Erdogan rincara la dose. La Turchia dice addio all’Ue

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da Istanbul
Samuele Briatore

Le ultime gravissime dichiarazioni di Recep Tayyip Erdogan sfidano l’equilibrio internazionale. Dopo l’invito alla moderazione del Parlamento Europeo, il premier turco, che da anni negozia l’adesione della Turchia all’Unione Europea, dichiara di non riconoscerlo, minando il sentimento di volontà di ingresso diffuso nel Paese. Dura anche la risposta della Cancelliera Merkel che afferma di essere scioccata per la violenza con cui è stata condotta la repressione delle azioni di protesta.

La credibilità europea del governo Erdogan sta crollando, e da quasi tutti i Paesi arrivano inviti all’ascolto e alla moderazione, che il Premier ravvisa come intromissioni in politica interna e un attacco all’economia turca. Tre giorni fa una infermiera volontaria dichiarava alla Notizia che la situazione stava diventando davvero assurda e irreale e che non si sarebbe stupita se anche lei fosse stata arrestata per i servizi offerti ai tanti manifestanti feriti. Dopo meno di 48 ore quella stessa infermiera è stata arrestata e il campo di primo soccorso attaccato e distrutto senza pietà. I primi soccorsi sono necessari, considerata la violenza delle azioni della polizia che in questi giorni ha attaccato duramente ovunque e chiunque con varie sostanze chimiche, proiettili di gomma e cannoni ad acqua mescolata con una sostanza acida. Anche alcuni membri del Parlamento turco sono stati aggrediti. Colpito anche il giovane fotografo italiano Daniele Stefanini, ora assistito da due funzionari del Consolato Italiano di Istanbul.

La situazione di Gezi Parki è avvolta nel mistero mediatico, poiché ad oggi è vietato l’ingresso a tutti i giornalisti nazionali e stranieri, inoltre le riprese video sono vietate ad Ankara e a Istanbul. La notizia dell’aggressione ai danni del giornalista turco Gokhan Bicic, da parte di quattro poliziotti in tenuta antisommossa, intimorisce ogni azione di informazione. Gli abitanti del quartiere hanno cercato di difenderlo lanciando sedie e oggetti dalle finestre, ma nulla ha impedito il suo arresto. Anche i flussi continui di persone che vogliono raggiungere i manifestanti ancora presenti nelle zone limitrofe sono fermati, e viene loro impedito di radunarsi in gruppi consistenti pena l’arresto. Il Ministro degli Interni turco Muammer Guler dichiara illegale lo sciopero indetto dai sindacati, mentre nella sola Istanbul gli arresti di questi giorni sono già più di 600. Di queste centinaia di persone non si hanno notizie, e nemmeno ai famigliari è permesso sapere in quale carcere siano detenute. Intanto il terrore avanza dopo le dichiarazioni di violenze sessuali su di una ragazza arrestata ad Ankara. Le forze dell’ordine continuano ad avere il pugno duro anche durante il funerale di una delle vittime degli scontri. Infatti le migliaia di persone presenti al funerale di Ethem Sarısülük sono state attaccate violentemente dalla polizia di Ankara e la partecipazione alla cerimonia è stata ostacolata anche dal responsabile della mobilità, il quale ha limitato e interrotto la maggior parte delle corse dei mezzi pubblici dirette nella zona della commemorazione. Gli stessi trasporti invece sono offerti gratuitamente per quanti vogliono partecipare alla manifestazione dell’ Akp, il partito di Erdogan, ad Ankara e a Istanbul. Azioni che però non hanno l’effetto desiderato. Infatti, secondo il quotidiano Zaman, i sondaggi vedono scendere a picco i consensi per il primo ministro passando dal 50% del 2011 al 35% di oggi.

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