Caso Regeni, Meloni non rompe con al Sisi: “Chiudere i rapporti non aiuta”. Intanto salta la firma del memorandum con il Cairo in commissione Difesa

La premier: "La sentenza "non è definitiva", ma la famiglia del ricercatore la corregge: la provvisionale a Palazzo Chigi è già esecutiva

Caso Regeni, Meloni non rompe con al Sisi: “Chiudere i rapporti non aiuta”. Intanto salta la firma del memorandum con il Cairo in commissione Difesa

Il governo non rompe con il Cairo. Anzi, rivendica la linea. Ieri Giorgia Meloni, a margine dell’inaugurazione del Salone Nautico di Genova, ha messo in chiaro come la pensa sul caso Regeni: “Non sono tra coloro che ritengono che per risolvere questo problema chiudere i rapporti diplomatici con l’Egitto aiuti, piuttosto che creare maggiori difficoltà”.

E rilancia la palla al centrosinistra: “Segnalo che non è stato questo governo a riaprire i rapporti diplomatici con l’Egitto, è stato il governo Gentiloni”. Sulla condanna dei tre 007 egiziani, poi, la premier prende tempo: “Siamo di fronte a una sentenza che non è definitiva, mancano ancora dei gradi di giudizio e all’esito di quella sentenza, chiaramente andrà dato seguito”.

La famiglia Regeni corregge la premier

Peccato che proprio sul “seguito” la famiglia la smentisca a stretto giro. Con l’avvocata Alessandra Ballerini, Paola e Claudio Regeni hanno subito ricordato che, come risulta “dalla semplice lettura dell’articolo 540 del codice di procedura penale nonché dallo stesso dispositivo della sentenza”, la provvisionale di 150 mila euro assegnata alla presidenza del Consiglio, parte civile nel processo, “è immediatamente esecutiva”. Tradotto: Palazzo Chigi non deve aspettare nessun grado di giudizio. Il creditore è il governo stesso, e deve solo decidere se riscuotere.

Una replica che arriva dopo la richiesta dei Regeni di non piegarsi al regime di al-Sisi: “Un governo che si mostra debole nei confronti di un regime è già perdente”. Con un pensiero a Nancy Guerra, la donna arrestata in Egitto per adulterio che rischia di non poter tornare in Italia con la sua bambina. Proprio per tutelarla, dicono, il governo “deve dimostrarsi forte”. E aggiungono che le dichiarazioni dell’esecutivo li hanno “costretti ad una immediata reazione”, senza nemmeno il tempo di elaborare la sentenza.

Fedriga si allinea a Meloni: “Decide Roma”

Da Trieste si allinea al governo il governatore leghista del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, la regione di Giulio. Per lui la sentenza “fa parzialmente giustizia”, perché manca ancora una verità su “chi ha ucciso Regeni”. Ma sui rapporti con il Cairo il copione è quello del governo: decide Roma “in relazione agli interessi del Paese” e bisogna pensare “alle persone oggi detenute in Egitto”. Con una stoccata a chi si appassiona “alle dichiarazioni televisivo-giornalistiche”.

Il memorandum col Cairo saltato

Il primo effetto tangibile dello smarrimento della maggioranza e di Meloni si è avvertito a Montecitorio, dove ieri il centrodestra è inciampato sul memorandum Italia-Egitto sulla Difesa. La proroga dell’accordo militare era all’ordine del giorno della commissione Difesa fino a ieri. Poi il presidente Nino Minardo ha comunicato che il relatore, Mauro Malaguti di FdI, era impossibilitato a partecipare. Testo rinviato.

Solo che in quegli stessi minuti Malaguti risultava presente alle votazioni della giornata… Fonti parlamentari hanno parlato di divisioni nella maggioranza, ma il deputato ha spiegato quell’assenza chirurgica affermando che era “impegnato a votare in Commissione Agricoltura”, impedimento “preventivamente e tempestivamente comunicato”. Dalla commissione minimizzano: “Il memorandum non aveva carattere d’urgenza, ne parleremo nei prossimi giorni”.

E mentre a Roma si rinvia, il Cairo fa il Cairo. Il ministero dell’Interno egiziano ha rivendicato l’arresto dei sei giornalisti che formano l’intera squadra investigativa del sito di fact-checking Matsadaash, accusato di essere legato ai Fratelli Musulmani. La piattaforma nega e denuncia che non sono stati resi noti né i motivi degli arresti né chi conduce le indagini.

The Left porterà il caso Regeni in plenaria

A Bruxelles, invece, il caso torna sul tavolo. Su spinta del M5S, il gruppo The Left proporrà un dibattito su Regeni e sulla sentenza per la seconda plenaria di ottobre a Strasburgo. La richiesta doveva arrivare già giovedì alla Conferenza dei presidenti, per la sessione della prossima settimana, ma è slittata anch’essa. Per The Left la tortura e l’omicidio del ricercatore “per mano delle autorità egiziane” sono “una priorità”. Il gruppo ricorda di aver sollevato la questione all’Eurocamera già nel 2016.