Erdogan apre la caccia al Daesh. Carri armati turchi sono entrati in Siria a Jarablus. Nel mirino anche i curdi. Il Paese è una polveriera

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Recep Tayyip Erdogan ha messo nel mirino il Califfato. Nella giornata di ieri, affiancando i miliziani ribelli dell’Esercito siriano libero (Esl) ha lanciato l’offensiva entrando dal territorio turco in Siria per provare a strappare all’Isis la città di Jarablus. L’operazione era già nell’aria da qualche giorno visto che i ribelli dell’Esl erano ammassati alla frontiera. Si attendeva soltanto il via libera da parte di Erdogan che ha dato il via alle operazioni belliche. Le prime notizie che arrivano dal racconto della televisione panaraba Al Jazeera raccontano che i ribelli nella loro avanzata sono riusciti a strappare all’Isis il villaggio di Keklice, a circa 5 chilometri da Jarablus. Centrato quindi il primo obiettivo che l’operazione militare si era prefissata. Dall’avvio, poco prima dell’alba, dell’offensiva per strappare all’Isis la cittadina di Jarablus, l’artiglieria turca ha sparato oltreconfine almeno 294 colpi, colpendo 81 obiettivi dello Stato islamico. A diffondere le notizie dettagliata sono state alcune fonti militari di Ankara, citate da media locali. Nell’area sono stati compiuti anche bombardamenti aerei da parte di jet F-16 turchi contro obiettivi precedentemente individuati dalle forze di terra.

OPERAZIONI TURCHE
E la conferma dell’e operazioni di guerra è arrivata direttamente dal presidente turco: “Alle 4 del mattino il nostro esercito ha avviato un’operazione contro le organizzazioni terroristiche Daesh (Isis) e Pyd” (curdi) in Siria”, ha annunciato Erdogan. Sempre Erdogan, in un discorso trasmesso in diretta da Al Jazeera, c’ha tenuto a sottolinera che l’offensiva è stata lanciata “per difendersi dagli attacchi al suo territorio”. Il premier turco ha poi alzato il tiro: “Il troppo è troppo. Ogni popolo ha diritto a difendersi, e non ci importa quello che dicono della Turchia”. E lo scatto decisivo c’è stato proprio nel giorno della visita del vicepresidente Usa Joe Biden, giunto ad Ankara dopo il fallito golpe del 15 luglio scorso. Nel corso della visita è atteso anche un confronto sulla richiesta di estradizione di Fethullah Gulen. Il leader dei curdi siriani del Pyd, Saleh Moslem, però, si è palesato in modalità tutt’altro che remissive: “La Turchia è nel pantano siriano. Sarà sconfitta come Daesh”.

LIBERA TUTTI
Detto fatto, ora la Turchia dopo gli annunci è passata ai fatti visto che già da giorni aveva annunciato che “che avrebbe spazzato via le organizzazioni che operano dalla Siria e che giudica terroristiche”. Non solo il Daesh quindi nel mirino dei cannoni di Erdogan. La Turchia ha puntato i fari anche contro le Forze di difesa popolari (Ypg) curde, che con il sostegno degli Usa hanno conseguito negli ultimi anni alcuni dei maggiori successi militari contro lo Stato islamico. E quindi c’è chi sospetta che l’offensiva su Jarablus sia finalizzata a evitare che le forze curde possano conquistare la città, dopo avere strappato all’Isis una decina di giorni fa Manbij, circa 40 chilometri a sud. Curdi che stanno diventando sempre più forti in zona avendo conquistato anche una vasta zona nella città di Hasaka.