Ddl Zan, si giocherà il tutto per tutto in Parlamento. Nessuna mediazione tra Letta e Salvini. I numeri sono strettissimi

Ddl Zan Letta
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Il dialogo sul Ddl Zan fra i due principali ‘contendenti’ in campo, da una parte il Pd di Enrico Letta e dall’altra il leader della Lega Matteo Salvini, che si è intestato la trattativa per modificarne il testo dopo le critiche del Vaticano, sembra non decollare: il segretario dem ritiene che la Lega voglia solo affossare la legge e rimanda il confronto in Aula.

“Scriverò un Whatsapp di risposta a Salvini in cui dirò che dovremo confrontarci in Parlamento sul Ddl Zan. Mi aspetto che chi parteciperà al confronto sia lì per discutere e non per affondare il disegno di legge”, ha dichiarato perentorio ieri Letta. E ancora: “Mai ci siamo sottratti al confronto e non lo faremo nemmeno ora che Salvini ci chiede di parlare. Ma, sia chiaro, noi non ci fermeremo”.

Insomma l’ex premier non vuole arretrare di un millimetro. Il numero uno del Carroccio insiste: “Noi siamo disponibili a votarla anche domani, contestiamo l’introduzione di nuovi reati d’opinione e che il tema del gender arrivi sui banchi di scuola, vediamoci e troviamo una soluzione condivisa. Incredibile il rifiuto del dialogo”.

Dissidenti dalla linea ufficiale dei rispettivi partiti si segnalano sia nel campo del centrosinistra che nel centrodestra e anche se il pallottoliere a Palazzo Madama sembra propendere a favore dell’approvazione del disegno di legge, lo scrutinio segreto, come è noto, nasconde sempre insidie e i franchi tiratori ‘cattolici’ nelle file di Pd e Iv potrebbero essere più numerosi del previsto. La parola, dunque, all’Aula il 13 luglio.

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