato un aumento della spesa per la difesa di quasi l’80% negli ultimi cinque anni e ha indicato l’Ucraina come il fronte su cui l’Europa difende anche “la nostra libertà”. Ha poi proposto un meccanismo europeo simile all’articolo 4 della Nato: un protocollo di sicurezza d’emergenza per coordinare una risposta comune davanti a incidenti che non arrivano alla soglia dell’aggressione armata, ma minacciano la sicurezza nazionale.
Il sostegno a Kiev, le sanzioni a Mosca
All’Ucraina ha promesso il “sostegno più forte di sempre” per affrontare quello che ha definito l’inverno più duro della guerra: aiuti umanitari, forniture di energia e riscaldamento, rafforzamento della difesa aerea, acquisto urgente di intercettori Patriot americani e sviluppo, insieme a Kiev, di un sistema missilistico modulare e meno costoso. Infine, l’impegno ad applicare con più rigore le sanzioni contro Mosca, chiudendo ogni scappatoia. Il messaggio complessivo è chiaro: von der Leyen parla di clima, industria, giovani e IA, ma il baricentro della sua Europa resta militare. La presidente della Commissione si presenta come guida di un’Unione sempre più armata, sempre più integrata nella Nato e sempre meno incline a immaginare un ruolo diplomatico. Una postura da leader di guerra più che da costruttrice di pace.