Europei atletica 2026, Italia regina d’Europa: Iapichino e 4×400 d’oro, 22 medaglie a Birmingham

Europei atletica 2026, Italia prima nel medagliere con 22 medaglie: Iapichino e 4x400 d’oro nell’ultima giornata di Birmingham.

Europei atletica 2026, Italia regina d’Europa: Iapichino e 4×400 d’oro, 22 medaglie a Birmingham

Ventidue medaglie, dieci ori e il primo posto nel medagliere. Gli Europei di atletica 2026 finiscono nel modo più spettacolare possibile per l’Italia: con la 4×400 maschile che vince l’ultima gara dell’intera manifestazione, battendo la Gran Bretagna per appena tre centesimi e riportando definitivamente gli azzurri davanti ai padroni di casa nella classifica per nazioni. Poco prima Larissa Iapichino aveva conquistato l’oro nel salto in lungo e la 4×400 femminile era salita sul terzo gradino del podio.

Birmingham si chiude così con 10 ori, 6 argenti e 6 bronzi per l’Italia, davanti alla Gran Bretagna, seconda con nove ori, e alla Germania. È il secondo successo consecutivo degli azzurri nel medagliere europeo dopo il trionfo di Roma 2024, ma stavolta il risultato arriva lontano da casa, nello stadio dei britannici e a soli due podi dal record delle 24 medaglie conquistate due anni fa all’Olimpico.

Iapichino finalmente d’oro: 7 metri al primo salto

L’ultima notte azzurra comincia con Larissa Iapichino.

Le basta il primo tentativo: 7,00 metri, con vento di +2,1 metri al secondo, appena oltre il limite consentito per l’omologazione statistica. Nessuna delle avversarie riesce a raggiungerla e Iapichino diventa la prima italiana a vincere il titolo europeo all’aperto nel salto in lungo femminile.

È anche il completamento di un percorso che negli ultimi due anni l’ha portata sempre più in alto. Argento agli Europei di Roma 2024, campionessa europea indoor ad Apeldoorn nel 2025, argento mondiale indoor a Torun a marzo e, poche settimane fa, nuovo record italiano con 7,12 metri a Eugene, un centimetro oltre il 7,11 che apparteneva a mamma Fiona May dal 1998.

Birmingham consegna, quindi, a Iapichino il primo grande oro europeo all’aperto della carriera e all’Italia la nona medaglia d’oro della settimana.

La 4×400 femminile è di bronzo

Poco dopo arriva un’altra medaglia.

Alessandra Bonora, Anna Polinari, Alice Mangione ed Eloisa Coiro chiudono la finale della 4×400 al terzo posto in 3:23.57, dietro a Olanda e Gran Bretagna. È il sesto bronzo dell’Italia a Birmingham.

La medaglia corona anche l’Europeo particolare di Coiro. Negli 800 metri l’azzurra aveva cancellato dopo 46 anni il record italiano di Gabriella Dorio, correndo in 1:57.56, e aveva poi raggiunto la finale continentale. Birmingham la saluta con un primato nazionale individuale e un bronzo in staffetta.

L’ultima gara vale l’oro e il medagliere: 4×400 maschile campione d’Europa

Poi rimane una sola gara. Letteralmente l’ultima degli Europei.

L’Italia schiera Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati. In batteria lo stesso quartetto aveva già mandato un messaggio fortissimo correndo in 2:58.10, nuovo record italiano e record dei Campionati Europei, miglior tempo delle qualificazioni.

In finale non serve correre ancora più forte. Serve arrivare davanti.

Italia e Gran Bretagna entrano insieme nell’ultimo rettilineo. Benati resiste fino alla linea: 2:59.16 per gli azzurri, tre centesimi meglio dei britannici. Oro.

E non è soltanto l’ultima medaglia italiana. È quella che decide definitivamente anche il medagliere generale: l’Italia raggiunge quota 10 ori, la Gran Bretagna si ferma a nove.

Gli Europei di Birmingham finiscono così: con quattro italiani che corrono un giro d’onore dopo aver vinto l’ultima gara del programma e aver consegnato alla propria Nazionale il primo posto in Europa.

Prima degli ori, due argenti dalla maratona

Ma l’ultima giornata era cominciata molte ore prima, sulle strade di Birmingham.

Pietro Riva conquista l’argento nella maratona maschile in 2h09:18, a soli sette secondi dal tedesco Amanal Petros, oro in 2h09:11. Riva costruisce la propria gara con pazienza e recupera nel finale fino al secondo posto: due anni dopo l’argento europeo nella mezza maratona a Roma, sale ancora sul secondo gradino del podio, questa volta sui 42,195 chilometri.

