L'Editoriale

Fa caldo, ma il governo non lo sente

Matteo Salvini il riscaldamento globale lo aspetta ancora, tanti altri lo mettono in dubbio. Ma intanto il caldo uccide e fa danni.

Fa caldo, ma il governo non lo sente

Matteo Salvini il riscaldamento globale lo aspetta ancora. Lo diceva soddisfatto anni fa: da quando avevano lanciato l’allarme, a sentir lui, faceva solo più freddo e nebbia. Eccolo accontentato: 40 gradi, 18 città da bollino rosso il 26 giugno, e l’Oms che il 23 giugno ha dichiarato l’emergenza sanitaria per un caldo che in quattro anni ha ucciso oltre 200mila persone in Europa.

Il vicepremier, davanti ai ghiacciai che si ritirano, dal canto suo aveva spiegato che sono cicli, e che d’inverno fa freddo e d’estate fa caldo. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin sull’origine umana del fenomeno preferisce non sbilanciarsi e lascia il dibattito ai tecnici. Lucio Malan (FdI), capogruppo al Senato, da anni rilancia sui social la pista degli ambientalisti da salotto. L’eurodeputato Carlo Fidanza (FdI) sostiene che i cambiamenti climatici ci siano sempre stati e vadano presi senza toni apocalittici. Il collega Sergio Berlato li fa risalire all’attività del sole. E Daniela Santanché (FdI), fino a marzo ministra, le piazze dei ragazzi le bollava come scuse per saltare la scuola. Tutti per uno…

Intanto, fuori dai palazzi, il conto arriva puntuale. La Cia stima per il 2026 un danno all’agricoltura di oltre 1,5 miliardi, tra raccolti bruciati e ore di lavoro evaporate. La Coldiretti segnala riso, mais e pomodori a rischio dal Piemonte all’Emilia, le stalle che perdono fino al 20% di latte, il gasolio per irrigare salito a 1,21 euro al litro. Nel bacino padano, dove si produce quasi un terzo dell’agroalimentare nazionale e si alleva metà del bestiame, i pascoli sono già secchi. E poi i corpi veri, quelli degli anziani e di chi lavora sotto il sole. Esattamente l’Italia che il Centrodestra si vanta di rappresentare.

Loro, di fatto, hanno fatto l’opposto. Hanno prorogato le centrali a carbone di tredici anni, fino al 2038, e chiesto a Bruxelles di sospendere il mercato delle emissioni. Pragmatismo, lo chiamano. Resta la domanda, cattiva: potrebbero, questi, fare qualcosa di buono? Potrebbero, certo. Ma servirebbero ben altri e più illuminati governanti. Dio sa se servirebbero.