Da Terracina a Palermo, tutti i guai di Fratelli d’Italia

Sembra proprio che Fratelli d'Italia negli ultimi tempi non si stia facendo mancare davvero nulla tra indagini, arresti e processi.

Dalle accuse di voto di scambio politico-mafioso, al riciclaggio e alla corruzione. Sembra proprio che Fratelli d’Italia negli ultimi tempi non si stia facendo mancare davvero nulla tra indagini, arresti e processi, che stanno mostrando più di qualche ombra sulla classe dirigente che governa su diversi territori. Ironia della sorte proprio questi amministratori a cui Giorgia Meloni ha sempre attribuito il successo travolgente del partito, sono diventati motivo di imbarazzo e per i motivi più disparati.

COMIZIO GIORGIA MELONI

Sembra proprio che Fratelli d’Italia negli ultimi tempi non si stia facendo mancare davvero nulla tra indagini, arresti e processi

Se l’ultimo caso è quello della candidata alle regionali in Sicilia, Barbara Mirabella (leggi articolo), negli ultimi mesi Fratelli d’Italia ha dovuto affrontare numerose situazioni più o meno gravi. Tra le più recenti c’è senza dubbio quella strana storia di due giorni fa sul neo assessore alla Sicurezza della Lombardia, Romano La Russa (fratello del più noto Ignazio), che al funerale di un noto esponente dell’estrema destra milanese si è lasciato prendere la mano, pardon il braccio, e si è esibito nel più classico saluto fascista assieme alle altre persone presenti alla cerimonia.

Il gesto immortalato in un video ha immediatamente dato il via a forti polemiche politiche – oltre a un’indagine al momento senza ipotesi di reato e senza indagati da parte della Procura di Milano – con il Pd che ha chiesto spiegazioni. E queste non sono tardate ad arrivare, tanto più che il tema sui collegamenti tra l’estrema destra e Fratelli d’Italia sono spesso e volentieri al centro del dibattito politico, con i meloniani che, impossibilitati a negare il gesto per via dell’inequivocabile video, si sono ingegnati nello spiegare che l’assessore regionale non stava facendo il saluto romano ma, al contrario, stava “invitando gli altri a non farlo”.

Dalla lobby nera in Lombardia ai rapporti opachi al Sud

Ben più complesso quanto accaduto a luglio scorso a Terracina nel Lazio dove a finire ai domiciliari – misura successivamente modificata dal Riesame che le ha concesso l’obbligo di firma – è stata la sindaca di FdI, Roberta Tintari, per presunte irregolarità nella gestione delle concessioni balneari. Curiosamente la prima cittadina aveva raccolto il testimone dall’eurodeputato Nicola Procaccini, esponente di spicco di Fratelli d’Italia nonché fedelissimo della Meloni, e anche quest’ultimo risulta tra i 59 indagati della stessa inchiesta. Può sembrare un’inchiesta di poco conto ma non è così perché proprio la leader di FdI ha sempre definito Terracina, noto feudo del partito, come “un modello da esportare in tutto il Paese”.

Peccato che l’inchiesta che coinvolge Tintari e Procaccini non sia neanche un fulmine a ciel sereno perché un anno prima era finito ai domiciliari anche l’ex vicesindaco di Fratelli d’Italia, Pierpaolo Marcuzzi, che recentemente ha ricevuto l’avviso di conclusione indagini per falso, tentata truffa, turbativa d’asta e induzione indebita.

Riavvolgendo ancora il nastro del tempo, un altro caso ha scosso Fratelli d’Italia. Si tratta dell’inchiesta deflagrata a Palermo proprio alla vigilia del primo turno delle amministrative di giugno, poi vinte dal candidato di Centrodestra, Roberto Lagalla (estraneo a questa vicenda, ndr), quando è stato arrestato il candidato consigliere comunale di FdI, Francesco Lombardo. A quest’ultimo la procura siciliana contesta il voto di scambio in quanto si sarebbe rivolto al boss di Brancaccio, Vincenzo Vella, per ottenere il suo supporto alle elezioni. Una vicenda torbida dalla quale Fratelli d’Italia ha preso le distanze definendosi “parte offesa” e spiegando che il partito intende combattere la criminalità organizzata con tutte le proprie forze.

Ma i guai non finiscono qui perché pochi mesi prima il partito è stato travolto dall’inchiesta sulla ‘lobby nera’, deflagrata nel Nord. Un’indagine che ha coinvolto la consigliera FdI di Milano, Chiara Valcepina, e l’eurodeputato Carlo Fidanza, che si è autosospeso per togliere d’impaccio il partito che tardava a prendere una posizione netta.

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