Argento anche per la squadra femminile di maratona, grazie ai piazzamenti di Rebecca Lonedo, Sofiia Yaremchuk, Giovanna Epis e Alessia Tuccitto. Lonedo chiude sesta in 2h27:55, Yaremchuk settima in 2h28:02; l’Italia è seconda nella classifica per team alle spalle della Gran Bretagna.

La domenica azzurra produce quindi cinque nuove medaglie: due argenti al mattino, l’oro di Iapichino, il bronzo della 4×400 femminile e l’oro della 4×400 maschile.

Le 22 medaglie dell’Italia a Birmingham

Il bilancio definitivo è:

ORI – 10

  • Leonardo Fabbri – peso
  • Nadia Battocletti – 5000 metri
  • Dariya Derkach – salto triplo
  • Nadia Battocletti – 10.000 metri
  • Gianmarco Tamberi – salto in alto
  • Massimo Stano – maratona di marcia
  • Sofia Fiorini – maratona di marcia
  • Andy Diaz – salto triplo
  • Larissa Iapichino – salto in lungo
  • Italia – 4×400 maschile

ARGENTI – 6

  • Zane Weir – peso
  • Sara Fantini – martello
  • Francesco Fortunato – mezza maratona di marcia
  • Alexandrina Mihai – mezza maratona di marcia
  • Pietro Riva – maratona
  • Italia – maratona femminile a squadre

BRONZI – 6

  • Micol Majori – 5000 metri
  • Matteo Sioli – salto in alto
  • Fausto Desalu – 200 metri
  • Andrea Cosi – mezza maratona di marcia
  • Andrea Dallavalle – salto triplo
  • Italia – 4×400 femminile

Il medagliere ufficiale di European Athletics consegna, quindi, il primo posto all’Italia con 10 ori, 6 argenti e 6 bronzi, davanti alla Gran Bretagna con 9 ori, 8 argenti e 2 bronzi. La Germania, pur chiudendo con 21 medaglie complessive, è terza per numero di ori.

Da Roma a Birmingham: non era soltanto il fattore casa

È probabilmente questo il dato più importante dell’intera settimana.

Nel 2024 l’Italia aveva dominato gli Europei di Roma con 24 medaglie: 11 ori, 9 argenti e 4 bronzi, conquistando per la prima volta nella propria storia il primo posto nel medagliere. Era stata un’edizione talmente straordinaria da far nascere inevitabilmente una domanda: quanto aveva inciso correre in casa?

Birmingham offre una risposta piuttosto netta.

Lontano dall’Olimpico, nello stadio della Gran Bretagna e senza il vantaggio emotivo del pubblico di casa, l’Italia chiude con soltanto due medaglie e un oro in meno rispetto a Roma. E vince nuovamente il medagliere.

Non è più quindi soltanto l’exploit di una manifestazione organizzata in casa.

È diventata continuità.

I record dietro le medaglie

Birmingham lascia anche numeri che vanno oltre il medagliere.

Andy Diaz: 18,15 nel triplo, record italiano.

Eloisa Coiro: 1:57.56 negli 800, record italiano dopo 46 anni.

4×400 maschile: 2:58.10 in batteria, record italiano e record dei Campionati Europei. (FIDAL)

Poi ci sono il record europeo di Stano e quello mondiale indicato dalla FIDAL per Fiorini nelle nuove distanze della marcia. E ci sono risultati che non hanno prodotto medaglie ma raccontano profondità: Francesco Pernici quinto negli 800 a sei centesimi dal bronzo, Yeman Crippa quarto nei 10.000, le 4×100 femminile quarta e numerosi azzurri arrivati alle finali.

L’ultima immagine è forse quella giusta

Per sette giorni Birmingham ha raccontato storie diversissime: Fabbri che si conferma, Battocletti che fa ancora doppietta, Tamberi che non abdica, Derkach che torna dopo tre operazioni, Fiorini che a 21 anni diventa campionessa d’Europa, Diaz che supera i 18 metri, Iapichino che finalmente prende l’oro all’aperto.

Poi rimane l’ultima gara.

Gran Bretagna contro Italia nella 4×400. I padroni di casa possono ancora contendere agli azzurri il primato nel medagliere. L’ultima frazione si decide sulla linea.

Tre centesimi.

Abbastanza perché l’Italia vinca la staffetta, perché conquisti il decimo oro.

Abbastanza perché, per il secondo Europeo consecutivo, la squadra più vincente d’Europa sia quella azzurra.