L’8 settembre il governo laburista di Londra, sotto la nuova leadership di Andy Burnham, ha annunciato sanzioni senza precedenti contro il commercio di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati, seguito a ruota dall’impegno a fare lo stesso sottoscritto da altri 11 Paesi: compresi il Canada, la Francia e vari Stati europei Ue ed extra Ue. L’Italia si è chiamata fuori. Ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nel corso del question time alla Camera, sollecitato sul tema ha utilizzato come alibi l’Europa.
Sanzioni ai coloni israeliani, Tajani usa l’alibi dell’Ue per sfilarsi
L’espansione degli insediamenti è inaccettabile, nessuno può tollerare le violenze dei coloni, nessuno può giustificare iniziative che compromettono la prospettiva della soluzione a due Stati, ha detto il numero uno della Farnesina, fermandosi come al solito a frasi di solidarietà di circostanza. Poi nei fatti il nulla cosmico. “La questione – ha detto – è capire quali strumenti utilizzare per incidere realmente su queste condotte. Siamo convinti che su materie di questo tipo l’unico quadro giuridico e politico efficace sia quello dell’Unione europea. La politica commerciale è una politica integrata, con un’unione doganale e un mercato interno dove circolano i prodotti con regole comuni”.
Misure nazionali
“Per colpire in modo mirato ed efficace le attività, le fonti di finanziamento dei coloni violenti, servono misure a livello europeo. Per questo abbiamo scelto fin dall’inizio di affrontare la questione in ambito europeo. Misure nazionali poggiano su basi giuridiche deboli, con il rischio di produrre effetti limitati e di essere facilmente aggirate. È anche per questo che solo sette Paesi dell’Unione europea hanno annunciato misure come quelle annunciate da Regno Unito, Francia e Canada”, ha insistito. E ancora: “Continueremo a confrontarci con i partner dell’Unione per individuare nelle prossime riunioni ulteriori misure, compreso il tema degli insediamenti e delle attività economiche connesse, cercando le soluzioni più efficaci”.
La replica del Pd
A replicare dal Pd Giuseppe Provenzano: “Anche oggi il ministro Tajani si nasconde dietro l’Europa e per fortuna non ha usato l’argomento risibile che l’iniziativa dei governi del Regno Unito, della Francia e del Canada di introdurre misure volte a vietare il commercio di beni provenienti dagli insediamenti israeliani nel Territorio palestinese occupato, distorcerebbe il mercato. L’unica cosa distorta che emerge dalle parole del ministro sono il ruolo, la storia, la tradizione diplomatica e la dignità dell’Italia di fronte al mondo”, ha detto Provenzano. “Il governo Meloni non ha il coraggio di agire contro Trump e Netanyahu e scarica sull’Europa. C’è dell’ipocrisia nel dire ‘due popoli in due stati’ quando non si fa nulla contro le colonie illegali che sono il principale ostacolo alla realizzazione dello stato di Palestina. C’è della viltà perché ogni volta che il governo poteva far qualcosa per fermare il criminale Netanyahu non l’ha fatta”, ha concluso il deputato dem.