La corsa al nuovo commissario tecnico della Nazionale si sta trasformando sempre più in uno scontro politico, sia internazionale, che nazionale. Archiviato il caso Andrea Pirlo per la collaborazione con un’agenzia di scommesse sportive russa, a dominare la scena sono ora le tensioni tra il presidente della Figc, Giovanni Malagò, e il ministro dello Sport, Andrea Abodi, due che non si sono mai amati e che lunedì hanno voluto ricordarlo a tutti…
Caso Pirlo, botta e risposta Abodi-Malagò
Ad aprire le polemiche, in mattinata, era stato Abodi, che aveva definito un fallimento la gestione della candidatura di Pirlo: “La sua rinuncia si commenta da sola. Avremmo voluto che tutto si concludesse in modo differente, ma non si è manifestata né una comunione di intenti né la giusta tempestività. Adesso dobbiamo recuperare una brutta figura“.
La risposta di Malagò è arrivata solo poche ore dopo: uscendo dalla sede della Federcalcio, ha replicato senza troppi giri di parole: “Il Ct? Stiamo lavorando. Un nome a breve arriverà. Abodi parla di brutta figura? Bisogna vedere chi l’ha fatta“.
Dietro il botta e risposta c’è però molto di più della scelta del nuovo Ct. Malagò e Abodi sono su posizioni contrapposte da anni, dalla riforma della governance dello sport al ruolo del Coni, fino alle nomine e agli equilibri istituzionali. La vicenda Pirlo è diventata così l’ennesimo terreno di scontro tra due figure che difficilmente perdono occasione per punzecchiarsi.
L’addio di Pirlo, Maldini e Leonardo
Nel frattempo Pirlo ha chiuso definitivamente la porta alla Nazionale. Con una storia su Instagram ha annunciato: “Ieri sera ho appreso di non essere più il candidato alla panchina della Nazionale italiana”. Una presa d’atto arrivata dopo il lungo messaggio con cui aveva difeso la propria collaborazione commerciale con Fonbet, nata durante l’esperienza negli Emirati Arabi Uniti, respingendo qualsiasi lettura politica del rapporto.
Le polemiche sul contratto con la società di scommesse, legata al mercato russo, hanno però finito per rendere impraticabile la sua candidatura, alimentate anche dalla successiva presa di posizione dell’ambasciatore russo in Italia, Alexey Paramonov, che gli ha espresso pubblicamente solidarietà.
Ma, saltato l’accordo con Pirlo, è finita anche la breve avventura azzurra di Paolo Maldini e Leonardo. Il neo-direttore tecnico e il suo consigliere hanno dato le dimissioni dopo un colloquio con il presidente Malagò.
Ricciardi (M5S): “Pirlo non può fare il Ct, ma un lobbista delle armi può fare il ministro…”
Sulla vicenda è intervenuto anche il capogruppo del M5S alla Camera, Riccardo Ricciardi, che ha accusato il governo di usare “due pesi e due misure“, ricordando come ci si scandalizzi per il contratto di un possibile Ct con una società russa mentre altri esponenti dell’esecutivo continuano a ricoprire incarichi pubblici nonostante vicende ben più controverse.
“Siamo il Paese in cui una persona non può fare il Commissario Tecnico della Nazionale, se ha un contratto con una società russa ma in cui un ex lobbista delle armi può fare il ministro della difesa, il vicepremier può stringere la mano di un genocida mentre compie un genocidio, una indagata per truffa ai danni dello Stato può fare la ministra, un sottosegretario alla Giustizia può aprire società con un prestanome della camorra e potrei andare avanti a lungo con l’elenco”, ha attaccato il pentastellato.
“Ci si scandalizza poi perché il contratto è legato alle scommesse sportive quando questo paese riesce a malapena a stare a galla con le entrate di Lotto, Superenalotto, Gratta e vinci, azzardi vari che speculano sulla disperazione della gente che, nel frattempo, ha paura a fare il pieno di benzina”, ha concluso Ricciardi.
Conte, Mancini e Baldini i nomi ancora in campo
Tornando al calcio, chiusa la parentesi Pirlo, la Figc deve ora accelerare. Martedì mattina è in programma un consiglio federale e Malagò dovrà presentarsi con un nome. A restare in corsa a questo punto, sono Antonio Conte, Roberto Mancini e Silvio Baldini, profili molto diversi tra loro ma accomunati dalla necessità di rilanciare una Nazionale che non può permettersi di perdere altro tempo. Favorito il Mancio, intimo di Malagò.