Dopo le ultime Manovre all’insegna dell’austerity, con la crescita sacrificata ai conti pubblici, il governo è costretto a fare marcia indietro e a rimettere in fila le priorità. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, frena così sul riarmo e sposta il baricentro dell’agenda: “Le misure sul caro energia sono la vera priorità”. Una retromarcia politica che arriva dopo mesi in cui famiglie e imprese sono rimaste ai margini, mentre l’esecutivo cercava spazi soprattutto per la Difesa.
Marcia indietro sul riarmo del governo
Rispondendo al Question Time, Giorgetti ha spiegato che il governo ha avviato “un dialogo serrato con la Commissione europea” per ottenere maggiore flessibilità sul caro energia. Solo alla fine delle trattative con Bruxelles, ha aggiunto, si potrà valutare se attivare la clausola di salvaguardia nazionale per incrementare le spese legate all’eccezionalità del contesto, “comprese quelle per la difesa”. Tradotto: il riarmo non è più una strada automatica, perché ogni scelta dovrà fare i conti con i vincoli europei, i saldi di finanza pubblica e un Paese che fatica ad arrivare a fine mese.
Il Paese reale
Il ministro ha rivendicato le misure varate a sostegno dei redditi medio-bassi, ricordando che, secondo l’Istat, le riforme fiscali avrebbero più che compensato il drenaggio fiscale, con un beneficio medio di 40 euro per contribuente. Ma la fotografia reale resta più dura: bollette pesanti, salari fermi, imprese schiacciate dai costi e pensionati in difficoltà. Anche sull’ipotesi di indicizzare i parametri Irpef, Giorgetti resta prudente e rimanda tutto alle compatibilità di bilancio.
Frenata anche sul Safe
La frenata è evidente anche sul Fondo europeo Safe, lo strumento di prestiti per la Difesa su cui l’Italia ha già prenotato 14,9 miliardi. Giorgetti ha chiarito che non si tratta di risorse a costo zero: è un prestito, a tassi vantaggiosi e dilazionato nel tempo, ma con “obbligo di restituzione”. Inoltre, il programma impone regole che limitano la discrezionalità dei singoli Stati. Un richiamo che raffredda gli entusiasmi di chi immaginava spesa senza conseguenze sui conti.
La replica di Gubitosa (M5S)
Durissima la replica del Movimento 5 Stelle. “Ministro, la sua risposta non ci soddisfa minimamente. Avete fallito e siete fuori tempo massimo”, ha detto Michele Gubitosa, vicepresidente M5S. Il deputato ha messo in fila i numeri della crisi: “Quattro anni consecutivi di crescita zero, tre anni consecutivi di calo della produzione industriale, salari in perdita costante e una pressione fiscale record oltre il 43%, seconda solo a quella del governo Monti”. Per Gubitosa, l’esecutivo può scaricare ogni responsabilità sul Superbonus, ma non può nascondere le difficoltà reali del Paese: lavoratori senza margini, imprese in perdita e pensionati costretti a misurare la spesa quotidiana.