Domino’s Pizza chiude tutti i suoi ristoranti in Italia: ecco i motivi dell’addio

Domino's Pizza chiude tutti i suoi locali in Italia lasciando per ora il Paese. Nelle ultime ora ci sono state anche delle dichiarazioni.

Domino’s Pizza ha chiuso tutti i suoi locali in Italia lasciando per ora il Paese. Diversi sono i motivi che hanno portato alla chiusura ma in particolari sono quelli economici aggravati anche dalla situazione pandemica che non ha favorito.

Domino’s Pizza chiude tutti i suoi ristoranti in Italia: ecco i motivi dell’addio

Domino’s Pizza chiude tutti i suoi ristoranti in Italia

Domino’s Pizza, nato nel 1960, rappresenta un’importante azienda nel campo della ristorazione quotato addirittura a New York. La catena dei locali aveva aperto in Italia con il progetto di arrivare a 880 punti vendita nel 2030 (sono attualmente 1.200 in Regno Unito e Irlanda, il mercato europeo più ampio): sono stati al massimo 29, ridotti a 27 a inizio 2022. Più che per le richieste delle pizze era conosciuto per aver contribuito alla diffusione della pizza con l’ananas. Probabilmente la tradizione della pizza italiana ha avuto la meglio sulle famose pizze dell’azienda dai condimenti particolari in stile statunitense che oltre all’ananas, prevedeva la hawaiana o la cheeseburger. 

Ecco i motivi dell’addio

Sono diversi i motivi che hanno portato alla chiusura dei punti vendita in Italia. Da fine luglio, il sito e la app di Domino’s non permettono di effettuare ordini in seguito al fallimento della società ePizza SpA, che detiene i diritti per la gestione del franchising da quando l’azienda statunitense entrò nel mercato italiano, nel 2015. Infatti, risale al 5 ottobre 2015 l’apertura del primo ristorante di Domino’s Pizza in Italia

Nelle dichiarazioni ufficiali si legge che “la pandemia di Covid-19 e le successive restrizioni prolungate hanno gravemente danneggiato ePizza”. Secondo i gli ultimi rapporti annuali raccolti da Bloomberg la società italiana aveva 10,6 milioni di euro di debiti alla fine del 2020. A complicare i piani di espansione del gruppo, che puntava ad aprire addirittura 900 punti vendita entro ol 2030, sarebbe stata come detto la pandemia, con la crescita enorme della concorrenza nel settore del food delivery.

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