Dall’Ucraina all’Iran: Meloni alla Camera detta la linea e attacca i burocrati europei

Dall'Ucraina all'Iran: Meloni alla Camera detta la linea e attacca i burocrati europei che non devono ribaltare le decisioni dei governi

Dall’Ucraina all’Iran: Meloni alla Camera detta la linea e attacca i burocrati europei

Dalla guerra in Ucraina a quella in Iran, passando per le critiche all’Europa dei “burocrati”, che deve rispettare le decisioni dei governi e non “ribaltarle”. Si sono tenute alla Camera le comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista della riunione del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno.

Meloni ribadisce il supporto all’Ucraina

Parlando della guerra tra Russia e Ucraina, in corso da oltre quattro anni, la premier ha ribadito che “la nostra solidarietà all’Ucraina resta piena, convinta e concreta. Sosteniamo attivamente la sua difesa, la resilienza del suo sistema energetico, la sicurezza dei suoi impianti nucleari e i progetti per la ricostruzione”.

“La nostra linea non cambia: sostenere Kiev e mantenere la pressione su Mosca rappresentano ancora oggi, a nostro avviso, l’unico modo concreto per creare le condizioni che possano portare all’apertura di una seria stagione negoziale. Per questo sosteniamo il ventesimo pacchetto di sanzioni europee. Fino a quando la Russia rifiuterà un cessate il fuoco e l’avvio di trattative reali, sarà necessario mantenere alta la pressione politica ed economica”, ha spiegato.

Meloni ha inoltre sottolineato che, “a oltre quattro anni dall’avvio dell’aggressione russa contro Kiev, quell’aggressione, a dispetto dei continui proclami, non si è mai trasformata in una vittoria. E questo è stato possibile grazie all’eroica resistenza del popolo ucraino e al sostegno ricevuto dagli alleati europei e occidentali, Italia compresa”.

Un conflitto che, secondo la premier, deve essere concluso il prima possibile. Per questo ha ribadito di sostenere “da tempo la necessità di individuare una figura autorevole, investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati membri, per rappresentare il punto di vista dell’Europa”.

La crisi in Iran peggiora

Nel suo intervento, il presidente del Consiglio ha affrontato anche la crisi mediorientale. Sul punto ha spiegato che “in questi mesi abbiamo lavorato in stretto coordinamento con i nostri principali partner europei e atlantici per valutare le opzioni necessarie a garantire la sicurezza della navigazione e la tutela delle rotte commerciali nell’area di Hormuz”.

“L’Italia è disponibile a contribuire agli sforzi internazionali necessari, compresi quelli tecnici e operativi indispensabili al pieno ripristino del traffico marittimo, ma sempre in un quadro post-conflitto, con finalità esclusivamente difensive e nel rispetto della Costituzione e delle prerogative del Parlamento”, ha aggiunto.

Sul piano diplomatico, Meloni ha poi ribadito il sostegno al dialogo tra Stati Uniti e Iran e all’opera di mediazione svolta da diversi Paesi, in particolare Qatar e Pakistan. La premier ha però riconosciuto che il negoziato resta fragile e che, alla luce degli ultimi sviluppi, non è neppure certo che possa proseguire.

La posizione della premier su Israele

Meloni ha affrontato anche le dure dichiarazioni del ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, nei confronti dell’Italia. Secondo la premier, quelle del fedelissimo di Benjamin Netanyahu sono “dichiarazioni inaccettabili per l’Italia ma anche poco dignitose per Israele”.

La presidente del Consiglio ha ricordato che l’Italia ha chiesto sanzioni nei confronti del ministro israeliano “a fronte dell’inaccettabile comportamento di cui si è reso protagonista nei confronti di cittadini italiani”.

Parlando di Israele, Meloni ha inoltre affermato di non credere che l’isolamento dello Stato ebraico possa rappresentare una strategia efficace per l’Europa. A suo giudizio, una simile scelta finirebbe per allontanare la prospettiva della pace e rafforzare le posizioni più estremiste.

Le bordate contro l’Ue

Nel corso delle comunicazioni alla Camera, la leader di Fratelli d’Italia ha puntato il dito contro Bruxelles, affermando che “se in Ue ci fossero meno formati che si sovrappongono e meno riunioni ridondanti, si riuscirebbe a offrire più soluzioni ai problemi”.

Meloni ha poi sostenuto che “le decisioni che prendiamo vanno rispettate” anche all’interno dell’Unione europea e non possono essere “ribaltate” o svuotate da “interpretazioni surreali ammantate da tecnicismi burocratici”.

La spesa per la difesa

Meloni ha affrontato anche il tema della spesa per la difesa. Sul punto ha dichiarato che l’Italia si presenterà al prossimo vertice Nato con una spesa pari al 2,8% del Pil destinata a difesa e sicurezza.

La premier ha parlato di un incremento dello 0,71%, precisando che l’aumento è dovuto soprattutto alle spese legate alla sicurezza del territorio nazionale.

Le reazioni delle opposizioni

L’intervento della premier ha suscitato numerose critiche da parte delle opposizioni. Tra i primi a commentare è stato il senatore del Pd Filippo Sensi, secondo cui quella pronunciata da Meloni sarebbe stata “la più blanda, mesta, burocratica e recalcitrante difesa delle ragioni del sostegno italiano all’Ucraina”.

Duro anche il deputato Francesco Silvestri, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Esteri, che intervenendo in Aula ha dichiarato: “Presidente Meloni, lei si è vantata di presentarsi davanti a Donald Trump al summit Nato avendo portato le spese per la difesa al 2,8% del Pil. Si vergogna a dire la cifra? Gliela dico io: sono 16 miliardi di euro in più”.

Sempre Silvestri poco dopo lancia una stoccata alla premier sul tema dell’Ucraina, rivelando che “gli ambasciatori di Francia, Gran Bretagna e Germania adesso sono al Ministero degli Esteri di Mosca per colloqui: presidente Meloni, dove diavolo sta la nostra diplomazia? Possibile che siamo tagliato fuori da tutto?”.