Dopo il referendum la battaglia diventa politica. Renzi e Boschi gongolano. Ma Emiliano e M5S mettono in guardia il Governo

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Dopo la disfatta del referendum, la battaglia – inevitabilmente – si sposta sul campo politico. E non poteva essere altrimenti, specie dopo l’uscita di Matteo Renzi, che ha aspettato proprio la fine del voto ieri sera per pronunciarsi. “L’Italia ha parlato: questo referendum è stato respinto. È un risultato netto, chiaro, superiore alle aspettative di tutti gli opinionisti. Ci sono dei vincitori e degli sconfitti. Il governo non è tra i vincitori, ma lo sono i lavoratori, quelli che operano sulle piattaforme. E invece ci sono i soliti politici che hanno perso e che invece diranno di aver vinto. Il messaggio è stato chiaro: bisogna saper perdere”. Parola di Matteo Renzi, che subito dopo la chiusura delle urne da Palazzo Chigi ha detto la sua sull’esito del referendum. “Chi ha perso ha nome e cognome: sono quei consiglieri e quei pochi governatori regionali che hanno cavalcato il referendum per una conta interna al Pd. Sono loro gli sconfitti” ha detto il premier, che poi ha sottolineato di aver “molto sofferto il fatto di non andare a votare”. “Triste l’esibizione di chi perde e dice di aver vinto” ha aggiunto il segretario del Pd, secondo cui è “falso e ipocrita difendere il mare mettendo in difficoltà qualche piattaforma quando le Regioni per anni si sono disinteressate dei depuratori. La demagogia non paga”.

Ma Renzi non si è fermato. E, ormai in preda ad arroganza dilagante, ha attaccato “parte della classe dirigente” che “vive solo su Twitter o su Facebook ma l’Italia è più grande”. Curioso che a dirlo sia proprio il premier 2.0. Il presidente del Consiglio, poi, ha parlato di costi: “È stato inutile buttare via 300 milioni di euro per questo referendum, quando la prima cosa che viene chiesta alle Regioni è di abbattere le code per la sanità. Con quella cifra avremmo potuto acquistare 350 nuove carrozze per il trasporto pendolare”.

Ovviamente a dar manforte al premier c’è stata anche l’inseparabile Maria Elena Boschi, che ha attaccato chi ha fatto campagna elettorale in televisione: “Questo Governo è più forte dei sondaggi, dei talk e delle polemiche #avantitutta” ha scritto la titolare delle Riforme su Twitter. Uno dei vicesegretari del Pd, Debora Serracchiani ha rivendicato subito la scelta del Pd di astenersi. “L’esito della consultazione conferma che la maggioranza assoluta degli italiani non ha sentito il quesito proposto, o perchè troppo specialistico o perchè troppo poco influente. È una situazione di cui il Pd aveva consapevolezza e su cui ha preso posizione”.

OPPOSIZIONI SUL PIEDE DI GUERRA – A non pensarla in questo modo, manco a dirlo, le opposizioni e chi, sin da subito, ha sposato la bontà del voto referendario. A cominciare da Michele Emiliano: “Sono andate a votare 14 milioni di persone. Un successo strepitoso che impegna il governo a cambiare politica industriale ed energetica” ha scritto su twitter. “Il governo avrebbe potuto scegliere l’election day, risparmiando 300 milioni, o darci più tempo per la campagna elettorale”. Con queste parole Piero Lacorazza, presidente del consiglio regionale della Basilicata e capofila delle regioni referendarie, ha replicato alle critiche del premier. Lacorazza ha sottolineato, però, il “buon risultato di aver portato 15 milioni di italiani al voto: Renzi ha garantito in conferenza stampa un cambio di strategia energetica nazionale“. Infine, il Movimento cinque stelle, che ha ringraziato, come Emiliano, gli “oltre 15 milioni di cittadini che hanno detto ‘sì’ alla democrazia ed un futuro con mari puliti, energie rinnovabili, efficienza energetica e turismo sostenibile! Sono tantissimi e hanno combattuto una battaglia da eroi della democrazia”.