di Alessandro Ciancio
Il made in Italy continua a perdere i suoi marchi simbolo e la politica sembra incapace di opporre al declino economico del Paese una strategia economica degna di questo nome. A pochi giorni dallโacquisizione della storica pasticceria milanese Cova, il colosso transalpino del lusso Lvmh ha infatti annunciato di aver rilevato lโ80% di Loro Piana (oltre 130 punti vendita in tutto il mondo e un fatturato nel 2011 superiore al mezzo miliardo di euro). Lโazienda vercellese leader mondiale nella produzione di cashmere si aggiunge cosรฌ allโormai lunga lista di prestigiosi marchi italiani (Bulgari, Fendi, Acqua di Parma ed Emilio Pucci) entrati nella galassia Arnault. Lvmh ha sborsato due miliardi di euro per la partecipazione mentre il restante 20% rimarrร nelle mani di Sergio e Pier Luigi LoroPiana, che manterranno le loro cariche alla guida del gruppo. ยซLa nostra famiglia รจ fiera di associare oggi il nostro nome al gruppo Lvmhยป, hanno dichiarato in una nota i due dirigenti, eredi di una dinastia aziendale nata a fine Ottocento e protagonisti negli anni Novanta dellโespansione delle attivitร della compagnia dai raffinati tessuti (vicuna, fior di loto, merino e cashmere ) ad altri prodotti di lusso come scarpe e prodotti in pelliccia. ยซIl gruppo diretto da Bernard Arnault รจ quello maggiormente in grado di rispettare i valori della nostra azienda, la sua tradizione e il desiderio di proporre ai suoi clienti dei prodotti di qualitร ineccepibileยป hanno aggiunto annunciando lโaccordo con i francesi.
Politica spiazzata
La notizia dellโacquisizione, che in un contesto โnormaleโ resterebbe entro i limiti della cronaca finanziaria, รจ risuonata ieri nelle redazioni come una clamorosa bomba (anche) politica perchรฉ racconta piรน di tante inutili analisi la fragilitร del nostro sistema imprenditoriale, esposto per decenni a misure fiscali e legislative al limite del vessatorio. Governo e forze politiche, prese in contropiede, hanno reagito nellโunico modo a cui ci hanno abituato: a cose fatte e con qualche inutile comunicato.
ยซIl governo avvii unโindagine, magari con un gruppo di studi interministeriale, per comprendere i motivi che portano alla fuga di grandi aziende simbolo del Made in Italy e della produzione italiana, con i casi che si stanno moltiplicando esponenzialmenteยป hanno ad esempio chiesto il deputato Michele Anzaldi e il presidente della commissione Cultura Andrea Marcucci (entrambi ndel Partito democratico). ยซIl presidente del Consiglio Enrico Letta da sempre ha mostrato grande sensibilitร per la difesa del nostro sistema produttivo, ne conosce a fondo le potenzialitร . Per questo รจ opportuno che utilizzi tutti gli strumenti in possesso del governo per comprendere le motivazioni che portano alla vendita allโestero dei pezzi pregiati del nostro sistema. Occorre capire se si tratta solo della legittima volontร di fare cassa o se ci sono cause ulteriori che portano gli imprenditori italiani a ritirarsi dal fare impresaยป. I due parlamentari osservano che ad acquistare i pezzi pregiati della nostra realtร imprenditoriale non sono grandi Paesi emergenti ma i nostri cugini dโOltralpe. E per aiutare a far comprendere la gravitร della situazione citano i casi piรน noti di prestigiosi marchi italiani da tempo passati in mani straniere: Lamborghini, Ducati, Valentino, Bulgari, Fendi, Ferrรจ, Emilio Pucci, Gucci, Bottega Veneta, Parmalat. Dโaltronde i dati elaborati dalla societร di consulenza Kpmg parlano per il 2011 rendicontano 108 acquisizioni tra aziende italiane grandi e piccole, per un controvalore totale di 18 miliardi.
Lโallarme di Coldiretti
Grande preoccupazione รจ stata subito espressa anche dalla Coldiretti, per la quale la cessione di quattro quinti di Loro Piana al colosso francese non รจ altro che ยซlโultimo dei colpi messi a segno in Italia per effetto della crisiยป. Lโorganizzazione ricorda ad esempio come nel 2011 i cugini dโOltralpe abbiano messo Parmalat sotto il controllo di Lactalis: unโazienda che in passato aveva giร acquisito la Galbani, la Locatelli e lโInvernizzi. ยซI grandi gruppi multinazionali che fuggono dallโItalia della chimica e della meccanica investono nellโagroalimentare e nella moda perchรฉ, nonostante il crollo storico dei consumi interni, si tratta di settori che fanno segnare ottimi risultati nelle esportazioni grazie all`immagine conquistata nel tempoยป ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini. Questโultimo denuncia che questi passaggi di proprietร spesso hanno significato ยซsvuotamento finanziario delle societร acquisite, delocalizzazione della produzione, chiusura di stabilimenti e perdita di occupazione. Si รจ iniziato con lโimportare materie prime dallโestero per produrre prodotti tricolori. Poi si รจ passati ad acquisire direttamente marchi storici e il prossimo passo รจ la chiusura degli stabilimenti italiani per trasferirli allโesteroยป.