Dalla legnata in campo a quelle di piazza

Di Lorenzo Vendemiale per Il Fatto Quotidiano

โ€œIl Brasile deve rialzarsi, scuotere la polvere e tornare in cimaโ€. Dilma Rousseff pensa probabilmente giร  alle prossime elezioni presidenziali previste in autunno, quando scrive un tweet per dichiarare il suo immenso dispiacere. Perchรฉ questo mondiale da cui il Brasile รจ uscito umiliato da una Germania spietata, al paese รจ costato caro: favelas sgomberate, manifestazioni di proteste per i soldi spesi e quelli sprecati, arresti, lโ€™esercito schierato a protezione delle squadre, limitazioni dei diritti civili, stadi-cattedrali nella giungla e chissร  quanta corruzione. Il popolo verdeoro, si sa, questo mondiale non lo voleva: pretendeva altro. E solo una cascata di gioia per una vittoria mundial avrebbe potuto lavare via il rancore e le preoccupazioni accumulati. Che ora potrebbero riversarsi anche su i Giochi Olimpici di Rio 2016. Invece รจ stata la Germania ad andare in finale; una squadra specchio scintillante del paese guidato da Angela Merkel: organizzazione, efficacia, rigore. Quelli dellโ€™ordem e progresso sono stati i teutonici.

Il Brasile รจ affondato sul campo ma ora rischia di farlo anche fuori. Nella manifestazione il governo aveva investito tanto. La vittoria finale avrebbe potuto generare un circolo virtuoso in tutto il Paese, anche in termini dโ€™immagine e dโ€™economia (come giร  successo in passato in altri casi): crescita dei consumi per lโ€™euforia della popolazione, piรน lavoro, piรน occupazione, boom di turismo e di visite dallโ€™estero. Adesso si rischia lโ€™effetto contrario: una recessione economica, come conseguenza della depressione per la sconfitta. Anche perchรฉ lโ€™organizzazione dei mondiali aveva convinto molto poco i brasiliani: alla vigilia del torneo, quasi la metร  della popolazione si era dichiarata addirittura contraria. E se una vitttoria avrebbe placato i malumori, la disfatta contro la Germania riporterร  presto dโ€™attualitร  tutte le polemiche sugli sprechi di denaro pubblico e gli sgomberi nelle favelas. รˆ pronto ad esplodere lo scontento per un Mondiale organizzato contro gli interessi del popolo brasiliano, e che al popolo brasiliano non ha regalato neppure la gioia della coppa. Per questo cโ€™รจ addirittura chi ipotizza sulpiano politico un tracollo della presidente Dilma Rousseff alle prossime elezioni presidenziali in autunno, sullโ€™onda negativa dei mondiali. Lei, per ora, su Twitter si limita ad esprimere il suo โ€œimmenso dispiacereโ€, unendosi al cordoglio del Paese.

Previsioni eccessivamente catastrofiche, si dirร . Ma per il Brasile questo Mondiale era molto piรน che un torneo di calcio. E quella di ieri non รจ stata una semplice sconfitta. รˆ presto per capire con precisione lโ€™entita delle ripercussioni della disfatta: il giorno dopo il lutto non รจ ancora stato metabolizzato. Di certo, per riprendersi dalla delusione del Maracanazo il calcio brasiliano e un poโ€™ tutto il Paese ci misero anni. Rialzarsi dopo il Mineirazo, forse, sarร  ancora piรน difficile.

Il sogno che diventa incubo. Poi lโ€™amaro risveglio di un Paese intero, rimasto solo con le lacrime e la delusione per la sconfitta piรน umiliante della storia. Il Brasile dopo lโ€™1-7 in semifinale contro la Germania non sarร  piรน la stessa cosa per tanto tempo. Perchรฉ il Mondiale di casa sarebbe dovuto finire in una e una sola maniera: con la coppa alzata al cielo dai verdeoro, e la festa di tutta la nazione. Ma mai nessuno, neanche il piรน accanito detrattore della formazione di Scolari, avrebbe potuto immaginare un epilogo simile. Il โ€œMaracanazoโ€, la finale persa nel โ€™50 contro lโ€™Uruguay, disonore tramandato di generazione in generazione, quasi scompare a confronto della disfatta di ieri. Folha de S. Paulo, uno dei quotidiani locali piรน seguiti, lโ€™ha giร  ribattezzata โ€œMineirazoโ€: โ€œLa grande vergogna nel Paese del futbolโ€, come titola O Dia.

Giร , perchรฉ lโ€™1-7 contro la Germania รจ qualcosa piรน dโ€™una semplice sconfitta in una nazione dove il pallone รจ cultura e religione al tempo stesso. รˆ innanzitutto il fallimento di una scuola calcistica che si รจ sempre considerata la migliore al mondo. E invece allโ€™improvviso si riscopre finita: aggrappata a un solo vero talento (Neymar, la sua assenza verrร  rimpianta nei secoli), senza una punta degna dโ€™essere chiamata tale. Con una squadra muscolare e priva di fantasia, che non piaceva quasi a nessuno prima, e adesso รจ giร  stata scaricata da tutti. Non basta. Perchรฉ se nel calcio si ripongono sogni e aspettative superiori, una sconfitta come questa non resta confinata fra le tribune dello stadio di Belo Horizonte, nel solo mondo del pallone. Mentre maturava il passivo, subito sono cominciate le tensioni. Dentro il Mineirao, quattro tifosi sono stati fermati in seguito a violenze. Nelle strade di San Paolo, la folla inferocita bruciava la bandiera del Brasile. Incidenti anche a Rio de Janeiro, dove la polizia รจ dovuta intervenire con diverse cariche, a Recife e sulla spiaggia di Copacabana. Poi, stando ai resoconti del governo, la situazione รจ rientrata abbastanza presto nella normalitร . La rabbia ha ceduto posto alla rassegnazione.