La Commissione risponde subito alla richiesta del governo Meloni di ulteriore flessibilità per affrontare la crisi energetica con un secco no. Ora la strada per la Manovra appare in salita per il Governo. Pietro Lorefice, capogruppo M5S in commissione politiche Ue del Senato e segretario di presidenza di Palazzo Madama, voi che fareste?
“Premesso brevemente che la letterina scritta dalla Meloni alla von der Leyen dà la misura della disperazione del governo, che non ha più il timone tra crescita zero, Italia fanalino di coda in Europa, spread di nuovo fuori controllo, debito pubblico in salita, interessi sul debito pubblico in aumento, pressione fiscale record trainata dal fiscal drag e salari letteralmente divorati da un’inflazione al +4,2%. In questo quadro, nascondersi dietro lo sconticino sui carburanti di qualche compagnia petrolifera o dietro le letterina a Bruxelles, scritta con la stessa penna con cui la premier ha firmato il Patto di stabilità che sta soffocando la nostra economia, è sinonimo di disperazione. Detto questo noi cosa faremmo? Sulla tempesta energetica introdurremmo un vero tetto al prezzo dei carburanti valido per tutti, non lasciato al buon cuore di qualche compagnia; una vera tassazione degli extraprofitti per recuperare risorse con cui tagliare le accise aumentate dal Governo Meloni; un impegno eccezionale in sede europea per portare a termine due guerre, quella russo-ucraina e quella in Iran, che stanno svuotando i portafogli degli italiani. Quanto alla Manovra, mi permetta ma non è questo il governo che può dare la svolta. Noi siamo per il sostegno alla crescita e l’abbassamento delle tasse al ceto medio e ai più vulnerabili. Oggi l’esecutivo dovrebbe dirci se intende fare lo scostamento di bilancio e per cosa. Noi siamo stati e saremo chiari: nemmeno un euro per le armi deve rientrare nello scostamento”.
La mancata uscita dalla procedura di infrazione per disavanzo eccessivo contribuisce a limitare i margini al governo per la Manovra. È la prova che l’austerità non ha pagato?
“È la dimostrazione che senza crescita i conti non possono essere tenuti in ordine. Abbiamo un ministro dell’economia, Giorgetti, che ha voluto condurre solo una politica contabile a colpi di avanzo primario, quindi di tasse e tagli, che hanno depresso la crescita e fatto fallire gli obiettivi di contenimento di debito e deficit. Non si è voluto imparare dalla storia economica di questo Paese. Negli ultimi 30 anni l’Italia ha conseguito per 25 volte l’avanzo primario senza però garantirsi una crescita stabile e vedendo aumentare costantemente il debito pubblico. Ripeto, senza crescita non è possibile tenere i conti in ordine”.
L’inflazione a settembre ha fatto un balzo al 4,2% ai massimi dal settembre 2023. Il ministro Adolfo Urso ha avuto il coraggio di ricordare l’esperienza del carrello…
“Non mi piace sparare sulla croce rossa. Urso passerà alla storia come il ministro dei tre anni consecutivi di crollo della produzione industriale, non mi faccia aggiungere altro. Mi limito a dire che il ‘carrello tricolore’ di fine 2023 è stato solo una baracconata”.
Il tetto ai carburanti può essere la soluzione?
“Certo, a patto di avere gli attributi per farlo senza nascondersi, come ha fatto Meloni, dietro alla storiella inascoltabile della ‘moral suasion’ alle compagnie petrolifere per ottenere sconticini temporanei e impalpabili. In passato tetti al prezzo dell’energia sono stati fissati, certo con modi e specifiche diverse di caso in caso, da Germania, Spagna e Portogallo. Oggi è in atto una tempesta energetica ed è chiaramente un’opzione che dovrebbe essere presa in considerazione”.
L’agenzia europea per la Difesa ha certificato che i 27 Stati membri hanno nel 2025 fatto investimenti senza precedenti superando i 400 miliardi di euro. Ma che non basta, serve fare di più. È stato calendarizzato per ottobre lo scostamento di bilancio. Secondo voi interesserà soprattutto gli investimenti in armi?
“Numeri che danno la misura della follia di queste spese, peraltro sideralmente lontani dal concetto minimo di difesa comune europea. Non voglio fare l’indovino, perché c’è sempre la speranza che qualcuno al governo si renda conto che lo scostamento di bilancio oggi non può essere nemmeno in minima parte dedicato alle spese in armi. Oggi le priorità assolute sono innovazione, politiche industriali, sostegno ai salari, ricerca, sanità”.